Dalla CalabriaGiudiziaria

STIGE | Attesa per l’udienza di domani: ecco cosa succederà

Domani è un giorno importante per l’inchiesta Stige. Il gup Distrettuale di Catanzaro scioglierà la riserva sulle richieste di rinvio a giudizio.

Entra nel vivo il processo “Stige”, nato da un’inchiesta della Dda di Catanzaro contro il clan “Farao-Marincola” di Cirò Marina che ha travolto anche buona parte della provincia di Cosenza con arresti di politici e dirigenti comunali, accusati a vario titolo di aver favorito la potente cosca cirotana nell’aggiudicazione degli appalti pubblici relativi al settore boschivo.

Domani il giudice per l’udienza preliminare deciderà se rinviare a giudizio gli imputati che hanno scelto di farsi giudicare col rito ordinario oppure emettere una sentenza di non doversi procedere. Tra questi ci sono molti politici cosentini, quali l’ex sindaco di Mandatoriccio Angelo Donnici e l’ex assessore del comune jonico, Filippo Mazza.

Poi il gup fisserà un calendario delle udienze per coloro i quali hanno deciso di farsi processare col rito abbreviato e tra questi ci sono soggetti accusati di associazione mafiosa, nonché diversi collaboratori di giustizia.

Filippo Mazza ha reso dichiarazioni spontanee

Nell’ultima udienza, uno degli imputati, Filippo Mazza ha reso dichiarazioni spontanee. L’ex assessore, difeso dagli avvocati Antonio Ingrosso ed Elisabetta Lio, è accusato di turbativa d’asta aggravata dal metodo mafioso.

L’imputato ha escluso il suo coinvolgimento nella vicenda, riguardante il taglio di un bosco in località Montagnella del comune di Mandatoriccio e la conseguente vendita di materiale legnoso.

«Quando fu accettata l’offerta di 65mila euro da parte della società “Kalasarna” di Campana, ossia il 23 settembre del 2011 che venne indicata nel capitolo di bilancio per l’esercizio 2011, non ero presente e chi ha provveduto all’affidamento con cottimo fiduciario alla società sono stati i due tecnici del comune Menotti e De Rasis in accordo con gli agronomi Anselmi e Nigro, dopo due gare andate deserte. Non ero più assessore ai lavori pubblici sin dal maggio 2010 e quindi non avevo alcun potere decisorio».

Inoltre, Mazza ha aggiunto che «in data 26 settembre 2011 ho avuto un contatto telefonico con Giovanni Caruso segretario del sindaco dell’epoca e nel corso della conversazione non si è fatto alcun riferimento al taglio del bosco né alla società affidataria. Non c’è altro, quello di cui mi si accusa è solo una libera interpretazione di un colloquio telefonico da parte della Procura». Infine, ha concluso Mazza «il Comune di Mandatoriccio non ha mai avuto infiltrazioni mafiose». I suoi avvocati hanno chiesto una sentenza di proscioglimento. (a. a.)

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Redazione Cosenza Channel

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