lunedì,Agosto 15 2022

Procura Cosenza, dal Plenum emerge lo scontro Manzini-Cozzolino

La nomina di D'Alessio fa emergere lo scontro tra il procuratore Marisa Manzini e il pm Giuseppe Cozzolino. Aperto procedimento disciplinare.

Procura Cosenza, dal Plenum emerge lo scontro Manzini-Cozzolino

Nuova grana per la magistratura calabrese. Nella seduta odierna del Plenum del Consiglio Superiore della Magistratura, nel corso della discussione su chi nominare quale nuovo procuratore di Castrovillari (QUI LA NOMINA DI D’ALESSIO), i consiglieri del “Parlamento delle Toghe” di Palazzo dei Marescialli, hanno discusso ampiamente delle motivazioni che hanno portato la quinta commissione a scegliere l’attuale sostituto procuratore della Dda di Napoli rispetto all’attuale procuratore aggiunto di Cosenza, Marisa Manzini.

Nella seduta è emerso che Marisa Manzini è stata penalizzata, nel confronto col pm di Napoli, dall’esposto presentato al Csm, al ministero della Giustizia e alla procura generale presso la Corte di Cassazione, dall’attuale pubblico ministero della procura di Cosenza, Giuseppe Cozzolino. Secondo il magistrato campano, la Manzini si sarebbe auto-assegnata diversi procedimenti penali che riguardano reati contro la pubblica amministrazione.

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Marisa Manzini, procuratore aggiunto di Cosenza

Il caso scoppia quando il senatore della Repubblica italiana, Nicola Morra, esponente all’epoca del Movimento Cinque Stelle, porta in procura, e specificatamente alla dottoressa Manzini, un file audio con alcune dichiarazioni rese all’interno dell’appartamento dell’ex docente del “Telesio” di Cosenza, da parte dell’ex capo della segretaria di Mario Occhiuto. Parliamo di Giuseppe CIrò. Al centro del dibattito, registrato dal senatore senza che i presenti fossero a conoscenza di ciò, la vicenda del soppalco del Mc Donald’s (LEGGI QUI IL DECRETO DI ARCHIVIAZIONE).

L’intervento di Nino Di Matteo

Secondo quanto emerso nella motivazione della quinta commissione, e sulla base della ricostruzione fatta dal consigliere togato, Nino Di Matteo, che ha difeso la professionalità della Manzini, chiedendo anche un ritorno della pratica in commissione (bocciata con 6 voti favorevoli, 10 contrari e 5 astenuti), l’attuale procuratore aggiunto di Cosenza avrebbe preso alcuni procedimenti penali, in quanto sarebbero emersi dei rapporti tra chi indagava, ovvero Giuseppe Cozzolino, e diversi politici locali e soggetti facenti parte all’epoca dell’amministrazione Occhiuto. Indagini che riguardano anche l’ipotesi di peculato. La Manzini, nel corso dell’audizione davanti al Csm, ha dichiarato che i provvedimenti erano stati condivisi, seppur verbalmente (affermazione contestata dal consigliere Micciché, che ha ricordato come ogni ufficio debba rispettare le regole), con l’allora procuratore capo di Cosenza, Dario Granieri, del quale ha parlato il consigliere Marra, spiegando che in prima commissione aveva chiesto di ascoltare l’ex capo dell’ufficio, oggi in pensione.

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Nino Di Matteo, componente del Csm

Aperto procedimento disciplinare

L’intervento più esaustivo è stato del consigliere Di Matteo che, oltre a spiegare i motivi della sua astensione, e ancor prima la richiesta che la pratica tornasse in quinta commissione per un un approfondimento istruttorio, ha riferito che lo scontro Manzini-Cozzolino è arrivato in prima commissione, con l’apertura di un procedimento disciplinare, il cui esito ancora non è stato definito, in quanto l’istruttoria è in corso. «Dalla lettura della proposta, è stato attribuito nel giuzio di comparazione un peso decisivo per D’Alessio rispetto alla Manzini, per alcune vicende che si sono verificate nel periodo in cui la collega era procuratore aggiunto di Cosenza».

L’ex pm antimafia ha detto di trovare «fuori luogo che la Manzini, che ha ricevuto alcune denunce direttamente da Morra» sia stata criticata per il fatto di essere diventata successivamente «consulente della commissione antimafia», presieduta dal senatore ex grillino. Una premessa che ha portato Di Matteo ad entrare nel merito della questione: «A me sembra che nel raffronto tra due esperienze importanti, non possa essere trascurato il fatto che quest’ultima», riferendosi alla Manzini, «ha svolto per più anni quelle funzioni di magistrato inquirente per lunghi anni, proprio in Calabria. L’incarico di procuratore di Castrovillari è importante anche se non ha competenze di natura mafiosa».

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«L’esperienza della collega penso che in astratto possiamo considerarla notevole. Rimane questo nodo della vicenda che deriva dalle denunce di un altro magistrato, del dottor Cozzolino. Non ritengo che questa sia la sede da scendere nel merito. Nell’audizione in prima commissione non si può considerare decisivo il semplice rilievo che la Manzini si è auto-assegnata fascicoli alla procura di Cosenza, se questo comportamento non si inquadra in un contesto particolare e non del tutto definito. Parliamo infatti di procedimenti che asserivano contiguità di alcuni appartamenti all’ufficio di procura di Cosenza con ambienti politici e amministratori locali in sede di accertamento di indagine penale».

«Non è abitudine della Manzini auto-assegnarsi procedimenti penali, ma nel caso di specie lo ha fatto perché alcuni magistrati avrebbero avuto rapporti con gli indagati. Nel raffronto dei due eccellenti profili professionali, la motivazione è per gran parte fondata sulla questione inerente alla Manzini, perché se questa non ci fosse, la specifica professionalità della dottoressa avrebbe dovuto portare a risultati diversi».