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IL RICORDO | Lotta, rabbia e amore: due anni fa l’occupazione dell’ospedale di Cariati

Il 19 novembre del 2020 un gruppo di cittadini riunito sotto la sigla dei “Comitati uniti per il Vittorio Cosentino” avvia un presidio permanente in un’ala della struttura chiusa nel 2010 per chiederne la riapertura: oggi la lotta continua

IL RICORDO | Lotta, rabbia e amore: due anni fa l’occupazione dell’ospedale di Cariati

di Mimmo Formaro*

Due anni di lotta, di rabbia e di amore. Il 19 novembre  2020, mentre pandemia e dpcm imponevano all’Italia di “stare a casa” veniva occupato il Vittorio Cosentino a Cariati, in Calabria.

Succede che il gesto è eclatante, si sbriciola il muro del silenzio. Intanto i calabresi invocano Gino Strada come commissario alla Sanità e Gino Strada rilancia la sfida: «Cariati è il posto giusto da cui ripartire».

Per settimane e settimane davanti al Cosentino sgomitano letteralmente giornalisti, telecamere e le emittenti nazionali. Arrivano sindacati, politici e associazioni. La solidarietà della comunità è travolgente.

La stanza occupata diventa una piazza e dall’estero arriva la solidarietà degli emigranti. Messaggi dagli ospedali italiani, dalle città italiane, da ogni angolo della Calabria, dalla Germania, Francia, Turchia, dal Cile, da tutto il mondo: «Riaprite l’ospedale di Cariati».

L’occupazione finisce in Parlamento. «Cariati deve riaprire». I comitati ottengono incontri a Roma, Cosenza e a Catanzaro.

L’occupazione diventa oggetto di studi, i comitati ottengono i primi risultati. Nel frattempo viene bloccata la stazione ferroviaria con un flashmob, stessa cosa sulla strada statale 106, i pescatori scioperano. L’attenzione è sempre alta.

C’è un cambio di tendenza dopo quasi dodici anni dal “massacro” dei tagli lineari con cui si smantellò la sanità pubblica e si chiuse il nosocomio di Cariati .

L’occupazione dura fino a luglio 2021. Cambiano i governi, tutto diventa di nuovo difficile. Servono i posti letto per acuti e la rete dell’emergenza/urgenza. Serve tutto! È difficile. Gino Strada non c’è più. C’è molta tristezza, diffidenza e stanchezza, c’è chi riparte ancora per il nord, è estremamente complicato dopo tanti mesi in cui si è parlato di questo piccolo paesino del sud rimettere in moto tutto. Gino, nel suo ultimo libro, parlando di Cariati scrisse: «A volte è più facile aprire un ospedale a Kabul». È stata una delle sue ultime battaglie.

Succede, poi, che cambia anche il commissario alla Sanità in Calabria, dal silenzioso Longo si passa a Roberto Occhiuto, molto più in gamba con la comunicazione e che per di più è anche eletto presidente di Regione. Questa condizione non si verificava da Scopelliti che di ospedali in Calabria ne chiuse 18 in una notte quando vinse, anche ai tempi, il centro-destra. Anno 2010. 

In campagna elettorale Occhiuto si lancia subito in dichiarazioni precise: «Chiudere a Cariati è stato un errore, verificherò le condizioni per l’apertura». E vince. A Cariati addirittura stravince.

Al piazzale dell’ex ospedale i comitati continuano a riunirsi. L’esigenza primaria è portare sul tavolo del nuovo commissario subito la vertenza: Cariati deve rientrare nella rete ospedaliera. Servono i posti letto per acuti e la rete dell’emergenza/urgenza. Ed è lì che spunta Roger Waters: la voce carica di passione e che graffia ogni anima diventa stordimento. «È davvero lui?».

Ritornano le televisioni, ritorna l’attenzione politica a livello nazionale e la notizia supera ogni confine. Il mondo intero ora conosce la vicenda. Il nuovo commissario Occhiuto ci riceve a Catanzaro. Prende impegni precisi: Cariati ospedale di zona disagiata e ospedale di comunità.

Si ritorna a Cariati soddisfatti ma non si festeggia. No. Si attende continuando a lottare. Arrivano altri timidi risultati, in un contesto regionale e nazionale per cui, a pandemia quasi superata, ci riscopriamo una nazione in cui non ci sono medici, non ci sono servizi sanitari e i privati stanno finendo di spolpare il Sistema Sanitario Nazionale. Per fare un esempio, mentre a Cariati chiediamo la riapertura del pronto soccorso al nord  Italia stanno già “sperimentando”, quindi attuando, l’esternalizzazione ai privati anche dei ps.

L’apertura del Vittorio Cosentino come ogni cosa che riguarda la sanità calabrese si decide soprattutto a Roma, al famigerato “Tavolo Adduce“.Dai debiti fino alla rete ospedaliera passando per il “bottino” da regalare ai privati è tutto in un pacchetto che passa all’analisi di funzionari che dove sia Cariati, per esempio, nemmeno lo sanno. Che strade facciamo per correre in ospedale loro, per esempio, mica lo sanno.

Perché non sanno dove sia Campana, Crucoli o Bocchigliero, Mandatoriccio o Scala Coeli. E non sanno, forse, che Cariati è stato chiuso per motivi politici nonostante i conti in ordine mentre sempre per motivi politici altri nosocomi, seppur uno di fianco all’altro, sono rimasti aperti seppur con i conti per nulla in ordine… Forse questo, però, lo sanno.

Nei giorni passati è stato Occhiuto, commissario e presidente di Regione e “amico” del governo nazionale, a dire che si discute a Roma senza conoscere la Calabria. Sulla questione di Cariati, però, da mesi asserisce addirittura che è già un ospedale aperto per una zona disagiata e per la comunità. 

Se è vero che sul Vittorio Cosentino il presidente Occhiuto ha messo in gioco moltissima della sua credibilità, per i cittadini di tutto il territorio è in gioco qualcosa di ancora più importante: la vita, il presente e il futuro.

Andiamo avanti fino alla vittoria.

* Portavoce dei Comitati uniti per il Vittorio Cosentino

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