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Cosenza, l’Amaco è «insolvente»: ecco perché è sull’orlo del crac

Non riesce neanche a rateizzare i debiti ed è priva di un piano di risanamento, la Procura ne ha chiesto la liquidazione giudiziale

Cosenza, l’Amaco è «insolvente»: ecco perché è sull’orlo del crac

L’Amaco non è più un’azienda in crisi, ma un’azienda «insolvente». Sommersa dai debiti, del tutto priva di liquidità e senza un piano di risanamento. In poche parole: è un’azienda senza futuro. Di questo almeno è convinta la Procura di Cosenza che, nei giorni scorsi, ha chiesto e ottenuto l’apertura del procedimento di liquidazione giudiziale della locale azienda municipalizzata dei trasporti. È una procedura alternativa al fallimento, e qualora il ricorso della Procura dovesse andare a buon fine, il patrimonio residuo dell’Amaco sarà smembrato e ripartito fra i suoi creditori. L’udienza davanti al giudice Francesca Familiari, della prima sezione civile, è in programma il prossimo 5 gennaio.

Capitale sociale sotto zero

La richiesta di liquidazione giudiziale era stata inoltrata al Tribunale fallimentare lo scorso 22 novembre e reiterata sei giorni più tardi dal procuratore Mario Spagnuolo sulla scorta di un’emergenza.  Già l’ultima perdita d’esercizio dell’Amaco ammontava a due milioni e duecentomila euro, circostanza che aveva comportato l’erosione del suo patrimonio netto per quasi un milione di euro, ma proprio in extremis la guardia di finanza ha accertato un ulteriore buco di cinquecentomila euro. Morale della favola: capitale sociale sotto zero, con segno negativo di un milione e mezzo. Troppo per chiunque.

Tanti debiti, pochi crediti

Il quadro economico descritto dagli investigatori è nel complesso desolante. In otto anni, dal 2014 al 2021, i debiti sono lievitati da sette a quasi tredici milioni di euro, e ciò è a loro avviso «indice delle difficoltà finanziarie e dell’incapacità a farvi fronte a causa della mancanza di liquidità». Rispetto a ciò, la massa di crediti riportata in Bilancio risulta troppo ottimistica. Buona parte della somma, circa tre milioni di euro, si contava di riscuoterli dal Municipio cosentino, il suo socio unico, che però è in dissesto. In virtù di ciò, il 30 aprile del 2020 l’ormai ex amministratore unico Paolo Posteraro aveva chiesto alla Commissione straordinaria del Comune di essere ammesso alla massa passiva, ma a conti fatti ciò è avvenuto per sole novecentomila euro (peraltro incassate di recente). Quei crediti, infatti, non erano realmente esigibili anche in ragione della dichiarazione di dissesto dell’Ente. E questo, fa notare l’ufficio di Procura, l’Amaco avrebbe dovuto tenerlo in considerazione già tre anni prima.

procura cosenza mario spagnuolo
Il procuratore di Cosenza, Mario Spagnuolo

E il Piano di risanamento non c’è

Tanti soldi in uscita, zero in entrata. La fotografia attuale è più che impietosa. Per arrestare l’emorragia, correggere gli effetti della crisi ed eliminarne le cause, sarebbe servito un piano di risanamento. Il piano però non c’è. L’ultimo approvato da Palazzo dei Bruzi risale al 2018.

Al momento c’è solo un Piano industriale 2023/2025 nel quale si annuncia che il programma di risanamento «verrà redatto non appena il Socio – cioè il Municipio ufficializzerà la propria posizione circa le modalità di ricapitalizzazione dell’azienda». Sarebbero serviti due milioni di euro, soldi freschi per ricostituire il capitale sociale, ripianare le perdite dell’ultimo biennio e «assicurare la capacità finanziaria per svolgere il servizio di trasporto pubblico». Purtroppo, però, dal verbale dell’ultima assemblea dei soci, svoltasi lo scorso 26 ottobre, emerge come il Comune non abbia ancora deliberato alcuna ricapitalizzazione.

Da qui, insomma, secondo l’ufficio guidato da Mario Spagnuolo emerge con chiarezza lo stato «di impotenza economico-patrimoniale» dell’Amaco, ormai impossibilitata a operare sul mercato, a fronteggiare gli impegni assunti e, soprattutto, a onorare i propri debiti. Persino quelli con il Fisco che, rileva la Procura, cresciuti «in modo esponenziale», non possono essere estinti neanche con un piano di rateizzazione. Allo stato attuale, l’Amaco non riesce a garantire neanche quello.

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