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Tentato omicidio di Diamante, la Cassazione: «Senza logica l’ordinanza su Novello»

Tentato omicidio di Diamante, la Cassazione: «Senza logica l’ordinanza su Novello»

La Suprema Corte annulla con rinvio l’ordinanza del Tdl di Catanzaro che aveva confermato gli arresti domiciliari al presunto esecutore materiale del delitto avvenuto a fine ottobre del 2015 in un bar di Diamante. Per gli ermellini le motivazioni del Riesame non hanno tenuto conto delle testimonianze che non confermavano quanto sostenuto da altri testi, richiamati nella richiesta di misura cautelare avanzata dalla procura di Paola. 

La sentenza è della prima sezione penale della Suprema Corte di Cassazione, che ieri ha depositato le motivazioni con le quali ha annullato con rinvio l’ordinanza del tribunale del Riesame di Catanzaro che ha esaminato mesi fa la posizione cautelare di Alberto Novello, accusato del tentato omicidio di Diamante – avvenuto a fine ottobre del 2015 – in qualità di esecutore mentre l’istigatore, concorrente morale del delitto, sarebbe Mattia De Rose per il quale un’altra sezione della Cassazione ha confermato l’ordinanza del Tdl. Ma è ovvio che alla luce della decisione assunta dal presidente Mariastefania Di Tomassi e del relatore Antonio Cairo il quadro cautelare potrebbe avere un peso diverso nel corso del processo.

LE INDAGINI. La storia giudiziaria di questa inchiesta condotta dalla procura di Paola è tormentata sin dalla sua nascita. I primi colpi di scena arrivano quando i gip di Paola e Cosenza, rispettivamente chiamati ad esprimersi sul decreto di fermo emesso dalla procura tirrenica, scarcerano i due indagati per mancanza di gravi indizi di colpevolezza. Per i carabinieri della Compagnia di Scalea il tentato omicidio sarebbe maturato al termine di una parola di troppo e uno scambio di sguardi tra i due giovani inquisiti e attualmente ai domiciliari e la vittima originaria di San Lucido. Dopo aver discusso animatamente i due giovani si sarebbero separati e mentre la vittima stava facendo la fila per recarsi in bagno alcuni malviventi lo avrebbero raggiunto e avrebbero ripreso la precedente discussione. Dopo poche parole uno dei indagati, per l’accusa Novello, avrebbe estratto una pistola dalla tasca e avrebbe esploso un colpo a bruciapelo sulla vittima che si è accasciato al suolo. L’esplosione del colpo sarebbe stata camuffata dalla musica ad alto volume del locale che avrebbe favorito la fuga dei malviventi a bordo di un’autovettura a loro in uso. V’è da dire, tuttavia, che anche nel momento in cui fu eseguito l’incidente probatorio la posizione dei due indagati non cambiò salvo poi essere cristallizzata – a dire di chi indaga – seguendo le dichiarazioni di alcuni testimoni. Ed è proprio qui che la Cassazione fa sentire il suo peso, decidendo di annullare con rinvio l’ordinanza del Tdl per un nuovo esame. 

LE MOTIVAZIONI. Alberto Novello ha presentato ricorso in Cassazione con l’avvocato Nicola Rendace ma nel procedimento è difeso dall’avvocato Domenico Caputo. Gli ermellini, giudicando fondato il reclamo dell’indagato, hanno scritto che «la ricostruzione di una vicenda storica attraverso la ponderazione e valutazione dei diversi elementi indiziari passa attraverso una verifica dei singoli dati di conoscenza, ponderati, prima nella rispettiva individualità e dunque esaminati in una logica unitaria, alla luce di tutte le acquisizioni processuali». Nel caso in questione non si può «prescindere dal principio di completezza» che per la Suprema Corte non è stato correttamente applicato. «Il ruolo concorsuale di Novello è infatti ritenuto alla luce dell’antefatto indicato che documenterebbe la lite tra il De Rose, suo amico» e la vittima. Gli ermellini riflettono sul fatto che nello specifico viene «valorizzata la descrizione» di un testimone «sul numero di persone presenti nell’antibagno e sul momento centrale della vicenda ove era avvenuto lo sparo. Emergerebbe, tuttavia e in senso contrario, la dichiarazione» di un’altra testimone «che avrebbe parlato di quattro persone ivi egualmente presenti, dichiarante con cui la motivazione del tribunale si sarebbe dovuta confrontare, anche al solo fine di dire perché non fosse attendibile o non potesse destrutturare l’incedere logico seguito nell’inferire che dalla presenza dei tre ragazzi nell’antibagno era derivata l’azione di fuoco tra Novello» verso la vittima. E ancora «il ruolo del Novello, si è anticipato, era stato ritenuto proprio in ragione di quanto» un altro testimone «aveva affermato d’aver ascoltato. Tuttavia, anche sul punto in motivazione non sembra rinvenirsi una conferma del dato, attraverso la fonte primaria». Anzi, «parrebbe che ella avesse modificato versione in più circostanze rischiando, così, d’assottigliare il suo spessore d’attendiblità». Una motivazione, dunque, per la Cassazione non esaustiva neanche su altri profili riportati dal difensore di Novello. Così il Tdl di Catanzaro dovrà necessariamente rivedere il suo orientamento motivando nel modo più corretto. (Antonio Alizzi)

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