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Appalti truccati tra Reggio Calabria e Cosenza, gli accordi tra i clan e gli imprenditori

Appalti truccati tra Reggio Calabria e Cosenza, gli accordi tra i clan e gli imprenditori

La Guardia di Finanza ha ricostruito tutti i rapporti tra i vari gruppi imprenditoriali operanti nel Reggino e nel Cosentino che secondo la Dda di Reggio Calabria e quella di Catanzaro avrebbero stretto accordi illeciti con le cosche Piromalli, Muto e Lanzino al fine di truccare tantissime gare di appalto relative alle grandi opere pubbliche realizzate dal 2012 al 2015 in Calabria. Ecco tutte le contestazioni.

Sotto il coordinamento delle Direzioni Distrettuali Antimafia di Reggio Calabria e di Catanzaro, nella mattinata odierna personale del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria e di Cosenza, con l’ausilio del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata e dei Nuclei di Polizia Tributaria di Roma, Viterbo, Latina, Rieti Mantova, Milano, Agrigento, Messina, Palermo, Ragusa, Catanzaro, Cosenza, Crotone, Vibo Valentia, Caserta, Napoli, Salerno, Pisa ha eseguito su tutto il territorio nazionale il fermo di indiziato di delitto, emesso dalle menzionate D.D.A. nei confronti di 35 soggetti responsabili dei reati associazione per delinquere di tipo mafioso, associazione per delinquere aggravata dall’art. 7 L.203/1991, turbata libertà degli incanti, frode nelle pubbliche forniture, corruzione e falso ideologico in atti pubblici, rapina ed estorsione, aggravate dal metodo mafioso (art. 7 l. 203/1191). nonché il sequestro preventivo di 54 imprese.

I provvedimenti rappresentano l’epilogo di un’articolata attività investigativa condotta dal Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata (G.I.C.O.) del Nucleo di Polizia Tributaria di Reggio Calabria e dal Nucleo PT di Cosenza, nell’ambito di due distinti procedimenti penali incardinati rispettivamente presso le Direzioni Distrettuali Antimafia di Reggio Calabria (operazione “CUMBERTAZIONE”, e di Catanzaro (operazione “5 LUSTRI”), volta ad approfondire i profili imprenditoriali della criminalità organizzata operante nella piana di Gioia Tauro e nel cosentino, legati al settore degli appalti pubblici, le quali trovano punto di convergenza nella figura di alcuni imprenditori legati alla ‘ndrangheta.

Le indagini – secondo gli investigatori – hanno accertato il diretto coinvolgimento del gruppo imprenditoriale Bagalà, che ha costituito e consolidato nel settore degli appalti pubblici in Calabria una posizione di assoluto predominio, sfruttando l’appartenenza alla nota cosca Piromalli, tra le più potenti della ‘ndrangheta, riuscendo sistematicamente a turbare almeno 27 gare indette da plurime stazioni appaltanti (tra cui, i Comuni di Gioia Tauro (RC), Rosarno (RC), Cosoleto (RC), la Provincia di Reggio Calabria (Stazione Unica Appaltante – S.U.A.P.), l’A.N.A.S., ecc…) nel periodo 2012/2015 per un valore complessivo superiore a 90milioni di euro.

Per l’Antimafia l’illecito modus operandi – posto in essere grazie anche ai rapporti corruttivi con funzionari appartenenti alle medesime stazioni appaltanti nonché all’operato di diversi professionisti collusi – ha consentito di sviare il regolare svolgimento delle gare pubbliche mediante la costituzione di un cartello composto da oltre 60 società che, attraverso la presentazione di offerte precedentemente concordate, è stato in grado di determinare l’aggiudicazione degli appalti a una delle imprese della cordata. 

Proprio sotto tale profilo, nel corso delle indagini è stata individuata una cerchia di soggetti risultati pienamente inseriti in quella organizzazione che gli indagati, negli stessi dialoghi intercettati, hanno definito la “Cumbertazione” (termine dialettale reggino utilizzato per indicare un’associazione “chiusa”).

Accanto al nucleo essenziale della famiglia Bagalà – in particolare dei fratelli Giuseppe (cl. 57) e Luigi (cl. 46), nonché dei rispettivi figli Francesco (cl. 90) e Francesco (cl. 77) – sono stati individuati altri soggetti, con ruoli chiave nel sistema di controllo degli appalti di lavori gestito dai Bagalà.

«Si pensi anzitutto all’Ing. Pasquale Nicoletta detto Rocco ed alla sorella di questi, Angela Nicoletta, anch’essa parte del sodalizio criminale e testa di ponte della cosca Piromalli all’interno dell’amministrazione comunale di Gioia Tauro», si legge nella nota della Finanza. «Senz’altro un ruolo di spicco è stato ricoperto da Giorgio Morabito, soggetto originario di San Giorgio Morgeto che, già attivo nel settore degli appalti di lavori, si è affiliato alla cosca Piromalli avendo intuito che per fare il salto di qualità nel settore degli appalti doveva sposarne la causa. Accanto a tali soggetti, si sono collocate una serie di ditte compiacenti aventi sede in Calabria, nel Lazio, in Sicilia, in Campania, in Toscana a cui venivano fatte presentare le offerte secondo importi che avrebbero automaticamente garantito ad una di esse l’aggiudicazione» affermano i finanzieri.

In taluni casi, le imprese menzionate, scelte in ragione dei propri requisiti tecnici ed economici (come nel caso dei gruppi Cittadini e Barbieri), si sarebbero prestate a partecipare fittiziamente alle gare, singolarmente o in ATI o RTI, per conto dell’organizzazione «(ricevendo in cambio una percentuale che variava dal 2,5% al 5% sull’importo posto a base d’asta, al netto del ribasso)», in altri casi, le stesse avrebbero presentato offerte fittizie, ricevendo in cambio, ad esempio, la garanzia che l’organizzazione, a sua volta, avrebbe presentato offerte fittizie per appalti di loro interesse così aiutandole ad aggiudicarsi le relative gare.

In questo sistema, sostenuto da un collante composito fatto di corruzione, imposizione ‘ndranghetistica e collusione, lo scopo perseguito dai Bagalà è stato quello di garantirsi il controllo del sistema delle gare pubbliche indette dalle stazioni appaltanti calabresi, procurandosi l’aggiudicazione illecita delle commesse da parte di imprese colluse, per poi effettuare direttamente i lavori garantendosi la presenza sul territorio attraverso il sistema delle procure speciali rilasciate a Giorgio Morabito e ad altri. Anche laddove il richiamato cartello non fosse riuscito vincitore, infatti, venivano messe in atto manovre – sotto forma del subappalto o della procedura di nolo – al fine di controllare in maniera diretta la gara.

Nicola Gratteri, procuratore capo di Catanzaro
Nicola Gratteri, procuratore capo di Catanzaro

Tra le principali gare turbate, si evidenziano le seguenti:

  • “Sviluppo water front della Città di Gioia Tauro, realizzazione piazza, sistemazione lungomare, costruzione parco urbano” – importo pubblico dell’operazione pari a euro 2.300.000,00;
  • “Sviluppo water front della Città di Gioia Tauro, costruzione parcheggio interrato con piazza” – importo pubblico dell’operazione pari a euro 3.000.000,00;
  • “Sviluppo water front della Città di Gioia Tauro, sistemazione palazzetto dello sport con annessi parcheggi e viabilità” – importo pubblico dell’operazione pari a euro 400.000,00;
  • “Riqualificazione ambientale Torrente Budello” della Città di Gioia Tauro – importo pubblico dell’operazione pari a euro 1.000.000,00;
  • “Realizzazione centro polifunzionale a servizio della città-porto sul water front” della Città di Gioia Tauro – importo pubblico dell’operazione pari a euro 5.100.000,00;
  • “Riqualificazione e ripristino percorsi pedonali stazione centro storico” della Città di Rosarno – importo pubblico dell’operazione pari a euro 300.000,00
  • “Centro polisportivo a servizio della città – porto” della Città di Rosarno – importo pubblico dell’operazione pari a euro 7.000.000,00.

Sarebbero emerse, infine, irregolarità anche nell’esecuzione dei lavori dello svincolo di Rosarno dell’autostrada A3 Salerno – Reggio Calabria in relazione alla procedura del cosiddetto. “accordo bonario” prevista dal Codice degli Appalti, in quanto sono state riconosciute all’impresa appaltante sostanziali agevolazioni in virtù di rapporti collusivi e/o corruttivi con funzionari pubblici.

Inoltre, nel mirino dell’Antimafia è finita anche una fitta rete di rapporti di carattere finanziario/economico, che legava il gruppo “Barbieri” con gli esponenti di spicco di alcuni clan, quello dei “Muto” (operante sulla costa dell’alto Tirreno), quello bruzio “Lanzino-Ruà-Patitucci” e quello reggino dei “Piromalli”.

Nello specifico, seguendo gli spostamenti di un dipendente fidato dell’imprenditore intraneo alla cosca, i finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Cosenza hanno ricostruito le dinamiche, le relazioni e gli accordi con gli altri gruppi criminali operanti sul territorio calabrese. Grazie a questi solidi intrecci, 10 aziende riconducibili allo stesso imprenditore sono riuscite ad aggiudicarsi i più importanti appalti (costruzione e gestione) nella provincia di Cosenza nel triennio 2013/2015.  Il valore complessivo degli appalti ammonta ad oltre 100milioni di euro derivanti dalla costruzione, riqualificazione e gestione venticinquennale (da qui il nome dell’operazione) degli impianti e dei servizi annessi. 

I cantieri interessati sono:

  1. riqualificazione e rifunzionalizzazione ricreativo-culturale di piazza “Carlo Bilotti” e realizzazione di un parcheggio interrato, nonché relativa gestione per 28 anni del parcheggio multipiano, della struttura polifunzionale (ivi compreso il museo) e del MAB.
  2. comprensorio sport-natura di Lorica (CS) e relativa gestione per 25 anni;
  3. riqualificazione delle aree prospicienti l’aviosuperficie di Scalea (CS) ai fini della realizzazione di servizi turistici e della riduzione dell’impatto ambientale, nonché relativa gestione per 25 anni.

Per questi motivi la Dda di Catanzaro «appurata la connotazione “mafiosa” dell’imprenditore e delle imprese a lui facenti capo» ha disposto mirati provvedimenti cautelari reali puntando al sequestro dei cantieri sopracitati, delle 10 società coinvolte, dei relativi conti correnti, dei numerosissimi beni ad esse intestate: 38 immobili (ville, box, locali commerciali), una struttura alberghiera, munita di 144 camere e con annessa spiaggia, piscina, ristorante e impianti sportivi, un locale notturno (discoteca), una sala slot e videolottery, 5 automezzi. Il tutto per un valore di oltre 10 milioni. Alla luce del suddetto quadro probatorio e considerato anche che uno degli indagati era in procinto di recarsi all’estero, «si è resa necessaria l’emissione del provvedimento di fermo».

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