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Motel Sybaris, anche la Cassazione dà ragione all’imprenditore Augusto Costa

Motel Sybaris, anche la Cassazione dà ragione all’imprenditore Augusto Costa

Il Motel Sybaris deve ritornare ad Augusto Costa. La sentenza della Corte di Cassazione, che si è pronunciata il 22 gennaio scorso sul ricorso presentato dalla Dda di Catanzaro, parla chiaro. Il reclamo è inammissibile e le motivazioni sono molto dure.

I richiami giurisprudenziali contenuti nella sentenza della quinta sezione penale danno ancora più forza alla linea difensiva avanzata dagli avvocati Enzo Belvedere e Antonio Sposato che nel giudizio di secondo grado, capitolo delle misure di prevenzione, erano riusciti a ribaltare la sentenza emessa dal tribunale di Cosenza.

Sia il procuratore generale presso la Corte d’Appello di Catanzaro e l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla ’ndrangheta ritenevano che il provvedimento emesso dalla Corte d’Appello di Catanzaro fosse ingiusto rispetto alle motivazioni fornite che avevano portato alla riforma della sentenza di primo grado, che ordinò la confisca del Motel Sybaris perché costruito con i soldi della ’ndrangheta. Questo perché in un altro procedimento penale, il padre di Augusto Costa, Francesco era stato condannato con l’aggravante del metodo mafioso.

Come hanno spiegato gli avvocati difensori di Augusto Costa, la struttura Motel Sybaris, oggi di nuovo tornata vacante dopo un periodo in cui all’interno vi erano i migranti sbarcati al porto di Corigliano, era stata costruita con gli sforzi economici fatti dall’imprenditore di Cassano all’Jonio, senza alcuna intromissione economica di entrate illecite generate dalle attività delittuose del padre.

Tesi difensive arricchite da un importante produzione documentale, portata a conoscenza dei giudici di secondo grado grazie a un lavoro di analisi e ricostruzione delle carte che ha permesso di dimostrare la buona fede di Augusto Costa. Motivazioni che Cosenza Channel aveva riportato in esclusiva nel giorno della sentenza della Corte d’Appello di Catanzaro. Era il 15 marzo del 2017.

La Cassazione, oltre ad evidenziare gli elementi nuovi della difesa – l’aerofotogrammetria e la documentazione comprovante i pagamenti posticipati ai fornitori – ha scritto che «nel procedimento di prevenzione, il ricorso per Cassazione, secondo il disposto dell’art. 4, penultimo comma, della legge 27 dicembre 1956, n. 1423 (ma la giurisprudenza è pacifica in tal senso anche per le procedure che rientrino nell’ambito applicativo del d.lgs. 6 settembre 2011 n. 159), è ammesso soltanto per violazione di legge». E ancora: «E’ quasi superfluo rimarcare, poi, che anche per le misure di prevenzione operano le regole generali in punto di ammissibilità del ricorso per cassazione, sicché non è possibile, per chi impugni dinanzi a questa Corte un decreto come quello sub iudice, contestare il merito delle valutazioni operate, chiedendo, così, una delibazione in fatto estranea ai limiti del presente giudizio».

LA LINEA DIFENSIVA VINCENTE. «La prova nuova deve essere oggetto di un “ponderato scrutinio” che tenga conto anche delle prove a suo tempo acquisite, al fine di verificare se si tratti di un quid novi che determini una decisiva incrinatura del corredo fattuale – la “dinnostratività” di cui si dice nel ricorso – sulla cui base era intervenuta la decisione (Sez. 2, n. 41507 del 24/09/2013, Auddino e altro, Rv. 257334)», affermano gli ermellini.

E gli elementi nuovi, decisivi per la revoca della confisca, sono trattati in maniera più approfondita quando la quinta sezione penale evidenzia che «la Corte di appello non ha travalicato i limiti propri della revoca ex tunc nel momento in cui ha fatto riferimento a tale documentazione, quand’anche essa fosse già stata versata in atti nel procedimento di prevenzione, giacché la valutazione di “dimostratività” della prova nuova – che, nella specie, è certamente il rilievo aerofotogrannmetrico – non può essere avulsa da quanto, sul medesimo tema, si è già accertato, ma, come sopra ricordato, deve essere necessariamente svolta anche in relazione agli elementi già acquisiti».

Dopo aver giudicato infondati i ricorsi dell’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati, e trovando disuguaglianze nei reclami del procuratore generale e del sostituto procuratore generale presso la Corte di Cassazione, ha dichiarato inammissibile il ricorso.

REVOCA DEFINITIVA. Augusto Costa, nonostante la sentenza favorevole della Cassazione, dovrà attendere ancora un po’ per ritornare in possesso della sua struttura. Dopo aver avuto ragione sul giudizio intrapreso nelle misure di prevenzione, la Corte d’Appello dovrà revocare anche il provvedimento del giudizio di merito, derivato dalla condanna di Francesco Costa. Una volta preso atto della decisione degli ermellini, il Motel Sybaris potrà riaprire. (Antonio Alizzi)

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