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Motel “Sybaris”, i giudici riconoscono che si è trattato di un errore giudiziario

Motel “Sybaris”, i giudici riconoscono che si è trattato di un errore giudiziario

Il motel “Sybaris” fu un’opera costruita con le disponibilità economiche dell’imprenditore Augusto Costa, che non aveva nulla a che vedere con le condotte illecite del padre Francesco. In sintesi, la Corte di Appello di Catanzaro ribalta completamente la decisione assunta dal tribunale di Cosenza, sezione misure di prevenzione, restituendo l’immobile al legittimo proprietario. 

Il percorso giudiziario è stato lungo e travagliato nonostante si fossero espressi più giudici nel merito, ma il lavoro difensivo portato avanti in attesa del giudizio di secondo grado dagli avvocati Enzo Belvedere e Antonio Sposato ha dimostrato come in realtà la struttura alberghiera era stata realizzata da Augusto Costa, in virtù della sua attività imprenditoriale, dei finanziamenti regionali concessi dalla Regione Calabria e da un contratto di mutuo stipulato con un istituto di credito nazionale. Nulla di anomalo, nulla di illecito.

Ebbene, nei vari giudizi del rito ordinario – arrivato fino in Cassazione – e nei decreti relativi alle misure di prevenzione, nessun giudice aveva convenuto con le linee difensive, ritenendo che non fossero sufficienti le prove, o nuove prove, portate da Augusto Costa al fine di revocare i provvedimenti di sequestro e poi di confisca.

LA PREMESSA. Il decreto di revoca, firmato dal presidente Marco Petrini e dal consigliere relatore Domenico Commodaro, parte dal fatto che i provvedimenti di confisca possono essere rimossi allorché siano affetti «da invalidità genetica e debba, conseguentemente, essere caducato per rendere effettivo il diritto, costituzionalmente garantito, alla riparazione dell’errore giudiziario, non ostando al relativo riconoscimento la irreversibilità della determinatasi ablazione, che non esclude la possibilità della restituzione del bene confiscato all’avente diritto, o comunque di riparazioni della perdita patrimoniale ingiustificatamente subita». Alla revoca quindi ci si arriva sulla base di nuove prove o grazie agli elementi di prova «letti in maniera incongrua, o comunque non considerati» che «hanno prodotto un giudizio viziato dalla omessa completa valutazione di quanto pure agli atti esistente».

FOTOGRAFIE E PERIZIA. La Corte di Appello scrive: «Il tribunale di Cosenza ha omesso di considerare l’incidenza del novum costituito dalla produzione fotografica e dalla perizia giurata allegate all’istanza di revoca, limitandosi a censurarne la insufficienza dimostrativa a fronte del percorso logico seguito dal giudice di primo grado e poi dalla Corte di Appello nell’applicare la misura della confisca nei confronti di Augusto Costa». Uno degli elementi non presi in considerazione, che insieme agli altri costituiscono un grave errore giudiziario, sono quelli relativi all’ultimazione dei lavori del Motel Sybaris. In questo caso le produzioni documentali sarebbero state valutate in modo contraddittorio, reputando che tale momento non fosse decisivo nella complessiva ricostruzione della vicenda.

I giudici, però, hanno evidenziato che i «reperti fotografici attestano incontrovertibilmente la mancata ultimazione della realizzazione della struttura alberghiera ancora alla data del 7 agosto del 2001». Tutto ciò nonostante dalle prove in oggetto di valutazione fosse agevolmente visibile che il 28 maggio del 2001 vi erano fondamenta, carpenteria e montatura dei solai in fase di realizzazione. E v’è di più: da una ripresa aerofotogrammetria da volo il 7 agosto del 2001 era chiaro che dovessero essere ancora realizzate, le scale e le rampe di accesso ai piani rialzati e ai corpi di fabbrica, la piscina e le opere concernenti gli impianti idrico-fognari e infine la viabilità interna di collegamento.

Questa ripresa dall’alto, inoltre, fu rilasciata dalla stessa Regione Calabria-Dipartimento Ambiente e Territorio – che «l’aveva effettuata appena due giorni prima dell’emissione del decreto dirigenziale delle medesima regionale, la quale dietro richiesta della “Ditta Costa Augusto” del 29 giugno del 2001, ha posticipato al 31 ottobre del 2001 il termine finale di conclusione dei lavori del Motel Sybaris, motivando la proroga con la mancata ultimazione degli stessi». Dunque, i lavori erano in corso e, tra le altre cose, Augusto Costa non aveva tutti i soldi per finire l’opera. Così si rivolse a un istituto di credito nazionale per stipulare il mutuo, poi concesso, per la realizzazione della costruzione del Motel Sybaris. Somme di denaro dategli in prestito, fonti economiche personali e finanziamenti regionali, elementi che provano l’assoluta provenienza lecita dei proventi per finire la struttura alberghiera. Per non parlare dei pagamenti dei fornitori, delle cambiali firmate che hanno tracciato tutti movimenti finanziari in uscita, in relazione ai costi di realizzazione dell’opera.

NESSUN INTERVENTO DEL PADRE. Augusto Costa nasce come ristoratore e nei primi anni del 2000 decise di investire nella sua attività imprenditoriale, realizzando una struttura più bella, confortevole e di lusso. Acquistò il terreno su cui sorse l’opera nel 1993 e fu lui il titolare della concessione edilizia a costruire e il destinatario del finanziamento regionale. Nulla a che vedere con il padre. «Da nessun elemento processuale – concludono i giudici – è emersa una qualsiasi forma di intervento o cointeressenza dell’originario proposto Costa Francesco». Augusto Costa, dunque, potrà rimuovere la data del 24 dicembre 2015, giorno in cui il tribunale di Cosenza, sezione misure di prevenzione, ordinò la confisca dell’immobile, e segnare il 15 marzo del 2017 come giorno della rinascita. (Antonio Alizzi)

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