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Aprigliano, abuso d’ufficio: annullate le condanne per Mele, Le Pera e Perri

Aprigliano, abuso d’ufficio: annullate le condanne per Mele, Le Pera e Perri

La Suprema Corte di Cassazione, qualche ora fa, all’esito dell’udienza pubblica tenutasi stamane, ha annullato la sentenza di condanna che era stata emessa nel marzo di questo anno dalla Corte di Appello di Catanzaro nei confronti degli ex amministratori pubblici del Comune di Aprigliano, il sindaco Gabriele Perri e gli assessori Giulio Le Pera e Mauro Mele.

Azzerate, dunque, le condanne per ben dieci imputazioni di abuso d’ufficio irrogate dal Tribunale di Cosenza e successivamente confermate dalla Corte di Appello di Catanzaro, nonostante gli imputati avessero in entrambe le sedi protestato la loro innocenza e cercato di dimostrare la loro estraneità mediante testimoni e consulenti tecnici.

Nonostante la doppia sentenza conforme di condanna, però, la Suprema Corte ha deciso di cassare l’intero processo. Accolte, dunque, le tesi difensive dei legali degli imputati, le avvocatesse Elena Florio e Giuseppina Carricato e gli avvocati Franz Caruso, Rosario Maletta e Roberto Le Pera.

Le contestazioni – che hanno la loro genesi da una denuncia presentata da alcuni consiglieri delle passate amministrazioni comunali di Aprigliano – riguardano presunti favoritismi ipotizzati dalla Procura di Cosenza (da qui il nome dato all’inchiesta “affaire Aprigliano”) in seguito ai quali diverse persone, tra cui imprenditori e giovani laureati, avrebbero ottenuto incarichi dall’Amministrazione comunale in violazione di legge con conseguente ipotizzato danno per le casse comunali di migliaia di euro. Di diverso avviso la difesa degli ex amministratori, che ha sempre sostenuto non solo la legittimità dell’affidamenti degli incarichi quanto e soprattutto l’opera di risanamento delle finanze pubbliche dello stesso Comune di Aprigliano a loro avviso avvenuto proprio attraverso tali iniziative.

La versione difensiva, però, non era stata accolta né dal Tribunale di Cosenza, che aveva condannato tutti gli imputati a svariati anni di reclusione, e neppure dalla Corte di Appello di Catanzaro, che, seppure riducendo le pene inflitte, aveva confermato l’impianto motivazionale della sentenza di primo grado. Si attendeva, dunque, il verdetto finale della Corte di Cassazione per chiudere definitivamente la vicenda e vedere condannati i pubblici amministratori.

Invece gli Ermellini hanno cassato le condanne ed hanno sentenziato l’azzeramento, di fatto, del processo, che dovrà ritornare dinanzi ai giudici della Corte di Appello di Catanzaro.

Nei prossimi giorni saranno depositate le motivazioni della Suprema Corte in cui saranno logicamente riportate le ragioni che hanno condotto a tale impensabile epilogo.

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