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False perizie al boss, indagati due medici psichiatri di Cosenza

False perizie al boss, indagati due medici psichiatri di Cosenza

Una nuova inchiesta travolge medici psichiatri ed avvocati, accusati di aver favorito l’uscita dal carcere dell’ex boss Andrea Mantella.

Sono sedici gli indagati finiti nella rete della Dda di Catanzaro che cerca di far luce sui favori ricevuti dall’ex boss Andrea Mantella, oggi collaboratore di giustizia, per uscire dal carcere, attestando falsamente che la sua condizione di salute fosse incompatibile col regime carcerario. 

L’inchiesta e i nomi degli indagati

Nell’inchiesta, coordinata dal procuratore capo Nicola Gratteri e dai pm Antonio De Bennardo, Annamaria Frustaci e Andrea Mancuso, ci sono nomi importanti della psichiatria cosentina, come i medici Luigi Ambrosio, già coinvolto nell’indagine sul clan Forastefano e Pelle, e Domenico Buccomino, nei fatti in oggetto consulente di parte di Mantella. 

Nel caso di specie, Ambrosio avrebbe permesso a Mantella di stare nella clinica di “Villa Verde”, struttura situata a Donnici e accreditata col il Sistema Sanitario Nazionale, in cui si sarebbero tenute tante riunioni di mafia.

Buccomino è accusato di aver attestato falsamente che il pentito, senza neanche averlo visitato, fosse non compatibile con i domiciliari nella clinica a causa delle sue patologie psichiatriche. 

L’ex boss Mantella, nel corso della sua collaborazione con i magistrati antimafia, ha fatto i nomi anche di altre persone che lo avrebbero favorito. E tra questi ci sono anche i suoi ex avvocati, Salvatore Staiano e Giuseppe Di Renzo. 

Gli altri indagati sono: Silvana Albani, Massimiliano Cardamone, Sabrina Curcio, Antonio Falbo, Francesco La Cava, Santina La Grotteria (compagna di Mantella), Francesco Lo Bianco, Sergio Lupis, Mauro Notarangelo, Massimo Rizzo e Antonella Scalise.

Le ipotesi di reato sono false dichiarazioni, false attestazioni a pubblico ufficiale, corruzione in atti giudiziarie, favoreggiamento, false dichiarazioni al difensore e concorso esterno in associazione mafiosa. Reati, secondo la Dda, aggravati dal metodo mafioso per favorire l’allora cosca Pardea-Ranisi, di cui Mantella era esponente di primo piano. (a. a.)

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