Dalla CalabriaGiudiziaria

Sul museo di Alarico «non regge la corruzione tra Oliverio e Occhiuto»

Anche sul museo di Alarico, il gip di Catanzaro smonta le accuse della procura di Catanzaro nei confronti del sindaco di Cosenza Mario Occhiuto e del governatore della Calabria, Mario Oliverio.

Se non esiste, secondo il gip, l’associazione a delinquere finalizzata a commettere reati contro la pubblica amministrazione, figuriamoci se poteva reggere l’accusa di corruzione nel caso del museo di Alarico. Così il giudice Antonio Battaglia disarticola l’impianto accusatorio sull’altra opera pubblica, inserita nell’inchiesta della procura di Catanzaro, e scagiona il sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto, il governatore della Calabria, Mario Oliverio e il dirigente regionale del dipartimento Infrastrutture e Lavori Pubblici, Luigi Zinno.

Le valutazioni del gip

Per il gip di Catanzaro non ci sono dubbi «circa il fatto che si sia realizzato un vero e proprio scambio in forza del quale il duo Zinno-Oliverio è riuscito ad ottenere la sottoscrizione dell’accordo di programma, consentendo al sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto di ottenere la copertura finanziaria sul progetto cosentino del museo di Alarico (che il comune aveva ottenuto e successivamente aveva in parte perso per effetto di comportamenti negligenti e omissivi da parte dei responsabili del procedimento)».

«Molti dubbi, tuttavia, sorgono circa il fatto che tale accordo possa essere giuridicamente inquadrato nello schema della corruzione così come delineato nel provvisorio editto di accusa. Non si ravvisa in questo caso alcun profilo di personale indebita utilità da parte di Mario Occhiuto (al quale si attribuisce la qualità di soggetto attivo) nell’avere ottenuto la promessa da parte della Regione della copertura finanziaria per la realizzazione del museo di Alarico». 

Secondo il gip, che ha rigettato la misura cautelare del carcere per Mario Oliverio e Luigi Zinno, mentre per Occhiuto ha detto no agli arresti domiciliari, «si tratta a ben vedere di un accordo che si snoda nell’ambito di una trattativa che ha risvolti di natura esclusivamente politica, sia pure nel senso più deprecabile del termine, e nel corso della quale Occhiuto sfrutta a suo vantaggio (politico) il fatto che la Regione avesse la necessità di acquisire il consenso delle amministrazioni comunali di Cosenza e Rende per l’avvio dei lavori della metropolitana che erano stati già aggiudicati e che si trovavano in una fase di stallo proprio per la mancanza di tale fondamentale passaggio amministrativo». 

Il gip sottolinea che «nessuna ricaduta di carattere patrimoniale, neanche indiretta, si concretizza nel caso di specie, non ravvisandosi alcun tipo di vantaggio personale in favore dei diretti protagonisti della vicenda». 

Opera regolarizzata

Il giudice per le indagini preliminari prosegue. «Il sindaco Occhiuto, al contrario, coglie l’occasione per regolarizzare e portare a compimento un progetto al quale, evidentemente ed ovviamente per finalità di carattere politico, era molto interessato, e riesce ad ottenere la promessa di rifinanziamento di una gara d’appalto già portata a compimento, acconsentendo a sottoscrivere un accordo di programma rispetto a un progetto al quale prima si era strenuamente opposto».

Il museo di Alarico

Il gip infine conclude: «Quanto al museo di Alarico, il profilo di illegittimità viene ricollegato al fatto che la gara di appalto fosse stata indetta dal comune senza che vi fosse la necessaria copertura finanziaria. In realtà nella stessa consulenza del pm, viene evidenziato che l’opera era stata oggetto di finanziamento da parte del Cipe per sette milioni e che una parte era stata revocata per effetto del negligente comportamento dei responsabili che avevano determinato la perdita del finanziamento per 3,7 milioni di euro.

Ma tale situazione non appare allo stato sufficiente per ricondurre nel solo dell’illegalità/illegittimità la gara bandita dal comune di Cosenza, mentre sarebbe stato più utile verificare in cosa sia poi consistita la promessa di appoggio e copertura finanziaria-amministrativa da parte della Regione Calabria. Ovvero se la situazione di insufficienza finanziaria dell’opera sia stata colmata con l’utilizzo illegittimo di fondi distratti da altre pubbliche finalità ed eventualmente con quali specifiche modalità». E, alla fine, il gip mette nero su bianco che «tale aspetto, invece, è rimasto del tutto inesplorato e, comunque, appare utile, in prospettiva accusatoria, solo per ricondurre eventuali situazioni di illegittimità nell’alveo di altre e diverse ipotesi di reato». 

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Redazione Cosenza Channel

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