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Danno erariale da mezzo milione: condannati Occhiuto, assessori e dirigenti

Stangata della Corte dei Conti: per lo staff del sindaco spese centinaia di migliaia di euro illecitamente

Un danno erariale da 460mila euro, ma senza prescrizione e sconti la cifra sarebbe arrivata a oltre 538mila. È quanto dovranno ripianare – oltre a pagare le spese processuali – il sindaco di Cosenza Mario Occhiuto, gli assessori (tre dei quali ancora in carica) Rosaria Succurro, Luciano Vigna, Carmine Vizza, Francesco De Cicco e Nicola Mayerà nonché i tre ex dirigenti comunali Giampiero Gargano, Ugo Dattis e Lucio Sconza.

La condanna più pesante è quella per Mario Occhiuto: sono 262.868,46 gli euro da risarcire per il primo cittadino bruzio, ma senza prescrizione la cifra sarebbe salita fino a 294.497,35 euro. Poco meno di 60mila (57.060,82 per l’esattezza) quelli che dovrà pagare invece Sconza. Per tutti gli altri condannati la somma da versare ammonta a 19.918,88 euro ciascuno. A stabilirlo è stata la Corte dei Conti, con la sentenza numero 72 del 2020.

Un buco creato per lo staff del sindaco

I giudici li hanno riconosciuti tutti colpevoli per una vicenda che riguarda le spese per i collaboratori assunti nel Gabinetto del sindaco, in particolare Carmine Potestio che di quell’ufficio fu capo per un lungo periodo. A poco – salvo, appunto, per l’ulteriore parte di danno erariale riconosciuta ma ormai prescritta perché antecedente al 2013 – sono valse le tesi dei loro avvocati difensori: i nove condannati con le loro condotte hanno in maniera illecita aumentato le spese di un Comune che rischiava già di finire in dissesto, come poi accaduto pochi mesi fa.

All’origine delle indagini che la Procura della Corte dei Conti aveva affidato alla Guardia di Finanza di Cosenza e che hanno portato alle condanne c’era una denuncia presentata ad aprile 2015 dalla segreteria del sindacato Diccap (Dipartimento Autonomie locali e Polizie Locali) di Mongrassano. Il Diccap contestava, in particolare, «il danno erariale derivato dall’instaurazione di rapporti a tempo determinato presso gli uffici di diretta collaborazione del sindaco a seguito della delibera di Giunta 22/2015». In più, ricordava di aver segnalato anche altri incarichi a suo avviso illegittimi, affidati con la delibera 78 del 2011. Tra i collaboratori assunti da Occhiuto nel suo staff con quell’atto c’era Potestio nel ruolo di capo gabinetto.

Potestio: un capo gabinetto che faceva altro

Nonostante quest’incarico preveda per legge soltanto attività di carattere politico amministrativo, il sindaco impiegò il suo uomo di fiducia per svolgerne altre gestionali che hanno comportato spese a carico del bilancio comunale. Sono oltre cento le ingerenze riscontrate dalla Guardia di Finanza. Potestio, si legge nella sentenza, ha acquistato beni strumentali; impegnato e liquidato spese; individuato direttamente contraenti privati per forniture e servizi vari; attribuito indennità a dipendenti impiegati presso l’ufficio di staff; rinnovato incarichi; noleggiato il bus per la finale playoff del Cosenza; acquistato apparecchiature informatiche.

Secondo la legge non avrebbe potuto fare nulla di quanto riportato, perché assunto con ben altre funzioni. Ma non solo: quei compiti li avrebbe potuti svolgere il personale comunale, che all’epoca era addirittura in eccesso. Prova ne è il fatto che il Piano di riequilibrio finanziario di Palazzo dei Bruzi parlava di centinaia di dipendenti in esubero. Ma, scrivono ancora i giudici, il Comune «in spregio alla programmazione, non solo continuava a mantenere il personale in eccedenza ma assumeva nuovi collaboratori per lo staff del sindaco». Così facendo, la Giunta «provvedeva ad aggravare ulteriormente la situazione finanziaria con quattro nuove assunzioni», senza nemmeno trasmettere gli atti che le riguardavano alla Commissione per la stabilità finanziaria degli Enti Locali. Si tratta, secondo il giudizio della Corte dei Conti, di «un’ulteriore prova dell’atteggiamento gravemente negligente e non curante delle disposizioni in materia di contabilità pubblica e quindi dell’illiceità della condotta» di sindaco e assessori.

L’aumento per Cirò e il fondo per gli straordinari dello staff da 35mila euro

Ma la condanna per danno erariale non riguarda solo il caso Potestio. C’è anche l’aumento di 500 euro mensili dello stipendio per l’allora segretario del sindaco, Giuseppe Cirò. La Giunta aveva giustificato l’incremento salariale con la cessazione dei rapporti di lavoro di quattro collaboratori di Occhiuto, ma secondo i giudici tutto ciò «era assolutamente irrazionale e antieconomico». Il motivo? Con la stessa delibera il sindaco e gli assessori condannati assumevano quattro nuovi collaboratori per Occhiuto. E Gargano, che in quella seduta sostituiva il segretario generale, invece di opporsi autorizzava la decisione.

Ad aggravare il quadro complessivo ci sono poi i 35mila euro che ogni anno venivano utilizzati come “integrazione produttività dipendenti Gabinetto Sindaco – Segreteria Sindaco”. Nei contratti collettivi nazionali questa voce non esiste. Tant’è che nella sentenza si legge che «l’incremento del fondo con tali somme è assolutamente arbitrario, illegittimo, e non ricollegabile, neanche indirettamente, a disposizioni contrattuali». Le eventuali ore di lavoro in più andrebbero retribuite, come per qualsiasi altro dipendente, come straordinari. Ma non nel Comune di Cosenza, dove Dattis e Sconza – rispettivamente dirigente al Bilancio e al Personale all’epoca dei fatti – avevano autorizzato l’esistenza del fondo.
Nonostante i loro difensori abbiano giustificato la cosa sostenendo che il Comune ne abbia tratto giovamento, «agli atti non vi è alcun elemento che possa consentire o anche solo ipotizzare che sia derivato alcun vantaggio all’amministrazione dal pagamento della somma ulteriormente corrisposta ai componenti dell’Ufficio staff del sindaco». Quindi, anche questo è un danno erariale.

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Camillo Giuliani

Cronista per il quotidiano Calabria Ora dalle elezioni provinciali del 2009, entra stabilmente in redazione nel 2011. Iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2013, ha lavorato in seguito a L'Ora della Calabria e Cronache del Garantista occupandosi di politica e inchieste, con qualche incursione nello sport, la cultura e la cronaca. Ha scritto di calcio e collaborato alla realizzazione di videoreportage per Mmasciata.it, condotto programmi su Radio Ciroma, pubblicato il volume “Corse e ricorsi – Una storia di famiglia e motori” per Pellegrini Editore.

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