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«Radicato e diffuso sistema di corruzione nella sanità pubblica del Tirreno cosentino» | Russo come Ponzio Pilato

La figura di Mario Russo rappresenta, secondo il gip, il sistema di corruzione che imperversava nella sanità pubblica del Tirreno cosentino.

«Radicato e diffuso sistema di corruzione nella sanità pubblica del Tirreno cosentino» | <strong><u><a href="https://www.cosenzachannel.it/2020/12/17/mario-russo-come-ponzio-pilato-per-timore-di-essere-trasferito-a-paola/#google_vignette"/>Russo come Ponzio Pilato</a></u></strong>

Nel comunicato di presentazione dell’indagine “Re Nudo” era emerso che l’inchiesta della procura di Paola traeva origine da “Plinius”, ovvero il processo antimafia contro le cosche dell’Alto Tirreno cosentino che inizialmente aveva visto il coinvolgimento della politica locale di Scalea. E’ in questa circostanza che appare per la prima volta la figura di Mario Russo, ex sindaco di Scalea, oggi accusato di 233 reati dai carabinieri della Compagnia di Scalea. Il medico dirigente dell’Asp di Cosenza attualmente si trova in carcere. Il gip del tribunale di Paola, Rosamaria Mesiti descrive l genesi di “Re Nudo”, partendo proprio da “Plinius” e dalle “frequentazioni mafiose” dello stesso Russo.

Il “sistema di corruzione”

«Le investigazioni» riferendosi all’accusa di associazione mafiosa, «se non hanno riscontato l’iniziale notizia di reato, hanno tuttavia permesso di disvelare un radicato e diffuso sistema di corruzione nella sanità pubblica del Tirreno cosentino, che si regge sulla figura di Mario Russo». I carabinieri si concentrano su questa figura proprio durante il periodo elettorale del 2016, quando Gennaro Licursi fu eletto sindaco di Scalea «grazie all’appoggio determinante di Mario Russo». Infatti, la figura dell’ex sindaco di Scalea «aveva assunto rilievo con riguardo all’appalto per la costruzione del porto turistico di Scalea, avviato dall’amministrazione comunale da lui capeggiata, che era stata affidata ad un’Ati napoletana. I lavori, però, non erano stati avviati a causa di un ricorso di un’associazione ambientalista che comportò l’avviso di una procedura per la valutazione dell’impatto ambientale».

«La Regione, successivamente, emanò un provvedimento di VIA positivo, con la prescrizione di richiedere ulteriori autorizzazioni all’Arpacal del cui consiglio di amministrazione nel frattempo era entrato a far parte lo stesso Russo. Quest’ultimo, aveva cercato, per il tramite di Marco Zaccaro e Mario Nocito, un “contatto” con Basile, successore di Russo, in modo tale da ingerirsi nella gestione dell’appalto, condizione necessaria per la concessione dell’autorizzazione richiesta. Le conversazioni captate consentirono di dimostrare che la gara era stata pilotata dalla vecchia amministrazione guidata da Russo, che aveva preconfezionato il bando in modo da favorire l’Ati aggiudicataria, che poteva contare sull’appoggio del clan camorristico Cesarano, con cui aveva preso accordi Pietro Valente» scrive il gip Mesiti. «La vicenda risultava particolarmente importante poiché dimostrava come l’amministrazione comunale scaleota fosse stata sempre infiltrata dagli esponenti della ‘ndrina Valente-Stummo».

Così, «le nuove investigazioni, sebbene non abbiano consentito di raccogliere ulteriori elementi di prova in merito all’esistenza dell’associazione per delinquere di stampo mafioso», relativamente all’inchiesta “Re Nudo”, «hanno, comunque, fornito elementi certi circa la “vicinanza” di Mario Russo a soggetti appartenenti e/o contigui alla criminalità organizzata operante nel territorio scaleota, verso i quali il predetto mostra assoluta disponibilità».

«Russo ha lasciato una situazione disastrosa»

Il gip Mesiti, inoltre, evidenzia come «ulteriore elemento indiziante, in linea con quanto emerso dalle precedenti investigazioni, circa la riconducibilità a Russo della genesi del “cosiddetto sistema Plinius”, ovvero della gestione illecita di appalti, concessioni e servizi comunali in accordo tra esponenti della criminalità organizzata, amministratori e funzionari comunali, si rileva dalla conversazione tra presenti captata in data 10 aprile 2017 tra Gennaro Licursi, sindaco di Scalea, e Saverio Ordine, medico in servizio presso l’Asp di Scalea e, in precedenza, amministratore comunale. Nella circostanza Licursi, dopo aver evidenziato i contatti avuti» con l’ex presidente della Calabria «Mario Oliverio, per rappresentare le problematiche del comune di Scalea, sottolinea l’insofferenza di Mario Russo per il buon andamento della sua amministrazione, con evidente riferimento anche al consenso raccolto tra la cittadinanza».

«Al riguardo, Ordine afferma che nei 10 anni in cui Russo ha ricoperto la carica di sindaco ha lasciato il comune in una situazione disastrosa (“in 10 anni non c’ha lasciato nulla”), indicandolo come l’ideatore del sistema in cui si è venuto a trovare l’Ente, con evidente riferimento al sistema politico-mafioso che governava il comune emerso dall’operazione Plinius. A conferma della tesi, aggiunge (Ordine, ndr), ricevendo conforto da Licursi, che durante la loro esperienza politica mai un mafioso aveva messo piede in comune ad eccezione di piccoli favori concessi nei limiti in cui venivano concessi a tutte le altre persone».

Un quadro allarmante

Per il gip di Paola, «le indagini» di “Re Nudo”, «hanno permesso di raccogliere gravi indizi di colpevolezza in merito ad una serie di attività delittuose commesse da Mario Russo, in concorso con altre persone, nell’esercizio della sua funzione di medico-legale appartenente all’unità di medicina legale dell’Asp di Cosenza – distretto Tirreno – nelle cui vesti ricopre l’incarico di presidente della commissione per l’accertamento dell’invalidità e dell’handicap Asl di Diamante, effettua visite per il rilascio e rinnovo delle patenti di guida, visite per il rilascio di certificati di idoneità per la detenzione ed il porto di armi e visite per il riconoscimento delle invalidità e dell’handicap di cui alla L. 104/94.

«Le indagini» inoltre «hanno fornito un quadro davvero grave ed allarmante, facendo emergere come Russo abbia completamente mercificato la sua delicata funzione di medico legale appartenente ad una pubblica amministrazione, svuotandola di ogni contenuto etico e professionale e piegandola, in via del tutto esclusiva, ai suoi fini personali».

Infine, il gip evidenzia il peso politico-elettorale, connesso alla sua attività professionale. Russo può contare «ancora su un notevole bacino di voti a Scalea dove numerose persone seguono le sue indicazioni di voto, come avvenuto per l’elezione del consigliere regionale Giuseppe Aiuta e del sindaco Licursi. In particolare afferma di aver procurato un cospicuo numero di voti al consigliere Aieta nonostante le elezioni regionali si fossero tenute appena dopo un anno dall’operazione Plinius». Il riferimento è alle elezioni regionali del 2014.

Il “clientelismo” di Mario Russo

A conclusione delle osservazioni preliminari, il gip sottolinea come «Mario Russo declama un vero e proprio manifesto programmatico sul suo modo di intendere il ruolo di pubblico dirigente dell’Asp e della missione di fare clientelismo mediante la sua posizione». La frase incriminata è la seguente: «”Io grazie a Dio – afferma Russo – nel mio lavoro mi sono fato una posizione in cui posso fare clientelismo quando voglio. Con la commissione invalidi io c’ho una fetta di… le patenti… i cosi.. di fare piacere alla gente in maniera diversa […] Dove puoi manovrare| Dove ti puoi fare una discreta cerchia… Perché poi la gente oggi ti vota o per simpatia o per bisogno!. E quindi, ancora – grazie a Dio – il mio nome è spendibile”». Grazie, invece, alla procura di Paola il “sistema Russo” è giunto al capolinea. Ieri l’ex sindaco di Scalea è stato interrogato dal gip Mesiti, ma non ha risposto alle domande. Oggi tocca alle persone poste ai domiciliari.

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