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Guardia Piemontese, alloggi popolari assegnati illecitamente: le carte dell’inchiesta

Ecco le carte dell'inchiesta sul caso degli alloggi popolari di Guardia Piemontese. La procura di Paola aveva chiesto anche il carcere.

Sono quattro gli indagati finiti nella nuova inchiesta della procura di Paola inerente il caso degli alloggi popolari che secondo gli inquirenti presenterebbero delle violazioni di carattere penale. Il gip del tribunale di Paola, Rosamaria Mesiti ha interdetto il capo dell’ufficio tecnico del comune di Guardia di Piemontese, Giuseppe Caruso, già coinvolto in un’altra indagine, e ha applicato la misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria nei confronti di Maria Francesca Capua. Gli altri due indagati, entrambi a piede libero, sono Giampiero Aita e Livia Daniele. 

I capi d’imputazione

Secondo quanto accertato dagli agenti del commissariato di polizia di Paola, diretto dal vicequestore Giuseppe Zanfini, il dirigente dell’ufficio tecnico di Guardia Piemontese, Giuseppe Caruso «e gli altri aspiranti dell’assegnazione delle case popolari – colludendo tra loro e con mezzi fraudolenti», avrebbero turbato «il procedimento amministrativo volto a stabilire il contenuto del “bando di concorso per la formulazione della graduatoria generale per l’assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica” indetto dal comune in data 11 gennaio 2019 e il contenuto del provvedimento di attribuzione dei punteggi ai fini dell’assegnazione finale». Questo modus operandi, secondo la procura di Paola, avrebbe condizionato «le modalità di scelta degli assegnatari definitivi in modo non solo di consentire a Giampiero Aita, Maria Francesca Capua e Livia Daniele di partecipare al bando in violazione del divieto di cui all’art. 5, comma 1bis d.l. n. 47/2014 e all’art. 10 let fbis L. R. n. 32/1996, ma anche, ai fini dell’assegnazione degli alloggi, di attribuire illecitamente ai predetti soggetti punteggi maggiori rispetto agli altri concorrenti. In particolare, i mezzi fraudolenti e la collusione» si sarebbero concretizzate nelle seguenti condotte: 

  • «Capua, Aita e Daniele, nella domanda di partecipazione al bando per l’assegnazione degli alloggi popolari, rilasciavano le dichiarazioni false di cui al capo di imputazione sub B» ovvero di «dichiarare falsamente di occupare alloggio temporaneo e precario soggetto allo sfratto» per quanto riguarda Aita, mentre Capua avrebbe dichiarato «di occupare a titolo di locazione un alloggio assegnato dal sindaco provvisoriamente» ed infine Daniele avrebbe dichiarato «di occupare alloggio procurato a titolo precario e provvisorio».

Fatti avvenuti nel 2019

In tutto ciò, secondo quanto si legge nelle carte dell’inchiesta, Caruso avrebbe ignorato le ordinanze di sgombero relative al 2018 per occupazione illecita degli alloggi popolari emanate dal comune di Guardia di Piemontese nei confronti di Aita, Capua e Daniele, «e ometteva di procedure alla relativa esecuzione».

Inoltre, la procura di Paola ritiene che Caruso «pur consapevole della falsità delle dichiarazioni di Capua, Aita e Daniele, le riteneva veritiere e le utilizzava al fine di far ammettere i predetti al bando e al fine di far conseguire ai medesimi soggetti il punteggio più alto, non informando «la commissione aggiudicatrice circa l’inattendibilità delle dichiarazioni rese da Capua, Aita e Daniele» e infine, Caruso, «stilando la graduatoria provvisoria con determinazione n. 41 del 29-01-2020» avrebbe creato «una falsa rappresentazione della realtà poiché comunicava alla predetta commissione una notizia falsa e cioè che Capua, Aita e Daniele risultavano essere sottoposti a provvedimento di sfratto con conseguente attribuzione agli stessi dell’incremento punteggio previsto dall’art. 18 della L. R. n. 32/1996, che li consentiva di occupare le prime tre posizioni della citata graduatoria». I fatti contestati sarebbero stati commessi nel gennaio 2019 «con condotta perdurante». 

Le valutazioni del gip sul caso di Guardia Piemontese

Secondo il gip Mesiti «sussistono i gravi indizi di colpevolezza a carico degli indagati in relazione all’ipotesi di concorso nel delitto di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente di cui all’art. 353 bis c. p.». La procura di Paola, coordinata dal procuratore capo Pierpaolo Bruni, aveva chiesto gli arresti domiciliari per Aita, Capua e Daniele e la custodia in carcere per Giuseppe Caruso.

In tutto ciò, l’ufficio gip condivide l’assunto accusatorio avanzato dalla procura. «Emergono con evidenza i mezzi fraudolenti e le collusioni usati dagli indagati, con le specifiche modalità e nei diversi ruoli loro rispettivamente riferiti e la relativa illecita interferenza sulla procedura in discorso, nei termini e con le finalità prospettate nella provvisoria imputazione». 

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