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Il Principe e la “missione impossibile”

Sgombriamo subito il campo: un’eventuale salvezza non sarebbe un successo ascrivibile al presidente Guarascio. A Reggio Calabria...

Faccio una gran fatica nel tornare a scrivere di pallone. Chi ha seguito questa piccola rubrica nei mesi scorsi sa cosa pensavo della ripartenza dei campionati. Continuo a crederlo. Soprattutto dopo il livello calcistico da “scapoli e ammogliati” espresso nella rentrée delle semifinali di Coppa Italia. Nemmeno il tempo di ricominciare e la Federcalcio ha avuto anche il via libera per protocolli di quarantena così blandi da permettere, in ogni caso, la conclusione dei tornei. Senza pubblico sugli spalti, con una partita ogni tre giorni e la prospettiva di una neverending season, verso Europei 2021 e Mondiali 2022, per salvare la faccia (e i conti) della Lega con le società più indebitate d’Europa (e un calcio lontano parente del “più bello del mondo” degli anni Novanta).

«Ha ancora il Cosenza qualche possibilità di salvarsi?» è, dunque, la domanda alla quale proverò a rispondere nelle prossime righe. A marzo, dopo la figuraccia del Bentegodi, scrissi che la sospensione avrebbe rappresentato l’unica possibilità per i Lupi di restare in serie B. La vittoria di Livorno si era rivelata un fuoco di paglia e, nelle successive (opacissime) prove targate Bepi Pillon, avevamo racimolato un pareggio e tre sconfitte.

Bene, il primo punto fermo è che quel campionato non esiste più. Quello che inizia sabato è veramente un altro torneo. Per tutti. Dopo le dimissioni di Pillon, il presidente Guarascio ha avuto almeno due possibilità e, dopo il breve tira e molla con il ds Trinchera, ha deciso di giocare una terza carta, quella di Roberto Occhiuzzi. Mesi addietro, quando vacillava la panchina di Braglia, ero stato molto tranchant sull’ipotesi del Principe allenatore. Personalmente ho ancora in mente la promozione affrettata di due “secondi” come De Rosa e De Angelis, e i risultati non esaltanti che ne seguirono.

Scommettere su un debuttante a gennaio sarebbe stato un errore, ma va detto che puntando su un veterano come Pillon le cose non sono andate affatto meglio. Le condizioni ora sono molto diverse, e con un distacco tra i 6 e gli 8 punti dalla zona playout (a seconda dell’esito di Ascoli-Cremonese) nessuno potrebbe davvero mai addossare a Occhiuzzi le colpe di un’eventuale retrocessione. Il rischio di “bruciare” alla prima esperienza un tecnico emergente, salvo cataclismi, è fuori discussione. Viceversa la motivazione di fare il miracolo all’esordio (e una certa sintonia con le varie anime di uno spogliatoio che né Pillon né Braglia sono riusciti a governare) può essere un motore vincente. Non sarà facile, ma glielo auguro davvero.

Sabato contro l’Entella il Cosenza scenderà in campo con il 3-4-3, ma credo che la salvezza passerà più dalla forma fisica (e dalla compattezza dello spogliatoio) che dal modulo. A marzo in molti apparivano poco concentrati e in debito di condizione. Se sulla preparazione tattica di Occhiuzzi tutti siamo pronti a mettere la mano sul fuoco, a essere davvero decisivo sarà però il lavoro atletico (che i rossoblù, purtroppo, hanno iniziato in gruppo con un certo ritardo) e mentale. E il carisma di mettere da parte anche i più tecnici, se non offrono garanzie in entrambi i sensi (se ve lo state chiedendo, sto pensando all’errore di Lazaar contro il Frosinone, ma non solo a quello e a lui). Corre il doppio rispetto agli avversari, come fece il Cosenza nella cavalcata playoff 2018, è l’unica possibilità reale.

E dunque, per provare a rispondere alla domanda iniziale, la risposta è che tutto dipenderà dalle prime tre partite. Anzi, meglio, dalla prima (dove è necessario dare un segnale immediato) e dalle successive due. Contro Entella, Cremonese e Trapani il Cosenza non può permettersi di conquistare meno di sette punti. Mi faccio tenerezza da solo mentre lo scrivo – perché in fondo ne abbiamo racimolato 24 in 28 giornate – ma non mi stupirebbe vedere sin da subito valori in campo molto livellati dopo tre mesi di stop. E credo che già alla tredicesima di ritorno, quella in cui affronteremo l’Ascoli, la classifica potrebbe essere molto diversa da quella che vediamo oggi – a cominciare da quel blocco di squadre nel limbo (dall’Entella al Pescara), che potrebbe scivolare verso il basso e allargare la lotta retrocessione aiutando, e molto, i rossoblù a inserirsi in zona playout.

Un’incognita su tutte è rappresentata da quei giocatori, come Riviere (che, senza il lockdown, forse non sarebbe mai rientrato in campo), in scadenza di contratto o prestito a fine giugno. Quanti avranno firmato già accordi per la prossima stagione? E quanti (e la domanda vale ovviamente anche per le altre formazioni) avranno dunque davvero la testa al campionato in corso?

C’è però una cosa sulla quale credo vada sgomberato immediatamente il campo, ed è che un’eventuale salvezza non sarebbe un successo ascrivibile al presidente Guarascio. Non è una polemica fine a se stessa. Quando ho letto degli auguri della società alla Reggina per il ritorno in serie B, non ho potuto fare a meno di pensare che, tra rivali, non si fanno auguri. E poi, soprattutto, che al Granillo stanno già approfittando di questi mesi per costruire una squadra ambiziosa. Non provo invidia per i Denis e i Menez, ma per il fatto che un anno fa, con una salvezza conquistata con due giornate d’anticipo, abbiamo chiuso la campagna acquisti il 12 settembre – e non oso pensare cosa accadrà con la prossima sessione, con o senza Trinchera nelle vesti di ds.

E, quindi, nelle prossime dieci giornate non dobbiamo cadere nella tentazione dello scurdammuce ‘o ppassato e tenere invece ben presenti due cose. La prima: a Roberto Occhiuzzi viene affidata una missione ai limiti del possibile. La seconda: siamo a questo punto perché la società ha affidato a Braglia una rosa a singhiozzi, accettato le surreali dimissioni di Pillon (che, con tutto il rispetto possibile, non era l’unico tecnico a vivere in una “regione focolaio”) e scommesso per mesi sul blocco delle retrocessioni. E tutto questo andrà ricordato, comunque vadano le cose.

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Andrea Marotta

Andrea Marotta (Cosenza, 1982) è sposato con Sara ed è padre di tre figli (Arianna, Caterina e Tommaso). Si è laureato a Perugia in Scienze della Comunicazione nel 2005. Giornalista professionista dal 2009, ha collaborato con Tam Tam e Segnali di Fumo, Il Quotidiano della Calabria, Calabria Ora, Il Firenze, Il Mucchio Selvaggio e L'Espresso. Lavora in Rai dal 2008, a Firenze dal 2013. E' autore di due libri: "Io Raimondo Ricci, memorie da un altro pianeta" (con Domenico Guarino, Sagep Editore) e "Eravamo tanto amati" (con Andrea Lattanzi e Domenico Guarino, Effigi Editore). Nel 2018 ha vinto il Premio Ghinetti - Sezione Giovani.

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