Chiarezza sul futuro dei servizi e garanzie per il personale. È quanto chiedono i lavoratori di Innovative Consulting, impegnati nella gestione del Museo Demologico, dei Cunicoli Badiali e dei servizi igienici pubblici di San Giovanni in Fiore.

In una nota del 15 ottobre, gli addetti denunciano una nuova fase di incertezza occupazionale, la seconda in due mesi, legata alle decisioni del Comune sull’affidamento.

«La cultura non si difende cancellando il lavoro. La dignità delle persone non è una voce di bilancio», affermano.

La segnalazione sul nuovo procedimento di revoca

Secondo quanto riferiscono i lavoratori, il Comune avrebbe avviato un nuovo procedimento di revoca dell’affidamento a Innovative Consulting S.r.l., mentre viene archiviato quello precedente relativo allo stesso servizio.

Una successione di atti che, nella loro lettura, alimenta l’incertezza di chi garantisce quotidianamente il funzionamento delle strutture.

Gli addetti segnalano inoltre che la prospettata cessazione anticipata arriverebbe a cinque mesi dalla naturale scadenza dell’affidamento. La nota descrive dunque l’avvio di un procedimento, non una revoca già conclusa.

Aperture, accoglienza e competenze maturate

I lavoratori rivendicano il contributo assicurato in questi mesi attraverso apertura delle strutture, accoglienza e assistenza ai visitatori, insieme alle competenze acquisite sul campo.

Richiamano i percorsi formativi seguiti in materia di sicurezza, utilizzo del defibrillatore e accessibilità, oltre all’esperienza maturata nel rapporto con il pubblico.

«Dietro le procedure amministrative ci sono persone, famiglie e professionalità. Non siamo semplici numeri in un bilancio, né un costo da eliminare per ottenere un risparmio», scrivono.

Nella stessa nota ricordano gli investimenti che, secondo quanto riferiscono, Innovative Consulting ha sostenuto con risorse proprie per attrezzature e tecnologie destinate a migliorare la fruizione del museo.

I dubbi sulla gestione con risorse comunali

Gli addetti riferiscono di avere appreso che l’amministrazione ritiene possibile garantire i servizi attraverso proprie risorse, senza costi aggiuntivi.

Su questa prospettiva chiedono un confronto che tenga conto anche delle conseguenze occupazionali e della qualità dell’offerta.

«La continuità di un servizio pubblico non può essere valutata soltanto in termini economici, ignorando competenze, qualità e conseguenze sociali», sostengono.

Il punto, precisano, non è contestare la possibilità del Comune di riorganizzare le attività, ma ottenere trasparenza e attenzione alla salvaguardia del personale.

«Nessun percorso di tutela ci è stato comunicato»

«A oggi, non ci risulta comunicato alcun percorso di tutela del personale né un piano per garantire il trasferimento delle competenze maturate», dichiarano i lavoratori.

La richiesta rivolta all’amministrazione riguarda il futuro del servizio, la sua continuità e sicurezza e il riconoscimento delle professionalità coinvolte.

«Non chiediamo privilegi. Chiediamo che le competenze siano riconosciute e che nessuno venga lasciato indietro senza risposte e senza garanzie», concludono, legando la valorizzazione del patrimonio culturale alla tutela di chi contribuisce a renderlo accessibile.