Il Movimento Popolare Nazionale rivendica il ruolo delle mobilitazioni di agricoltori e autotrasportatori nell’adozione delle misure regionali sul carburante agricolo e annuncia la prosecuzione dello stato di agitazione. In una nota diffusa il 15 ottobre 2026, il comitato promotore contesta inoltre a Coldiretti di essersi attribuita un risultato che, secondo il Movimento, sarebbe stato determinato dalla pressione esercitata dai presidi organizzati in Calabria.

Al centro della presa di posizione c’è una delibera della Regione che, secondo quanto riferito nel comunicato, prevede un contributo per il carburante agricolo acquistato tra marzo e settembre 2026. Il Movimento giudica insufficiente la misura e sostiene che non possa rappresentare una risposta definitiva alle difficoltà del comparto.

Il Movimento rivendica il ruolo dei presidi

Secondo il Movimento Popolare Nazionale, il provvedimento regionale sarebbe arrivato grazie alle proteste portate avanti da produttori e autotrasportatori che da giorni partecipano ai presidi organizzati in diverse aree della Calabria.

Nella nota vengono richiamate, tra le altre, le mobilitazioni di Davoli, Spezzano, San Marco, Lamezia Terme, Crotone e Cerchiara di Calabria. Il comitato sottolinea i sacrifici sostenuti dai lavoratori che avrebbero lasciato aziende e famiglie per partecipare alle iniziative anche durante le ore notturne.

Giancarlo Greco, indicato tra i promotori del Movimento, definisce il contributo regionale una misura limitata e contesta la ricostruzione proposta dal presidente di Coldiretti Calabria, Franco Aceto. Secondo Greco, la Regione avrebbe stanziato le risorse soprattutto per effetto della pressione esercitata dalle proteste.

L’attacco a Coldiretti

Il comunicato contiene una dura critica nei confronti di Coldiretti e del suo presidente regionale. Il Movimento sostiene che l’organizzazione di categoria non dovrebbe attribuirsi il merito del provvedimento, giudicato peraltro soltanto parziale.

«La Regione cede parzialmente ai presidi, non ai bluff di Coldiretti», si legge nel titolo della nota. Gli aderenti al Movimento contestano inoltre all’associazione una vicinanza eccessiva alla politica e una capacità di rappresentanza che, a loro giudizio, si sarebbe indebolita negli ultimi anni.

Si tratta di valutazioni politiche formulate dal Movimento Popolare Nazionale. Nel comunicato non è riportata la posizione di Coldiretti rispetto alle accuse ricevute.

«Servono interventi strutturali»

Il Movimento afferma che la delibera sul carburante agricolo non determina la fine dello stato di agitazione. Le mobilitazioni proseguiranno, viene spiegato, finché non saranno fornite risposte considerate strutturali e definitive sui diversi punti della vertenza nazionale.

L’appello è rivolto all’assessore regionale competente e al Governo nazionale. Il comitato chiede che venga riconosciuto il ruolo delle persone impegnate nei presidi e ribadisce che le proteste non si fermeranno dopo il primo provvedimento adottato dalla Regione.

«Fino a quando non arriveranno risposte strutturali e definitive su tutti i punti della vertenza nazionale, noi non faremo un solo passo indietro», affermano i promotori.