Lorenzo Caffè, originario di Saracena, supera uno dei concorsi più selettivi d’Italia dopo anni di studio, sacrifici e rinunce. La passione per la legalità nata leggendo il libro La Malapianta di Gratteri e Nicaso e il messaggio ai giovani delle aree interne
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A soli 27 anni ha raggiunto un traguardo professionale importante, superando uno dei concorsi più impegnativi e selettivi: quello per diventare magistrato. Lorenzo Caffè, originario di Saracena, in Calabria, è il protagonista di una storia fatta di studio, determinazione e sacrifici, ma anche di legami familiari profondi e di un forte senso delle istituzioni.
Il suo percorso è iniziato sui banchi della scuola primaria di Saracena, quando la lettura di La malapianta di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso gli fece conoscere più da vicino il mondo della criminalità organizzata e il valore della lotta per la legalità. Oggi, con il raggiungimento di questo obiettivo, guarda al futuro con la consapevolezza della responsabilità che lo attende. E rivolge ai giovani un messaggio preciso: non rinunciare ai propri sogni, neppure quando la strada sembra difficile.
Lo abbiamo intervistato.
A soli 27 anni hai superato un concorso tra i più impegnativi e selettivi. Qual è stata la prima emozione quando hai saputo di aver raggiunto questo traguardo?
Un’emozione indimenticabile. In quel momento ho sentito di aver realizzato il sogno che custodivo nel cassetto sin da bambino. Ho ripensato a tutti i sacrifici affrontati e, soprattutto, all’immenso contributo dei miei genitori che, con umiltà, amore e sostegno instancabile, hanno sempre creduto nelle mie capacità, anche nei momenti più difficili.
Dietro questo risultato ci sono anni di studio, sacrifici e rinunce. Qual è stato il momento più difficile del tuo percorso e che cosa ti ha aiutato a non mollare?
Negli ultimi anni non c’è stato un fine settimana o una festività in cui non abbia dedicato tempo allo studio. È un percorso che richiede passione, perseveranza e sacrificio, soprattutto per chi lavora. Ricordo i primi temi svolti per esercitarmi e un programma di studio che sembrava impossibile da completare per il poco tempo a disposizione. Durante le prove scritte, alla Fiera di Roma, circondato da migliaia di candidati, ho provato una profonda incertezza. Consegnare quei temi è stato possibile grazie a un ultimo, decisivo atto di coraggio. Quando, quasi un anno dopo, ho saputo di aver superato le prove scritte, sono stato travolto dall’emozione. Ho trascorso l’estate sui libri per preparare l’orale, con la speranza di realizzare il mio obiettivo.
Perché hai scelto la magistratura? C’è stato un episodio, un incontro o una motivazione particolare che ti ha spinto verso una professione così delicata?
È una scelta che viene da lontano, da quando, tra i banchi della scuola primaria di Saracena, lessi per la prima volta La malapianta di Gratteri e Nicaso. Da allora ho sempre pensato a quanti hanno sacrificato la propria vita per difendere le istituzioni e la legalità. Il ricordo del loro sacrificio e la testimonianza del loro impegno rappresentano per me un punto di riferimento, capace di darmi la determinazione necessaria per proseguire il mio cammino.
La magistratura richiede indipendenza, equilibrio e responsabilità. Quali valori ritieni indispensabili per esercitare questa funzione e conquistare la fiducia dei cittadini?
Dietro ogni fascicolo c’è una vita umana. È da questa consapevolezza che mi accingo a iniziare il mio percorso, con equilibrio, indipendenza e spirito di servizio.
La Calabria è orgogliosa di te. Ancora di più Saracena è orgogliosa del tuo risultato e molti giovani possono vedere nella tua storia un esempio. Che cosa ti senti di dire a chi vive in un piccolo comune e sogna di raggiungere obiettivi ambiziosi?
Bisogna sempre battersi per i propri sogni. L’articolo 34, terzo comma della Costituzione afferma: «I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi». Il mio risultato dimostra che anche chi proviene dalle aree interne e da una famiglia umile può realizzare un sogno così ambizioso. Desidero ringraziare i miei concittadini, ai quali sono profondamente legato, per l’affetto che mi hanno dimostrato in questi giorni.
La storia di Lorenzo Caffè parla di impegno personale, fiducia nella formazione e opportunità per i giovani delle aree interne. Un traguardo individuale che diventa anche un messaggio per la sua comunità: le origini non sono un limite e i sogni, quando sono accompagnati da studio e perseveranza, possono diventare realtà.

