Quattro studenti conquistano il primo posto a Grisolia con pizze ispirate ai sapori calabresi, dalla ’nduja alla ricotta
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Nel concorso "Pizza Chef Emergente" riservato agli alberghieri del Sud, l'istituto praiese conquista il gradino più alto. Non è un exploit: è una tradizione che si rinnova, in una terra che sulla cucina si gioca il proprio futuro.
Alle 16:00, quando la giuria ha letto il nome dell'Istituto alberghiero di Praia a Mare, i quattro ragazzi hanno fatto quello che si fa a quell'età quando non si sa ancora cosa fare con la felicità: si sono abbracciati, si sono coperti il viso con le mani, hanno cercato con lo sguardo i loro docenti.
Poco prima, davanti a maestri pizzaioli e giornalisti enogastronomici, avevano avuto un quarto d'ora per dimostrare chi erano. Senza aiuti: il regolamento vieta al docente di rivolgere la parola alla giuria. Davanti ai giudici, a presentare la propria pizza, c'erano solo loro.
La Calabrese, Sole di Calabria, Carminuccio, Benvenuti in Calabria. Già nei nomi c'era la dichiarazione d'intenti. Nei condimenti, il resto: 'nduja, salsiccia fresca, peperoni, cipolla, pomodorini, ricotta. Il piccante e la dolcezza, la carne e il latte, l'orto e il fuoco. Era quello che il concorso chiedeva: pizze che parlassero del luogo da cui arrivano. Quelle di Praia hanno parlato più forte delle altre. «Per noi è una grande soddisfazione aver portato la nostra scuola a vincere un riconoscimento così prestigioso», raccontano i ragazzi.
Il palcoscenico era il più importante possibile per una prima volta. Il Campionato Mondiale di Pizza Piccante, organizzato dal Movimento Pizzaioli Italiani di Francesco Matellicani, ha festeggiato la venticinquesima edizione portando a Grisolia pizzaioli da sedici Paesi tra Europa, America e Asia, dopo ventiquattro edizioni a Scalea. E per l'anniversario ha aperto le porte ai più giovani, con una gara dedicata agli allievi degli istituti alberghieri. C'è una coincidenza che sembra scritta apposta: il Movimento Pizzaioli Italiani ha sede proprio a Praia a Mare. La città che custodisce la regia di un evento internazionale è anche quella che ne ha cresciuto i migliori talenti giovani.
Negli anni gli allievi dell'IPSSAR praiese si sono fatti valere in concorsi e rassegne del settore, collezionando riconoscimenti che hanno costruito, una tappa dopo l'altra, la reputazione della scuola. Risultati che non nascono in una giornata di gara, ma in anni di laboratorio, di impasti sbagliati e rifatti, di docenti che insegnano che una cucina è prima di tutto disciplina: la divisa pulita, il banco in ordine, i tempi rispettati. È la stessa disciplina che la giuria del forno, a Grisolia, ha premiato.
Da Praia, nei giorni limpidi, si vede l'Isola di Dino. D'estate questa costa si riempie: lidi, ristoranti, alberghi, pizzerie aperte fino a notte. È un'economia che vive di accoglienza e che ha bisogno, ogni anno, di mani competenti.
L'alberghiero è il luogo in cui quelle mani si formano qui, sul posto, invece di arrivare da fuori. È la differenza tra un territorio che consuma professionalità e uno che le produce. Per chi ha diciassette anni e cresce sull'Alto Tirreno, una scuola così significa poter scegliere: restare con un mestiere in mano, oppure partire sapendo di poter tornare.
A Grisolia, lunedì, quattro ragazzi hanno dimostrato che quella scelta è reale. Hanno portato a casa una coppa. Ma soprattutto la prova che, in questa terra, il talento si può coltivare.

