mercoledì,Ottobre 5 2022

Morte Gaucci, Pagliuso: «Vulcanico e mio amico. Con Negri-Lucarelli…»

Ieri è venuto a mancare Luciano Gaucci, storico presidente del Perugia che ha animato l’ultimo decennio del secolo scorso. Gaucci sarebbe un personaggio atipico, nel calcio attuale, dove figure come il “presidentissimo”, o meglio conosciuto con il soprannome di “Uragano”, lasciano il passo alle proprietà internazionali, ricchissime e disincantate dal contesto della piazza. Invece, Gaucci

Morte Gaucci, Pagliuso: «Vulcanico e mio amico. Con Negri-Lucarelli…»

Ieri è venuto a mancare Luciano Gaucci, storico presidente del Perugia che ha animato l’ultimo decennio del secolo scorso. Gaucci sarebbe un personaggio atipico, nel calcio attuale, dove figure come il “presidentissimo”, o meglio conosciuto con il soprannome di “Uragano”, lasciano il passo alle proprietà internazionali, ricchissime e disincantate dal contesto della piazza. Invece, Gaucci viveva giornalmente il calcio, in bene e in male. La partita era il clou, vissuto attentamente che non poche volte generava, in base al risultato, sentimenti come rabbia e gioia. E se l’errore lo faceva l’arbitro, si può solo immaginare cosa poteva succedere nel dopogara. Un amico di Luciano Gaucci era Paolo Fabiano Pagliuso, ex presidente di lungo corso del Cosenza. «Con la sua scomparsa abbiamo perso personaggio particolare e carismatico del mondo del calcio» dice rispondendo al telefono dopo aver accettato la nostra richiesta di ricordarlo. «Luciano era focoso, attaccato al Perugia. Era un mio amico, con cui concludemmo molte operazioni di calciomercato…»

Presidente Pagliuso, facciamo ricorso all’aneddotica. Ci può raccontare un fatto che la ha legata con il patron Gaucci?
«Uno tra tutti, l’affare Negri. Allora vigeva il parametro per i calciatori. Gaucci e il suo direttore sportivo avevano fatto firmare il suo contratto a Cuba, ma non avevano la garanzia da presentare in Lega e non potevano ratificarlo. Mi chiamò. Ricordo che in quegli anni l’avevano retrocesso nonostante la vittoria in C, perché lo accusarono di aver dato un cavallo all’arbitro (in realtà si trattava del suocero dell’arbitro Emanuele Senzacqua, NdA). Mi disse, “adesso che sono in B non posso far giocare Negri e i tifosi mi linciano. Dammi una mano“. Trovai una soluzione (era il 1995-1996). Gli dissi, non è che lo devi pagare per forza se non riesci a livello economico. Te lo do in prestito e in cambio mi dai 2-3 giocatori, anch’essi in prestito, tra cui Lucarelli. Gli altri erano Gioacchini e Pierotti. Con la promessa di pagamento successivo del cartellino di Negri al mercato di riparazione di gennaio, altrimenti Negri tornava a Cosenza e Gaucci si riprendeva i suoi giocatori. Però, Lucarelli, quando Mutti subentrò a Silipo in panchina, a novembre era già con 8-9 gol all’attivo e quindi gli dissi di tenersi Negri. L’anno successivo concretizzammo l’affare Guidoni. Avevamo un rapporto più che cordiale».

Gaucci che persona era?
«Burbero, vulcanico, ma in fondo era una buona persona. Come dirigente di calcio era sempre arrabbiato con tutti, soprattutto se gli facevano torti durante le partite».

Memorabile lo scontro con Matarrese del Bari nel parcheggio dopo Perugia-Bari, vinta dai pugliesi il 6 novembre 1999.
«Mi ricordo perfettamente. Era fatto così. Perdere un personaggio carismatico come questo è un peccato. Voleva sempre vincere. Però, purtroppo il calcio è fatto di centimetri. Mi è molto dispiaciuto. Voglio approfittare per fare le condoglianze ad Alessandro, a tutti i figli che sono bravi ragazzi».

Era un altro modo di fare calcio.
«Era più un calcio dedicato allo sport, più che al business. Oggi si pensa solo a far tornare i conti. Anche la Lega e il Coni ci hanno messo la loro, con limiti e quant’altro. Il calcio è uno sport non un’azienda. Alla fine rimane una partita di pallone».