giovedì,Dicembre 2 2021

Longobucco, la crisi travolge il Comune: 7 consiglieri si dimettono e bocciano Pirillo su tutta la linea

Dopo il passo indietro di Romano e Pellegrino altri 5 si sono uniti al gruppo dei dissidenti decretando di fatto lo scioglimento anticipato dell'assise civica

Longobucco, la crisi travolge il Comune: 7 consiglieri si dimettono e bocciano Pirillo su tutta la linea

«Procedure democratiche sistematicamente calpestate. Ruolo e funzione dei gruppi consiliari continuamente ignorata, con decine di interrogazioni rimaste senza risposta, senza contare le innumerevoli segnalazioni e richieste di cittadini e quartieri inascoltate quando non derise. Organi di partecipazione previsti in Statuto mai attivati. Associazioni e sindacati trattati con supponenza. Decisioni adottate senza alcuna partecipazione, consultazione e coinvolgimento democratico, supportate sempre e soltanto da funzionari comunali la cui gestione è già da tempo all’attenzione di altre autorità». Sono le principali analisi e motivazioni sui 54 mesi di esecutivo guidato da Giovanni Pirillo, a Longobucco, alla base delle dimissioni contestuali da consiglieri comunali, protocollate stamani (lunedì 22 novembre) da Marco Francesco Campana, Vincenzo Emanuele De Simone, Cosmo Falcone, Lara Grillo, Katia Pellegrino, Domenico Romano e Luigi Stasi e che di fatto decretano lo scioglimento anticipato dell’assise civica e lo stop all’attuale amministrazione comunale.

A darne notizia sono i due consiglieri Romano e Pellegrino che con le loro dimissioni, ufficializzate nelle scorse settimane, hanno dato una stoccata definitiva alla crisi della maggioranza.

«Il giudizio negativo sul mandato Pirillo – sottolineano i due consiglieri del gruppo Nuova Longobucco – emerge oggi in tutta la sua portata, alla luce dell’ampia condivisione fatta registrare in tutti i settori politici di maggioranza e minoranza. Ciò che ha sicuramente convinto della ineluttabilità di questa decisione – aggiungono – è stato l’atteggiamento di prevaricazione, di assenza di visione, di chiusura ad ogni forma di confronto e dialogo e di strumentalizzazione della pandemia, confermato dall’ex sindaco fino a poche ore fa».

«Non potevamo più assecondare irresponsabilmente – continuano – il reiterarsi dell’incapacità amministrativa perfino dell’ordinario, dello svilimento costante di ruoli e funzioni consiliari e prerogative democratiche, l’assenza di prospettiva a medio e lungo termine, l’isolamento di Longobucco dal resto del territorio e lo stallo generale in termini di progettazione e di relazioni utili a beneficio della comunità e di un necessario riposizionamento della stessa Città al centro del dibattito regionale sul valore strategico dell’entroterra, così come noi auspicavamo e continueremo a sostenere in tutte le sedi».

«Nella consapevolezza e serenità – affermano ancora Romano e Pellegrino – che nessuna interruzione o disagio di alcun tipo è o sarà all’ordine del giorno ma che sarà preservata la continuità amministrativa a tutte le iniziative già avviate ed in corso, avvieremo sin da subito una campagna di ascolto e di incontro con la cittadinanza per continuare a metterci a disposizione della città anche nella interlocuzione con l’organo commissariale che sarà chiamato a traghettare il comune verso le prossime elezioni».

«La stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili (lsu) e di quelli di pubblica utilità (lpu), messa in atto in tutti i comuni ma – aggiungono – fatta passare a Longobucco come un miracolo dell’ex sindaco; progetti regionali di contrasto al precariato, vigenti da anni, gestiti con discutibili modalità elettorali; cantieri pubblici già avviati dalle passate amministrazioni; frazioni lasciate nei loro disagi, su tutte la carenza idrica; iniziative ed eventi pubblici privi di respiro e gestiti solo come fonti di spesa; distorta visione e pratica del servizio fondamentale di comunicazione istituzionale trasformato in gestione e controllo dei social per l’immagine privata del sindaco e generale disattenzione dell’istituzione pubblica rispetto a tutte le altre gravi questioni aperte: dal funzionamento a singhiozzo degli uffici postali al Parco della Sila ridotto ad ufficio manutenzione; dall’assenza totale di iniziative locali finalizzate a promuovere l’emersione di nuove attività ed a fronteggiare disoccupazione ed emigrazione, alla sempre più complicata fotografia del diritto alla salute nell’entroterra fino alla mancanza di ogni attenzione alle esigenze di rilancio strategico di tutti i turismi sui quali Longobucco può e deve investire, 12 mesi all’anno».

«Rispetto a questo sfacelo è arrivata l’ora – conclude il documento – di calare il sipario su questo triste spettacolo e senza applausi».