L’Ente Parchi Marini Regionali e l’assessorato guidato da Gianluca Gallo lavorano a un modello di co-gestione delle aree protette con operatori ittici e cooperative
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La Calabria lavora a un progetto pilota per coinvolgere in modo strutturato gli operatori e le cooperative della piccola pesca artigianale nella gestione attiva delle aree marine protette. È questo il cuore dell’interlocuzione avviata tra l’Ente Parchi Marini Regionali della Calabria e l’assessorato regionale all’agricoltura guidato da Gianluca Gallo, secondo quanto riferito in un comunicato diffuso oggi.
L’iniziativa punta a ridefinire il ruolo della piccola pesca dentro una visione più ampia di sostenibilità ambientale e governo del mare. Nel testo si spiega che il progetto nasce con l’obiettivo di riconoscere alle marinerie locali una funzione più centrale nei processi di tutela, monitoraggio e valorizzazione della fascia costiera, considerata non solo risorsa naturale da proteggere, ma anche spazio strategico per sviluppo, impresa e turismo esperienziale.
I contenuti della proposta sono stati illustrati dal direttore generale dell’Epmr, Raffaele Greco, a Daniela Borriello, responsabile nazionale Coldiretti Pesca, a margine di un incontro ospitato all’ex Tonnara di Bivona, sede dell’Ente Parchi Marini Regionali. Secondo il comunicato, il confronto si è svolto nel quadro di un dialogo con marineria, organizzazioni di settore e rappresentanti istituzionali sul futuro della pesca e sulle tutele del comparto.
Al centro del progetto c’è l’idea di un modello innovativo di co-gestione, nel quale gli operatori della pesca artigianale vengano riconosciuti come vere e proprie sentinelle del mare. Le attività ipotizzate riguardano la riduzione dei rifiuti marini nelle aree protette, il contrasto alla diffusione delle specie aliene, il supporto alla comunità scientifica nelle attività di monitoraggio del Mediterraneo e funzioni di vigilanza attiva contro la pesca abusiva e l’ancoraggio incontrollato.
Nel comunicato viene anche ribadito che la piccola pesca può svolgere una funzione decisiva nella tutela della fascia costiera e delle aree marine protette, che rappresentano ambienti delicati e fondamentali per la ricostituzione degli stock ittici. Da qui l’idea di legare ancora di più la salvaguardia ambientale alla continuità economica delle attività di pesca, superando una lettura che vede tutela e lavoro come elementi contrapposti.
Un altro aspetto sottolineato è quello della valorizzazione del sapere tradizionale degli operatori. L’obiettivo dichiarato è trasformare conoscenze, pratiche e presenza quotidiana sul mare in una risorsa strategica per costruire sviluppo sostenibile, con possibili ricadute anche sulle diverse forme di turismo esperienziale legate all’identità costiera calabrese.
Nel testo si fa infine riferimento anche a una possibile dimensione europea del percorso. Tra le ipotesi al vaglio c’è infatti una visita in Calabria del Commissario europeo per la Pesca e gli Oceani, Costas Kadis, la cui agenda sarebbe ancora in fase di definizione. Kadis ricopre effettivamente questo incarico nella Commissione europea.

