L’organismo forense presieduto da Giuseppe Bruno fa scudo attorno al legale Gaeta e precisa che garantire a chiunque sia sottoposto a un procedimento il diritto a una difesa libera e indipendente non significa prendere posizione sulla vicenda giudiziaria, ma tutelare una delle garanzie fondamentali dello Stato di diritto
Tutti gli articoli di Cronaca
PHOTO
Difendere un indagato non significa identificarsi con lui, né condividere le condotte che gli vengono contestate. È questo il principio che la Camera Penale di Paola “Avv. Enzo Lo Giudice” richiama dopo gli insulti e le gravi minacce rivolti nelle ultime ore all'avvocato Alessandro Gaeta, legale dei fratelli Umberto e Domenico Orsino, coinvolti nell'inchiesta sulla morte di Antonio Perrotta, il 33enne di Fuscaldo deceduto dopo l'aggressione avvenuta all'esterno di una discoteca di Sangineto.
Insulti e minacce
Il nome dell'avvocato Gaeta è finito al centro del dibattito sui social dopo le interviste rilasciate una settimana fa sulla vicenda, tra cui quella al network LaC. Parole e ricostruzioni legate all'attività difensiva del legale hanno alimentato una pioggia di commenti, alcuni dei quali sono sfociati in veri e propri insulti e minacce.
La solidarietà
Una reazione, quelli degli internauti, che ha spinto il direttivo della Camera Penale a prendere pubblicamente posizione e a esprimere «vicinanza e piena solidarietà» al professionista.
Il punto centrale del comunicato è proprio la distinzione tra il difensore e il proprio assistito. La Camera Penale ribadisce con fermezza che «l'avvocato difensore non si identifica con i propri clienti, né con le cause che patrocinia» e che nessuna «piazza» e nessun social network potranno sostituirsi al processo.
Chi sono i fratelli Orsino
La vicenda ha suscitato una forte reazione nell'opinione pubblica, che continua a essere oggetto di accertamenti giudiziari. I fratelli Orsino, inizialmente fermati entrambi nell'ambito dell'inchiesta sulla morte di Perrotta, sono stati successivamente sottoposti a valutazioni cautelari differenti. Sebbene il fermo non sia stato convalidato per nessuno dei due perché il pericolo di fuga è stato ritenuto insussistente, Umberto è stato scarcerato e ritenuto estraneo all’ipotesi di reato di concorso in omicidio contestato dalla Procura di Paola, mentre per Domenico è stata disposta la custodia in carcere con la riqualificazione dell'ipotesi di reato in omicidio preterintenzionale.
Il sacrosanto diritto alla difesa
La Camera Penale, presieduta dall’avvocato Giuseppe Bruno, ha scelto dunque di riportare il dibattito nell'alveo dei principi che regolano il processo penale e il diritto di difesa, ricordando che quest'ultimo è un diritto costituzionalmente garantito.
«La difesa tecnica non è ostilità ma resta il presidio essenziale della libertà di ciascuno», si legge nel comunicato diffuso oggi, 22 agosto, dal direttivo dell'organismo forense.
Un passaggio che assume un peso ancora maggiore nel momento in cui la discussione su un caso di cronaca giudiziaria si trasferisce sui social, dove il confine tra opinione, critica e aggressione personale può diventare estremamente sottile.
L’indipendenza dell’avvocato difensore
Nel documento viene inoltre richiamata una frase di Piero Calamandrei: «La libertà e la civiltà giuridica di un Paese si misurano anche dall'indipendenza e dalla sicurezza dell'avvocato difensore».
È proprio da questo principio che la Camera Penale di Paola fa partire la propria presa di posizione: garantire a chiunque sia sottoposto a un procedimento il diritto a una difesa libera e indipendente non significa prendere posizione sulla vicenda giudiziaria, ma tutelare una delle garanzie fondamentali dello Stato di diritto.
I social non sono un tribunale
E mentre l'inchiesta sulla morte di Antonio Perrotta prosegue, il messaggio dell'organismo forense è rivolto anche al modo in cui la vicenda viene raccontata e discussa nello spazio pubblico: il processo si celebra nelle sedi giudiziarie e non nelle piazze virtuali.
La Camera Penale di Paola conclude il proprio intervento rinnovando la solidarietà all'avvocato Gaeta e difendendo il principio secondo cui l'esercizio del diritto di difesa non può diventare motivo di intimidazione o minaccia per il professionista che lo esercita.



