La Corte d’Assise di Cosenza infligge 28 anni a Giorgio Arturi e 23 a Manuel Intrieri. La Dda aveva chiesto l’ergastolo per il presunto esecutore del delitto
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L'aula della Corte d'Assise di Cosenza
Tre condanne per l’omicidio di Pasquale Aquino, il 57enne ucciso il 3 maggio 2022 a Schiavonea, frazione di Corigliano Rossano. La Corte d’Assise di Cosenza ha inflitto 30 anni di reclusione a Francesco Le Pera, 28 anni a Giorgio Arturi e 23 anni a Manuel Intrieri.
La sentenza di primo grado è stata pronunciata oggi, 22 ottobre, dal collegio presieduto dalla giudice Paola Lucente.
Le richieste formulate dalla Dda
La Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, rappresentata in aula dal pubblico ministero Alessandro Riello, aveva chiesto l’ergastolo con un anno di isolamento diurno per Francesco Le Pera e una pena di 23 anni ciascuno per Giorgio Arturi e Manuel Intrieri.
La Corte ha quindi escluso l’ergastolo richiesto per Le Pera, condannandolo a trent’anni, ha inflitto ad Arturi una pena superiore rispetto a quella sollecitata dall’accusa e ha stabilito per Intrieri i 23 anni indicati nella requisitoria.
La ricostruzione dell’omicidio Aquino
Pasquale Aquino fu raggiunto da diversi colpi d’arma da fuoco la sera del 3 maggio 2022, a poca distanza dalla propria abitazione nella zona di Schiavonea.
Secondo la ricostruzione sostenuta dalla Dda, Francesco Le Pera avrebbe partecipato materialmente all’esecuzione dell’agguato. A Manuel Intrieri era stato attribuito un contributo logistico, mentre Giorgio Arturi avrebbe avuto un ruolo nella fase ideativa, preparatoria e organizzativa del delitto.
La Fiat 500L e gli spostamenti ricostruiti dall’accusa
Uno dei principali argomenti affrontati nel processo ha riguardato i movimenti di una Fiat 500L, che secondo la Dda sarebbe stata impiegata nei sopralluoghi precedenti al delitto e nelle fasi successive all’agguato.
Per il pubblico ministero, la vettura avrebbe effettuato quattro sopralluoghi funzionali alla preparazione dell’omicidio. La sera del 3 maggio sarebbe stata localizzata nei pressi del circolo frequentato da Aquino, della sua abitazione e della farmacia Favaro.
Gli ulteriori spostamenti erano stati interpretati dall’accusa come collegati al recupero degli esecutori e al successivo ritorno sul luogo dell’agguato.
Durante la requisitoria Riello aveva richiamato la perizia del professor Sebastiano Battiato, nominato dalla Corte, sostenendo la compatibilità tra i dati Gps e le immagini raccolte dai sistemi di videosorveglianza.
La bicicletta e gli accertamenti balistici
Nel quadro accusatorio ha assunto rilievo anche una bicicletta individuata nell’abitazione di due coniugi. Uno di loro, secondo quanto illustrato in aula dal pubblico ministero, avrebbe riferito di aver prestato il mezzo a Le Pera.
La compatibilità della bicicletta con quella ripresa dalle telecamere sarebbe stata riconosciuta dal consulente dell’accusa e dal perito nominato dalla Corte.
Sul piano balistico, la Dda aveva sostenuto che gli accertamenti collegassero all’omicidio una Bernardelli 60 e una CZ VZ 61 Scorpion, comprese in un arsenale sequestrato durante le indagini.
A queste risultanze erano state affiancate intercettazioni, valutazioni antropometriche e dichiarazioni raccolte nel corso del dibattimento.
Le dichiarazioni di Francesco Cufone
Un altro punto centrale del dibattimento ha riguardato Francesco Cufone, morto poco dopo aver avviato un percorso di collaborazione con la giustizia.
Le sue dichiarazioni erano state richiamate dall’accusa tra gli elementi a sostegno della presunta partecipazione di Le Pera all’esecuzione materiale del delitto.
Le difese avevano contestato l’attendibilità del racconto e sollevato questioni relative al verbale illustrativo della collaborazione. In particolare, i legali avevano evidenziato il riferimento a colpi che Le Pera avrebbe esploso alle gambe della vittima, circostanza che, secondo la loro ricostruzione, non avrebbe trovato riscontro negli accertamenti.
Le difese avevano chiesto di respingere la ricostruzione accusatoria
Le discussioni difensive si erano concluse dopo quasi nove ore di udienza. Gli avvocati Giovanni Zagarese, Pasquale Di Iacovo e Giovanni Scatozza avevano contestato la lettura degli elementi tecnici e indiziari proposta dalla Dda.
I difensori avevano dedicato ampio spazio ai dati digitali riconducibili a Google e alla ricostruzione degli spostamenti, sostenendo che alcuni risultati non fossero compatibili con la presenza degli imputati sulla scena del delitto.
Erano stati inoltre contestati i passaggi relativi al recupero dei presunti esecutori e il valore attribuito dall’accusa alle dichiarazioni di Cufone, alle intercettazioni e agli elementi balistici.

