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Nei lunghi verbali resi con la Dda di Catanzaro, il collaboratore di giustizia Nicola Acri svela altre dinamiche mafiose della provincia di Cosenza. Le sue “attenzioni” dichiarative si sono soffermate soprattutto sulla costa jonica cosentina, dove i casi di “lupara bianca” sono tanti. Ma non ci sono solo omicidi irrisolti, anche conoscenze criminali. Persone che guiderebbero gruppi di ‘ndrangheta lungo la costa, collegati ai cirotani Silvio Farao e Cataldo Marincola. E Nicola Acri queste cose le conosce a menadito, essendo stato per molto tempo il capo della cosca di Rossano alleata con gli “zingari” di Cassano Ionio e in guerra con altri sodalizi mafiosi. Insomma, una storia nota, già vagliata dai giudici. Ma altre pagine di giustizia devono essere scritte. E Nicola Acri dà il suo contributo alla causa.
Acri parla di Francesco Oliverio
Prima di arrivare ai territori di Mandatoriccio e Campana, Nicola Acri riferisce anche su Francesco Oliverio, attuale collaboratore di giustizia. «Me ne parlò Cataldo Marincola dicendomi che durante un periodo in cui eravamo latitanti», tra i boschi del Parco Nazionale della Sila, lato cosentino, «si era recato da questo Oliverio che credo essere della zona di San Giovanni in Fiore», anche se in realtà la Dda di Catanzaro lo indica quale ex boss di Belvedere Spinello, in provincia di Crotone. «Mi disse – dichiara Acri riferendosi ancora a Marincola – che a questo Oliverio, aveva confidato di come Vincenzo Pirillo si fosse comportato male durante la sua assenza. Allo stesso modo però era rimasto male del fatto che Francesco Oliverio aveva informato delle sue lamentele su Pirillo anche Amantea e Cariati».
Le nuove rivelazioni
Poi il discorso affronta la questione di Vincenzo Santoro, detto il “Monaco“. «E’ un soggetto – spiega Acri – affiliato alla cosca di Cirò e posso dirvi che sono stato io a presentarlo a Cataldo Marincola negli anni della latitanza di cui vi sto parlando. So che Cataldo lo ha formalmente affiliato dandogli la responsabilità sull’area di Mandatoriccio e zone montane di Campana». Acri quindi aggiunge un particolare: «Nel 2008/2009 ricordo che Santoro venne a trovarmi dicendomi che Cataldo Marincola gli aveva ordinato di uccidere un latitante, Napoleone Vulcano» al quale i cirotani «rimproveravano diverse cose tra cui il fatto di aver messo le mani addosso alla propria nipote. Santoro mi disse che insieme» a un altro soggetto «lo aveva ammazzato tra i comuni di Scala Coeli e Torretta (Crucoli, ndr) facendone sparire il corpo».
Il mistero di Vulcano
Napoleone Vulcano per la giustizia italiana è ancora latitante, mentre per la ‘ndrangheta è morto e sepolto. Vulcano negli anni scorsi fu condannato alla pena dell’ergastolo per l’omicidio di Francesco Arturi, muratore di 41 anni assassinato il 3 gennaio del 2001 a Savelli, in provincia di Crotone. Vulcano aveva affrontato i vari gradi di giudizio da “uccel di bosco“, ma probabilmente già nella fase del giudizio di secondo grado, anno 2010, era da trattare come un caso di “lupara bianca“. Alla Dda di Catanzaro, coordinata oggi dal procuratore facente funzioni Vincenzo Capomolla spetta quindi il compito di fare luce su questa ennesima vicenda di sangue.

