Custodia cautelare in carcere per i cinque indagati fermati dalla Guardia di Finanza nel comune tirrenico: rinvenuti oltre cinque chili di cocaina
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Custodia cautelare in carcere per tutti e cinque gli indagati arrestati nell’ambito dell’operazione antidroga “Tabula Rasa”, condotta dalla Guardia di Finanza nel territorio di Cetraro. Al termine dell’udienza di convalida, celebrata davanti al gip del Tribunale di Paola, il giudice ha disposto il carcere per tutti gli arrestati, accogliendo integralmente l’impianto accusatorio prospettato dall’autorità giudiziaria. La decisione conferma, allo stato, la solidità del quadro indiziario emerso dalle indagini e l’impostazione investigativa seguita dalle Fiamme Gialle.
L’operazione risale alla scorsa settimana ed è scattata nel territorio di Cetraro, dove i finanzieri della Tenenza di Cetraro e della Compagnia di Paola, nell’ambito di un’intensificazione dei controlli contro il traffico di stupefacenti, avevano individuato un casolare ritenuto adibito a base per il taglio e il confezionamento della droga. All’interno dell’immobile erano stati rinvenuti e sequestrati cinque panetti di cocaina, per un peso complessivo di circa 5 chili e mezzo, oltre a 750 grammi di marijuana, materiale per il confezionamento, bilancini e una somma in contanti superiore ai 100 mila euro, suddivisa in più mazzette e sigillata in buste sottovuoto.
Nel corso delle attività era stata inoltre sequestrata un’autovettura dotata di doppio fondo, ritenuta funzionale al trasporto occulto dello stupefacente. Secondo le prime stime investigative, la cocaina sequestrata avrebbe potuto alimentare un vasto mercato di spaccio, con un valore complessivo superiore al milione di euro.
Gli arresti in flagranza avevano riguardato Elia Ricco, Marco Ricoso e Armando Tricarico, tutti di Cetraro, oltre a due soggetti originari della provincia di Reggio Calabria. Ricoso e Tricarico, in particolare, erano stati identificati mentre si trovavano all’interno di un terreno riconducibile al contesto investigativo. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Paola, diretta dal procuratore capo Domenico Fiordalisi, avevano consentito di ricostruire il ruolo dei singoli indagati nelle condotte contestate.




