Sono due i punti nevralgici della contestazione attivata dagli autotrasportatori nell'area urbana cosentina ed interessano in particolare il territorio a nord del capoluogo, lungo i principali snodi della zona industriale di Rende e Montalto Uffugo. Fin dalle prime ore della giornata si è registrato lo stazionamento di una decina di mezzi pesanti all'imbocco di Via Cristoforo Colombo in località Settimo, all'altezza della rotatoria di collegamento con Quattromiglia e un altro presidio nei pressi del bivio tra Montalto e Rose, in prossimità di contrada Coretta.

Fedralog in campo

Limitati i disagi alla circolazione. Almeno per il momento. Perché i manifestanti minacciano nelle prossime ore di intensificare le azioni di dissenso, se dalle istituzioni non dovessero arrivare provvedimenti adeguati: «Ormai non abbiamo più margini di guadagno – sostiene Domenico Mammone, referente per Cosenza di Fedralog, la Federazione Autotrasporti e Logistica – Dovete pensare anche che la Calabria è un territorio morfologicamente particolare, con salite sulle quali per inerpicarsi, un camion arriva a consumare anche un litro ogni tre chilometri. Senza un sostegno concreto, davvero non sappiamo più come fare. Dov’è lo Stato? – si chiede Mammone – Non si vedono le istituzioni ad eccezione delle forze dell’ordine che ringraziamo per il loro spirito collaborativo. Io spero che la nostra Presidente del Consiglio si decida a fare qualcosa altrimenti proseguiremo ad oltranza. Oggi in maniera blanda, poi però non so che continueremo a mantenere la calma, perché oggi ancora un piatto di pasta in tavola lo portiamo, domani non siamo sicuri». Una chiosa che suona come una minaccia quella del rappresentante di Fedralog.

Il caro gasolio

Il caro gasolio il motivo centrale della protesta; a proposito, il tetto al prezzo dei carburanti sbandierato come la panacea di tutti i mali è già andato a farsi benedire: «Non c’è nessun tetto, nessun limite – dice Francesco Petrasso, uno degli autotrasportatori scesi in strada – Il prezzo del barile di petrolio è sceso ma alla pompa il carburante continua ad aumentare. Mancano controlli e la speculazione prospera. E le grandi multinazionali petrolifere portano a casa profitti a dismisura». Gli autotrasportatori del Mezzogiorno poi, si sentono doppiamente penalizzati dalle distanze logistiche rispetto ai centri metropolitani in cui il lavoro si concentra: «Per un viaggio verso il nord – ricorda Francesco De Rose, un altro autotrasportatore in protesta – servono circa mille litri di gasolio. Tradotto in soldoni significa spendere circa 2.500 euro solo di carburante. E poi ci sono i costi di trasferta. Spese che non riusciamo a recuperare con gli incassi. Venisse il ministro Salvini a lavorare con noi. Si prenda l’azienda mia che io mi accontento di uno stipendio di 2.500 euro al mese e sto bene».

Anche nella zona industriale dell'area urbana cosentina si registrano concentramenti di autotrasportatori pronti al blocco stradale. I presidi principali tra Rende e Montalto Uffugo