Da alleata privilegiata del mondo conservatore americano a leader considerata ormai inaffidabile dall'universo MAGA. Lo scontro tra Giorgia Meloni e Donald Trump continua ad aggravarsi e rischia di aprire una delle fasi più delicate nei rapporti tra Roma e Washington degli ultimi anni.

Dopo il duro attacco del presidente americano nei confronti della premier italiana, è arrivata infatti anche la presa di posizione di Steve Bannon, storico stratega della prima campagna presidenziale di Trump e figura di riferimento del movimento conservatore statunitense.

Le sue parole, riportate da Repubblica, segnano una rottura politica che appare ormai totale.

«Lei era fantastica, ma ormai è diventata una globalista totale», afferma Bannon. «Non la prendo più seriamente e nessuno negli Stati Uniti lo fa». Parole pesanti che arrivano al termine di settimane di tensioni culminate con il deterioramento dei rapporti tra la Casa Bianca e Palazzo Chigi.

Secondo l'ex consigliere di Trump, Meloni avrebbe tradito le aspettative americane schierandosi progressivamente sulle posizioni dell'Unione Europea e della Nato.

«Ha giocato il gioco dell'Unione Europea perché le servivano i soldi e quello della Nato per convenienza politica», sostiene Bannon, accusando la premier di non aver sostenuto adeguatamente gli Stati Uniti nelle recenti crisi internazionali.

Al centro delle contestazioni vi sarebbe soprattutto il mancato appoggio italiano alle iniziative americane per la sicurezza delle rotte marittime strategiche nel Golfo Persico, nel Mar Rosso e nell'area di Suez.

«Quando gli Stati Uniti hanno avuto bisogno di un alleato che si schierasse e sostenesse uno sforzo navale congiunto, lei si è tirata indietro», attacca ancora l'ex stratega trumpiano.

L'accusa più grave, tuttavia, arriva nella parte finale dell'intervista.

«Le azioni nocive e dannose di Meloni contro l'America durante un tempo di guerra non verranno dimenticate presto. Lei non è un'amica degli Stati Uniti e ci saranno conseguenze». Un'affermazione che, pur priva di riferimenti concreti, viene interpretata come un chiaro avvertimento politico.

Nel frattempo Giorgia Meloni sceglie di non alimentare ulteriormente lo scontro. Durante una visita in Friuli, circondata da simpatizzanti e cittadini, si è limitata a ribadire: «Non mollo».

Dietro il silenzio pubblico della presidente del Consiglio, però, cresce la preoccupazione per gli effetti che questa crisi potrebbe produrre.

I timori riguardano soprattutto due fronti. Il primo è quello militare e strategico. Gli Stati Uniti rappresentano infatti il principale alleato dell'Italia sul piano della difesa e la presenza delle basi americane sul territorio nazionale continua a rivestire un ruolo fondamentale negli equilibri della sicurezza mediterranea.

Il secondo riguarda il commercio internazionale. All'interno dell'esecutivo si teme che l'irrigidimento dei rapporti possa tradursi in nuove misure tariffarie o in una linea più dura nei confronti dei prodotti europei e italiani.

Un'ipotesi che preoccupa in particolare i comparti agroalimentare e manifatturiero, già esposti alle tensioni commerciali degli ultimi anni. Lo scontro appare ancora più significativo perché arriva dopo una lunga fase di sintonia politica tra Meloni e il mondo conservatore americano.

La premier era stata spesso indicata come uno dei principali interlocutori europei del trumpismo e aveva ricevuto negli anni apprezzamenti pubblici sia da Trump sia dallo stesso Bannon.

Oggi quel rapporto sembra definitivamente compromesso.

Nell'universo MAGA, intanto, emergono nuove figure considerate più vicine alle posizioni dell'ex presidente americano. Tra queste viene citato con crescente frequenza il generale Roberto Vannacci, osservato con interesse da alcuni ambienti della destra statunitense.

Mentre Meloni prosegue la sua agenda internazionale con gli incontri previsti a Berlino e in Francia, il gelo con Washington rischia di trasformarsi in un elemento centrale della politica estera italiana.