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In (quasi) cinque anni ne è passata di acqua sotto i ponti del consiglio comunale di Corigliano Rossano, il primo della storia nell’era post-fusione. Da quel giugno 2019 sono mutati, dinamiche, alleanze e nel tempo anche gli scenari, sia tra le fila della maggioranza, sia all’interno di una opposizione partita quasi a razzo – è bene dirlo subito – con l’operazione verità sui “livellari” e poi ammosciatasi nel tempo fino a fare il solletico a Flavio Stasi e lasciando che il sindaco pianificasse in discesa la sua ricandidatura.
In un lustro la geopolitica consiliare ha superato varie crisi. In primis quella causata dal movimento civico “Corigliano Rossano domani”, i cui esponenti sono stati eletti in maggioranza – hanno anche espresso il vicesindaco ed un assessore – tranne poi fornire l’assist al sindaco per la loro definitiva defenestrazione, causata da un tira e molla su richieste – forse sarebbe meglio dire pretese o pressioni – di cui Stasi si era stancato.
E se fino a quel momento la maggioranza ha potuto mostrare i muscoli, forte dei numeri, la fuoriuscita dei tre di Corigliano Rossano domani ha costretto il primo cittadino a guardarsi attorno, a tessere nuovi “rapporti occasionali” con qualcuno all’opposizione, quelli che si utilizzano alla bisogna, come quando c’era da tenere botta agli scricchiolii della maggioranza. Per buttare giù dalla torre Mattia Salimbeni, Rocco Gammetta, Antonio Cassano (oggi in Azione), e con loro l’assessore Giovanni Palermo ed il vicesindaco Claudio Malavolta, Stasi ha dovuto riequilibrare le sorti della sua compagine varando lo Stasi Bis, un nuovo esecutivo, e pescando tra le opposizioni.
Da allora, era l’ottobre 2021, tutte le forze di governo sono tornate nei ranghi – malpancisti compresi – senza subire più contraccolpi, al contrario delle minoranze, tra cui figura(va) il Partito democratico che da un anno a questa parte – da quando Aldo Zagarese se n’è andato sbattendo la porta – è rappresentato da Rosellina Madeo, eletta all’opposizione ma sostanzialmente organica alla maggioranza.
Quell’operazione di avvicinamento al Pd, tuttavia, non è stata la sola a regalare la serenità dei numeri al primo cittadino, per un periodo risicatissimi, con 13 consiglieri – sindaco compreso – da una parte e 12 (ma solo sulla carta) dall’altra.
Che delusione
Sarebbe interessante, ancora, raccontare il percorso, non solo di quei consiglieri comunali che hanno cambiato casacca (o posizione) nei cinque anni, ma anche di chi si è visto solo al primo consiglio e poi ha iniziato a giustificare le sue croniche assenze, di chi si imbosca in remoto – il nuovo statuto lo prevede anche in epoche post pandemia – di chi vive e lavora da tempo fuori regione, o di chi non ha quasi mai (non sono pochi) proferito parola. Tutti quelli, insomma, che con i loro atteggiamenti hanno deluso gli elettori, perché non hanno assolto al compiuto a cui sono stati delegati dal popolo. Ma questa è un’altra storia che racconteremo presto.
Tra scenari futuri e papabili
La storia del consiglio comunale fino ad oggi – e relativi spostamenti di armate sullo scenario del prossimo Risiko! – consente di ipotizzare quello che sarà. Ormai è noto che Stasi si ricandiderà e con sé vorrebbe poter contare sui suoi storici alleati (come i movimenti civici e gli extra consiliari Verdi, cavalcati al tempo dall’assessore alla cultura Alessia Alboresi per ottenere la nomina in giunta), ma anche sul Pd e sul Movimento Cinque Stelle, formazione con cui sembra già esserci un accordo.
Tra gli oppositori potrebbe ricandidarsi anche Gino Promenzio a capo della coalizione Civico e Popolare mentre il gruppo consiliare più consistente, ovvero Azione – nonostante la ritrosia di qualcuno dei suoi rappresentanti – finirà per sostenere il candidato a sindaco della coalizione di centrodestra, area alla quale sono storicamente più affini la maggior parte dei calendiani coriglianorossanesi ed i vertici del partito – il consigliere regionale Giuseppe Graziano ed il capogruppo consiliare Vincenzo Scarcello – su tutti.
Ad oggi, a soli sei mesi dalle elezioni, resta però l’incognita sulla figura che guiderà la coalizione di centrodestra. Tra i nomi più caldi c’è quella della presidente della commissione regionale Sanità, Pasqualina Straface, ma non sono da escludere altre soluzioni, anche extrapartitiche come l’ex sindaco Stefano Mascaro. A proposito di partiti, vorranno dire la loro le formazioni al governo centrale, Fratelli d’Italia – il cui gruppo in consiglio comunale è stato istituito di recente con la surroga di Giovanni Vergadoro al compianto Raffaele Vulcano, scomparso prematuramente a 45 anni nelle scorse settimane – e Forza Italia su tutte. Al di fuori delle coalizioni classiche, infine, potrebbero non mancare gli outsider come l’ex senatrice grillina Silvana Abate, pronta a cavalcare l’onda degli scontenti cronici, i comitati del “no” (a tutto).

