Tutti gli articoli di Politica
PHOTO
I diktat, in politica non piacciono a nessuno. Tantomeno ad un partito che si definisce democratico. Accennato ieri della “convocazione” del segretario del Pd di Corigliano Rossano, Franco Madeo, da parte del segretario provinciale dem, Vittorio Pecoraro, con l’obiettivo di ricondurre il Pd locale nell’alveo che conduce a Flavio Stasi e dopo una prima missiva inviata anche al segretario regionale Nicola Irto con la quale 21 dirigenti su 31 chiedono autonomia di manovra e di poter individuare una soluzione elettorale che ritengono migliore, Giuseppe Tagliaferro oggi ha preso “carta e penna” per manifestare disapprovazione rispetto ai metodi della federazione cosentina.
Lo storico dirigente locale, già segretario cittadino, si rivolge proprio a Irto e Pecoraro e per contestare i modi: sostanzialmente è dell’idea che un partito non debba essere trascinato su posizioni contrarie a quelle espresse dalla maggior parte della base e dei dirigenti locali. Insomma, buona parte del Pd di Corigliano Rossano non sarebbe pronto a sostenere la ricandidatura del sindaco uscente, nonostante le pressioni a largo raggio, comprese quelle che giungono dalla federazione.
Tagliaferro sottolinea in prima battuta la necessità di una maggiore presenza dei vertici dem provinciali e regionali in città. E tanto perché «la terza città della Calabria, soprattutto dopo lo sforzo delle popolazioni dei due ex comuni di aver favorito la fusione che costituisce la più grande novità istituzionale calabrese per le dimensioni della nuova realtà, merita maggiore attenzione e ci si aspettava un contributo a sostenere un percorso formativo-decisionale in vista delle ormai prossime elezioni comunali che rappresentano una vera sfida che imponeva di ricercare una ampia coalizione progressista».
Secondo l’ex segretario – che al congresso cittadino aveva ottenuto il numero maggiore di consensi ma è stato scalzato da un accordo al ballottaggio tra il secondo, Franco Madeo poi eletto, ed i terzi, gli stasiani del Pd rappresentati dalla mozione Mariolina Cacciola – «è mancato proprio quel confronto che avrebbe consentito al partito regionale, ai dirigenti provinciali e agli stessi esponenti politici di conoscere meglio la situazione locale, le dinamiche interne ed il rapporto con la cittadinanza, senza scorciatoie talvolta influenzate da personalismi e da interessi elettoralistici estemporanei, avulse da un più definito progetto politico comune».
Insomma, se le segreterie regionali e provinciali fossero state più presenti avrebbero intuito che la maggior parte del partito coriglianorossanese non è certamente dalla parte di Flavio Stasi. E non da oggi, ma già prima delle elezioni del 2019.
Giuseppe Tagliaferro prosegue riferendo come facciano «riflettere» le modalità con le quali gli è stato recapitato l’invito – nelle sue vesti di membro della segreteria provinciale – ricevuto per partecipare alla riunione convocata a Cosenza da Pecoraro. Ovvero, appena un giorno prima con all’oggetto “riunione operativa”.
Quell’“operativa” «indurrebbe – scrive Tagliaferro – a far pensare ad un fase avanzata e definita di un percorso condiviso, viceversa fin qui non avvenuto, con dirigenti e iscritti, che saranno poi quelli chiamati a fare la campagna elettorale».
Ringraziando, quindi, per l’invito «pur comprendo la tua posizione, caro Vittorio, e le sollecitazioni che avrai ricevuto, interpretando il comune sentimento di tanti, non si può partecipare ad una tale “riunione” per le modalità e i tempi con cui è stata indetta, occorrendo salvaguardare anche la dignità del circolo di Corigliano Rossano del Pd, che per definizione è un partito democratico e si basa sul rispetto delle regole democratiche nella formazione delle decisioni».
Giuseppe Tagliaferro conclude invitando a sua volta a Corigliano Rossano i componenti delle segreterie per «discutere delle elezioni comunali in questione, prima di fare ogni altra riunione, compresa quella di venerdì 8 marzo».

