L’esponente di Italia del Meridione Valle dell’Esaro sostiene che la riapertura dell’importante arteria viaria non sia più rinviabile
Tutti gli articoli di Politica
PHOTO
«A distanza di oltre vent’anni, la frana di Cavallerizzo continua a rappresentare una ferita aperta non solo per la popolazione locale, costretta a stravolgere le proprie abitudini di vita e a rinunciare a condizioni di normalità e dignità, ma anche per l’intero tessuto economico del territorio. La chiusura della strada ha infatti privato la zona di un’arteria viaria fondamentale, con ripercussioni profonde e durature sul commercio e sulla mobilità». È quanto dichiara Alessandro Zupi, esponente di Italia del Meridione – Valle dell’Esaro.
«Quella strada rappresentava un collegamento strategico tra i paesi del versante arbëreshë e l’intera Valle dell’Esaro, in provincia di Cosenza. Un’infrastruttura essenziale per lo sviluppo economico, sociale e produttivo di un’area già fragile, che nel tempo ha visto aggravarsi fenomeni di isolamento, spopolamento e impoverimento. Il commercio locale è stato tra i settori maggiormente colpiti: numerose attività hanno chiuso i battenti, incapaci di reggere l’impatto di una viabilità compromessa e di una progressiva riduzione dei flussi.
La delocalizzazione dell’intero abitato di Cavallerizzo ha ulteriormente accentuato il declino demografico ed economico, segnando in modo irreversibile l’equilibrio della comunità. Oggi, dopo due decenni di attesa, resta aperta una domanda fondamentale: chi è responsabile della mancata riapertura della strada? A pagare il prezzo più alto sono ancora una volta i cittadini, che continuano ad attendere risposte concrete da parte delle istituzioni.
Su questo tema interviene con forza il Gruppo, sempre operativo e vigile su tante situazioni, Italia del Meridione – Valle dell’Esaro, che, anche attraverso la voce di Alessandro Zupi, porta avanti una posizione chiara e determinata: la riapertura della strada di Cavallerizzo non è più rinviabile. Il gruppo si propone come soggetto di mediazione tra enti locali, Regione ed enti competenti, con l’obiettivo di riportare la questione al centro dell’agenda politica e istituzionale.
Accanto a questa richiesta, Italia del Meridione intende inoltre riaccendere l’attenzione su un altro progetto di fattibilità rimasto “fantasma” dagli anni Ottanta: il collegamento tra la SS 283 delle Terme (strada dei due mari) e la SS 107. Un’infrastruttura che, partendo da San Marco Argentano, avrebbe dovuto collegare i comuni arbëreshë – bivio di Cervicati, Mongrassano, Cerzeto, San Martino di Finita, Rota Greca, Montalto Uffugo – per poi sboccare a San Fili.
Un progetto che oggi, proprio a causa della frana di Cavallerizzo, rischia di apparire come un’utopia irrealizzabile. Eppure, quell’idea nasceva con una visione precisa: collegare le aree interne all’Università della Calabria e ai principali assi viari regionali. Un’opportunità che potrebbe ancora oggi rappresentare un volano di sviluppo per territori che si stanno progressivamente svuotando, ma che conservano enormi potenzialità. In questo quadro, il Gruppo Italia del Meridione sottolinea l’importanza strategica dell’intera Valle dell’Esaro e della zona industriale del Fullone di San Marco Argentano, crocevia fondamentale per il rilancio economico dell’area.
Una posizione geografica privilegiata che merita attenzione, investimenti e scelte infrastrutturali coraggiose. Per Italia del Meridione – Valle dell’Esaro, non si tratta solo di strade, ma di diritti, di futuro e di sviluppo. Senza collegamenti, non c’è crescita. Senza risposte, i territori continuano a pagare un prezzo che non possono più permettersi», conclude Alessandro Zupi.

