Da oltre un mese agricoltori e autotrasportatori protestano contro il caro carburanti, ma la loro mobilitazione resta ai margini del dibattito nazionale. Da Fiorello al caso Realpolitik, fino agli incontri convocati da Salvini: il Sud reclama ascolto mentre il Governo attacca i blocchi
Tutti gli articoli di Politica
PHOTO
A meno di un anno dalle elezioni politiche l'autunno del Paese è davvero caldissimo. Al centro e al Nord sono scesi in piazza i ragazzi che chiedono un futuro migliore. Al Sud agricoltori e autotrasportatori protestano da fine settembre contro il caro carburante. La protesta dei ragazzi di Milano e Torino ha subito conquistato le prime pagine dei giornali soprattutto per gli episodi di violenza che le hanno caratterizzate. Così una protesta la cui rivendicazione di fondo sfugge ai più, arriva al centro del dibattito politico nazionale. Merito, o colpa, di una sparuta minoranza che ha deciso di rovesciare bidoni, transenne, spaccar vetrine, rubare bici di Decathlon, razziare un supermercato e una boutique a Milano.
Non così la protesta sacrosanta che ha il suo epicentro in Calabria e Basilicata che è stata ampiamente snobbata dal Governo a anche dai media nazionali. Basti pensare che ne ha dovuto parlare Fiorello al Tg Uno. Il noto showman nel lanciare il suo nuovo programma ha voluto rivolgere un pensiero «a tutti gli amici del Sud Italia che stanno protestando senza spaccare niente e questo è molto importante». Fiorello ha anche invitato a spostare la luce non solo sulle violenze degli studenti, ma anche sui pacifici e giusti scioperi che stanno interessando tutto il Sud.
Un appello venuto dopo il pasticciaccio di “Realpolitik su Rete 4 “, trasmissione condotta dal giornalista Tommaso Labate, calabrese anche lui. Sabato sera, a Falerna, nei pressi dello snodo sullo svincolo della A2 del Mediterraneo era previsto un collegamento con la trasmissione. La troupe era sul posto, ma dopo una lunga attesa il collegamento non c’è mai stato. Di contro si sceglieva di dare spazio per tutta la puntata alla manifestazione di Milano e agli scontri e alle violenze registratisi. Il giornalista ha ripristinato il collegamento nella puntata del giorno dopo, negando qualsiasi censura e appellandosi al dovere di cronaca che ha imposto un cambio di programma e l’apertura di una finestra sui fatti di Milano.
Ma non sono solo i media ad essere tiepidi verso la protesta.
Domani mattina, infatti, negli uffici della Prefettura di Milano, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini incontrerà le associazioni nazionali e i principali sindacati del settore dell’autotrasporto. Per il pomeriggio, è fissato l’incontro con i gruppi più spontanei, con cui è già in contatto da giorni. Una convocazione che arriva dopo quasi un mese dall’inizio delle proteste.
Non solo. Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida sui social ha criminalizzato la protesta sostenendo che «Manifestare è lecito e degno di rispetto, ma bloccare le strade per impedire ai prodotti di essere distribuiti è un reato».
«Rispetto le istanze di tutti, ma considero grave e intollerabile che milioni di italiani rischino, a causa di blocchi stradali, di vedere negozi privi di merce o con prezzi molto più alti che aggravano la condizione di molte famiglie», ha scritto, invitando a garantire la circolazione e gli approvvigionamenti.
Per fortuna a dare voce ai manifestanti ci ha pensato il Pd. Ieri durante l’assemblea nazionale del partito ha dato spazio agli interventi di due manifestanti. Uno calabrese, Francesco Catalano, di Grotteria e un olivicoltore pugliese.
Insomma davvero un Paese al contrario: i violenti, che restano una minoranza, hanno attenzioni, chi manifesta da oltre un mese in maniera pacifica viene criminalizzato.



