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«Quando ci ribelleremo»? La domanda la pone il movimento politico Corigliano Rossano Futura rappresentato dalla presidente del consiglio comunale, Marinella Grillo, dalla vicesindaco Maria Salimbeni e dall’ex primo cittadino di Rossano, Tonino Caracciolo. Il quesito deriva dalla carenze di infrastrutture nella Sibaritide e dai mancati impegni dei governi nazionali e regionali nel tempo.
Nel condividere la protesta inscenata dai sindacati nei giorni scorsi sulla statale 106, il sodalizio che sostiene il sindaco Flavio Stasi esordisce ricordando come lo scarso impegno verso il territorio ionico sia figlio di una mancata programmazione nazionale e regionale e soprattutto dell’assenza di visione e strategia.
«Una visione – sottolineano – che tenga conto di demografia, economia, patrimonio culturale quale capitale da mettere a frutto per lo sviluppo dell’intera Calabria. Una strategia che sappia definire obiettivi, tempi e modalità per porre mano ad un riassetto infrastrutturale che valorizzi l’esistente, città, porti, aeroporti, strade e ferrovie in una ottica di connessione a valenza europea e di intermodalità».
«Che senso ha parlare di aeroporto di Crotone senza bretella ferroviaria? Di alta velocità senza il tracciato Praia – Tarsia e la bretella di Turio? Che senso ha parlare di porto di Schiavonea senza ferrovia, molo crocieristico e servizi per la pesca?» si chiedono ancora dal movimento.
«Il recente provvedimento di un governo traditore della Calabria circa la ZES unica non fa che aggravare un quadro già alquanto fosco» e «quel che colpisce in questa vicenda è l’assenza totale delle nostre rappresentanze istituzionali, soprattutto di quelle di maggioranza elette nel nostro territorio». Un silenzio, secondo Corigliano Rossano Futura che assume i connotati dell’«incapacità politica e di disinteresse» e che «segnala ancora una volta quale danno si stia arrecando all’area della Calabria a maggior grado di sviluppo». «Ecco perché – concludono – riteniamo sia giunto il momento di ribellarsi. Di voltare pagina, di usare tutti i mezzi che la democrazia ci offre perché scatti la rivolta morale, prima che politica. Perché ormai la misura è colma».

