Si è appena conclusa la kermesse di tre giornate della VII Edizione del Premio Nazionale dedicato ad Annalisa Durante con la cerimonia di premiazione delle candidature pervenute dagli istituti penitenziari e dalle biblioteche carcerarie italiane nel giorno intitolato “Oltre le grate”.

I detenuti della casa circondariale di Castrovillari, sollecitati dall’area trattamentale e dal Direttore Carrà, hanno partecipato con numerosi e significativi lavori alla commemorazione di questa ragazzina trucidata a 14 anni – per errore – nel quartiere Forcella di Napoli confluiti nel libro “Mare dentro. La memoria di Annalisa Durante, dentro e fuori dal carcere” in cui si racconta la storia del terribile omicidio.

Il Direttore Carrà, ha ricevuto il premio della Casa Circondariale di Castrovillari e, nel suo intervento, non solo ha illustrato le attività che si svolgono nel penitenziario calabrese ma ha evidenziato come il lavoro sia la vera forma di reinserimento del reo in quanto, come dimostrano studi recentissimi del CNEL, si abbatte la recidiva del 98% che, in termini pratici, significa che di cento detenuti reimmessi in società soltanto due di essi torneranno a delinquere.

L’esperienza della Casa Circondariale di Castrovillari rimanda ad alcuni percorsi virtuosi che partendo dal lavoro, nelle sue varie declinazioni consentite dall’ordinamento, hanno prodotto reinserimento. Importantissimo è stato legare la formazione professionale e le imprese del territorio. Si è progettato, ed è tutt’ora in essere, un percorso di formazione in operatori dell’edilizia, e attraverso la collaborazione di imprese locali, i detenuti hanno potuto beneficiare dell’assunzione da parte delle stesse.

È stata adeguatamente sfruttata la “legge Smuraglia” che offre al datore di lavoro di soggetti in detenzione, la possibilità di ottenere sgravi contribuitivi. Sono oramai 6 anni che la Direzione della CC di Castrovillari forma “muratori qualificati” che, in un primo momento in regime di lavoro all’esterno e successivamente con l’ammissione a misure alternative proseguono il percorso lavorativo intrapreso.

Ecco il motivo per cui iniziative del genere, secondo il Direttore, debbano essere portate avanti in quanto riescono a tramutarsi in impegno educativo e di riscatto non solo per i giovani delle scuole ma anche per i detenuti delle carceri di tutta Italia portando avanti quel ruolo - nuovo e rivoluzionario – che sta acquisendo sempre di più il concetto di giustizia riparativa quale momento di riscatto per i detenuti ma anche e soprattutto occasione di riflessione sull’illecito commesso con la relativa modifica dell’approccio soggettivo a quelli che sono gli stereotipi che vengono trasmessi anche dalla televisione, dai giornali, rispetto alla criminalità, alla pena, alla punizione, al senso del punire, e poi rispetto al carcere.