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La Direzione Investigativa Antimafia: «Immutata la mappa criminale in provincia di Cosenza»

La Direzione Investigativa Antimafia: «Immutata la mappa criminale in provincia di Cosenza»

La consueta relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia non è altro che il riassunto delle indagini portate a termine dalle rispettive Distrettuali presenti in tutto il territorio italiano. Ovviamente a noi interessa ciò che succede in provincia di Cosenza e anche in Calabria. 

Il quadro criminale – secondo i magistrati antimafia – non è assolutamente cambiato rispetto agli ultimi anni dove le cosche hanno mantenuto inalterati i loro equilibri interni che tuttavia sono stati scalfiti dalle varie operazioni compiute da carabinieri, polizia e Guardia di Finanza.

In provincia di Cosenza, come detto, la situazione sarebbe immutata. Le recenti inchieste antimafia che hanno caratterizzato l’operato della Dda di Catanzaro, e nello specifico il lavoro del pubblico ministero Pierpaolo Bruni, hanno riguardato in particolare modo il presunto clan “Rango-zingari” nato dopo l’estinzione criminale della famiglia Bruni “bella bella” che agli inizi del 2000 si alleò con il gruppo di etnia rom presente sia a Cosenza sia a Cassano all’Jonio e dominante nel settore del traffico di droga.

Gli ultimi collaboratori di giustizia hanno ricostruito tutte le alleanze nate prima e dopo la morte di Luca Bruni, ucciso il 3 gennaio del 2012 dopo diverse riunioni che sarebbero state fatte tra “Rango-zingari” e “Lanzino-Patitucci”. Almeno è quanto sostengono gli inquirenti che hanno indagato sulla morte del fratello di Michele Bruni, scomparso anni fa a causa di una bruttissima malattia.

Negli ultimi anni a Cosenza sarebbe stata sancita una “grande alleanza” sfociata in una «confederazione tra clan» che avrebbe gestito tutte le attività criminali i cui proventi sarebbero dovuti finire in una “bacinella comune”. Tanti pentiti hanno confermato questa circostanza anche se di recente, e lo vedremo in un altro momento, l’ultimo collaboratore di giustizia Daniele Lamanna ha raccontato un’altra verità.

Tornando alla relazione semestrale della Dia, si evince che «il panorama criminale della provincia appare sostanzialmente immutato rispetto ai semestri precedenti, restando caratterizzato dall’operatività del gruppo Rango-zingari, sorto, nel recente passato, dalla fusione tra i superstiti della cosca Bella-bella e il gruppo degli zingari cosentini. L’aggregato criminale in parola avrebbe, inoltre, stretto un patto federativo con le due compagini mafiose dei Perna-Cicero e Lanzino, anch’esse operanti nel capoluogo». 

La mappa criminale divulgata dalla Dia
La mappa criminale divulgata dalla Dia

La geografia criminale prosegue poi con la fascia Tirrenica cosentina. «A Scalea si registra la presenza dei Valente e degli Stummo, in contatto con i Muto, la cui influenza si estende su tutto il versante tirrenico cosentino, da Guardia Piemontese fino al confine con la Basilicata. La città di Paola, oltre a subire l’influenza dei citati Rango-zingari, risulta segnata dalle cosche Martello-Scofano-Ditto-Serpa, da sempre contrapposte. Ad Amantea, al confine con la provincia di Catanzaro, insistono i Besaldo, gli Africano e i Gentile, quest’ultimi colpiti da una confisca eseguita nel mese di marzo dalla sezione operativa D.I.A. di Catanzaro». La Dia poi entra nel dettaglio e spiega: «Nello specifico è stato sottratto ad un imprenditore – peraltro nipote del capo cosca e collegato alla ‘ndrina Lanzino-Di Puppo – un patrimonio del valore di oltre 1,2 milioni di euro, costituito, tra l’altro, da un’attività di commercio al dettaglio di abbigliamento e da quote di società operanti nel comparto della gestione degli impianti sportivi, della pulizia in genere e del commercio di autoveicoli».

Sullo Jonio, invece, dominerebbe la presunta cosca degli Abbruzzese «con particolare riferimento ai comuni di Cassano allo Ionio, Rossano, Corigliano Calabro, Cosenza e Scanzano Jonio (provincia di Matera), mentre a Castrovillari si segnalano i Recchia-Impieri. Sempre su Cassano allo Ionio si segnalano, oltre agli Abbruzzese, anche i Forastefano-Portoraro-Faillace e i Bevilacqua.
Nella zona di Rossano e nella Piana di Sibari sarebbero infine operativi i Galluzzi-Acri-Morfò, mentre a sud della provincia, tra Paterno Calabro, Rogliano e Piano Lago si segnalano i Chirillo».

Tuttavia alcune delle consorterie mafiose citate dalla Dia negli ultimi anni non sono state interessate da operazioni di polizia giudiziaria. A meno che non vi siano indagini in corso, il quadro criminale è completato anche da inchieste del passato. (a. a.)

(1. continua)

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