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Paola, l’inchiesta su Agostino Iacovo partì da un danneggiamento a un supermercato

Paola, l’inchiesta su Agostino Iacovo partì da un danneggiamento a un supermercato

Una delle ultime indagini del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Cosenza ha fatto molto discutere, perché avrebbe permesso di far venire a galla un sistema illecito creato ad arte dall’imprenditore, già noto alle forze dell’ordine, Agostino Iacovo che gli investigatori ritengono sia collegato al clan Muto di Cetraro. 

L’inchiesta, che ha portato all’arresto di 14 persone – secondo la procura di Paola con il ruolo di “prestanome” per coprire l’effettivo titolare delle singole attività commerciali e non – viene descritta sin dalla sua origine dal gip del tribunale di Paola Rosamaria Mesiti.

Le risultanze investigative dei finanzieri, infatti, partono nel 2012 quando un supermercato viene danneggiato con colpi di arma da fuoco. Un atto intimidatorio, quindi, che suscita l’interesse degli inquirenti, i quali avviano immediatamente un’attività tecnica basata su intercettazioni e osservazioni per cercare di risalire agli autori dell’evento delittuoso. Responsabili, tuttavia, ancora rimasti ignoti. 

L’indagine, però, si arricchisce di nuovi elementi e, dunque, di nuove ipotesi di reato. Le Fiamme Gialle iniziano a setacciare i conti correnti bancari, acquisiscono documenti e sentono tutte le persone che possono aggiungere informazioni utili all’inchiesta.

I contatti e le rispettive audizioni testimoniali – secondo chi indaga – consentono di accertare che Agostino Iacovo «soggetto gravato da pendenze penali sin dal 2007 nonché attinto da misure di prevenzione patrimoniale dal 2013 (sequestro avvenuto il 19 luglio del 2013 e relativa confisca nel 2014)» con il concorso di altri soggetti – oggi indagati – avrebbe sottratto risorse economiche alla misura menzionata, «gestendo di fatto plurimi esercizi commerciali fittiziamente intestati a terzi prestanome». Il gip delinea così l’assunto accusatorio: «E’ una rete di attività economiche, facenti capo, di fatto, ad Agostino Iacovo il quale, in posizione centrale, mostra di muoverne le fila in quanto: assume in prima persona decisioni fondamentali e comportamenti inerenti la gestione di soggetti ed attività economiche formalmente intestate a soggetti privi di adeguate consistenze reddituali e patrimoniali», evidenzia il gip Mesiti.

Nell’ordinanza di custodia cautelare, inoltre, è presente il profilo criminale di Iacovo e le relative condanne inflittegli dal tribunale di Paola.

Nella seconda parte, il gip prende in esame i rapporti tra Agostino Iacovo e il suo “prestanome” Enzo Buono. Rapporti già emersi nella sentenza “Plinius” che riguardavano la gestione delle società “Publinet s.a.s”, “Publidei s. r. l.” e “Pubbliday S. A. S” e oggetto di intercettazioni telefoniche captate dalla Finanza. Tra le tante, la richiesta di Iacovo a Buono di recarsi presso la “Carime” per fare un assegno circolare di 10mila e 500 euro, «sul rapporto intestato alla Publinet» a favore di un’altra società». Cosa puntualmente eseguita da Buono.

Un ulteriore elemento a sostegno del teorema accusatorio è quello riconducibile alla denuncia fatta dalla Banca dei Due Mari di Calabria. Nel caso di specie, l’istituto di credito aveva segnalato operazioni sospette di Agostino Iacovo e Enzo Buono, rilevando che l’effettivo titolare dell’attività “Calabria Market srl” poteva essere lo stesso Iacovo. «Il conto corrente registra in due mesi circa 600 euro di versamento mediante operazioni allo sportello da parte di Agostino Iacovo». Segnalazione avvenuta nel 2014. A ciò si aggiunge che la “Calabria Market srl” il 2 aprile del 2014 cedette il ramo commerciale dell’azienda a una nuova società costituita. La “Calabria Market srl” fu messa in liquidazione ed Enzo Buono assunse l’incarico di liquidatore.

In sintesi, per meglio comprendere come avvenivano i vari passaggi, riportiamo un passaggio dell’informativa della Guardia di Finanza. «Le attività commerciali erano state avviate ed operavano di fatto per uno o due anni, durante i quali però contraevano ingenti debiti nei confronti di fornitori e, soprattutto, dell’Erario, per poi essere abbandonate, poste in liquidazione o dichiarate fallite. I complessi aziendali, quindi, venivano ceduti ad altri soggetti economici di nuova costituzione, sempre riconducibili all‘effettivo titolare, attraverso i prestanome. Il notevole flusso di denaro generato – soprattutto contante – serviva per finanziare la “catena delle diverse attività”, producendo ulteriore ricchezza “illecita”, condizionante il tessuto finanziario, economico e produttivo».

Le attività di Iacovo, secondo la procura di Paola intestate ad altre persone, si estendevano non solo a Paola, ma anche a Belvedere Marittimo, a Scalea, a San Lucido, a Rende e a San Marco Argentano. 

La procura di Paola aveva chiesto, e ottenuto, il sequestro preventivo delle società oggetto di indagine: “Bruzia Distribuzione srl”, “Mi.Ma srl”, “Publidei srl”, “Calabria Market srl in liquidazione”, “Calabria Market società a responsabilità limitata semplificata”, “Tirrenia sud srl in liquidazione”, “Sviluppo & Management semplificata”, “Fashion srl semplificata”, “P3 società a responsabilità limitata semplificata”, “Media plan srls” e “Al mercati s. r. l.”.

Il gip Mesiti aveva applicato la misura della custodia in carcere per Agostino Iacovo, i domiciliari per Gigliola Iacovo ed Enzo Buono, mentre gli altri undici indagati – Angelina Sciammarella, Salvatore Sciammarella, Alessandra Rogato, Anna Gravina, Antonio Chiappetta, Michele Russo, Isabella Novello Molinaro, Francesca Gagliardi, Gina Andreoli, Gina Liguori e Carmela Carrozzino – sono stati sottoposti alla misura dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. (Antonio Alizzi)

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