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Bancarotta e autoriciclaggio, ecco le «attività illecite» dei De Marco

Bancarotta e autoriciclaggio, ecco le «attività illecite» dei De Marco

Le valutazioni del gip e le parole rassicuranti del procuratore di Paola. Ecco i dettagli dell’inchiesta sul sindaco di Maierà e suo figlio.

Continua senza sosta l’attività inquirente della procura di Paola, coordinata dal procuratore capo Pierpaolo Bruni, nei confronti di alcuni imprenditori della costa tirrenica. Stavolta a finire in carcere sono il sindaco di Maierà, Giacomo De Marco e suo figlio Gino. Ipotesi di reato che nulla hanno a che vedere con l’amministrazione comunale dell’Alto Tirreno cosentino, bensì con l’attività di famiglia. 

Le accuse ai due De Marco

I due sono accusati di bancarotta fraudolenta aggravata, distruttiva e documentare e autoriciclaggio. Il gip Elia ha valorizzato il lavoro investigativo della Guardia di Finanza di Scalea che, coordinata dal pm Maria Francesca Cerchiara, è riuscita a mettere insieme i tasselli mancanti di una storia che nasce ben prima del fallimento della società dei De Marco, come decretato nel 2016 dal tribunale di Paola. 

L’azienda in questione, prima denominata “De Marco Costruzioni Srl” e poi “Scalea Costruzioni Srl”, era gravata da significativi debiti e quindi i due indagati avrebbero posto in essere attività illecite al fine di creare un danno ai creditori. Da qui nasce la volontà del procuratore Bruni «di tutelare la sana imprenditoria che onora sempre i debiti e che, come in questo caso, è vittima di un collaudato sistema illecito». 

Le condotte dei De Marco, scrive il gip, «hanno avuto il preciso scopo di investire beni di provenienza illecita, da un lato sottraendoli alla garanzia dei creditori sociali, dall’altro investendoli in attività economiche lecite con conseguente turbamento dell’ordine economico». E infatti, «con tali articolate operazioni societarie, gli indagati hanno dapprima posto in essere condotte distruttive tipiche del delitto di bancarotta fraudolenta e, successivamente, destinato tali beni e utilità anziché al soddisfacimento dei creditori sociali al conseguimento di remunerativi appalti pubblici per un totale di un milione e 487mila euro, appalti tutti aggiudicati utilizzando il ramo di azienda oggetto di predetti contratti di affitto/cessione». 

Gli appalti pubblici

Inoltre, il gip Elia evidenzia che «le tre realtà imprenditoriali riconducibili alla famiglia De Marco hanno operato, alternativamente nel corso degli anni, nell’ambito di contrati di appalto con la pubblica amministrazione, attraverso l’unico ramo di azienda di cui si discorre costituitosi in capo alla ditta individuale “De Marco Giacomo”, ramo d’azienda dotato di una serie di attestazioni SOA funzionali alla partecipazione alle gare pubbliche».

Tutto ciò, a dire degli investigatori, sarebbe avvenuto per non avere il possesso del complesso aziendale facente capo all’impresa individuale “De Marco Giacomo”, oggetto di procedure di riscossione coattiva da parte dell’erario. Alcuna delle voci riportate in bilancio sarebbero sostenute da fatture e rientranti negli “oneri diversi di gestione”. 

Secondo la Guardia di Finanza, non è possibile ricostruire il patrimonio sociale e il movimento di affari della ditta fallita. 

I lavori della ditta De Marco

La Finanza, tuttavia, è riuscita ad individuare i numerosi appalti pubblici aggiudicatisi dalla “Immobiliare Costruzioni De Marco Srl”, prima denominata “De Marco Costruzioni Srl”. In sintesi, i lavori riguardano il comune di Verbicaro, Mormanno e Longobardi, per una somma complessiva pari a 1 milione 487mila e 378 euro.

Accuse, quelle della procura di Paola, concretizzatisi nel teorema che «gli indagati anziché procedere al pagamento dei crediti sociali e soddisfare le ragioni creditorie, hanno utilizzato in piena consapevolezza i beni della società fallita “De Marco Costruzioni Srl”, trasferiti alla società “Immobiliare Costruzioni Srl”, per partecipare a gare pubbliche ed aggiudicarsi remunerativi appalti». Lavori che sono proseguiti anche in tempi recenti, come quelli realizzati nel comune di Cetraro.

Oltre alla custodia in carcere per i due De Marco e al sequestro preventivo delle quote della “Immobiliare Costruzioni De Marco Srl”, il gip Elia ha rigettato la richiesta di misura cautelare nei confronti di un altro indagato. (Antonio Alizzi)

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