Coronavirus, strade deserte (o quasi), saracinesche chiuse e quarantena. Cartoline ai tempi del Covid-19 che tra 50 anni saranno oggetto di racconti per i nipoti. Il premier Conte ha posto il veto a quasi tutte le attività lavorative, ma, settore medico a parte, c’è chi continua a vivere una vita più o meno regolare. Se nelle fabbriche impazza la polemica sugli operai esposti a rischio contagio, altre categorie non vivono lo stop sulla propria pelle. Gente normale, sfiorata dal Decreto del Presidente del Consiglio, ma non investita in pieno. Abbiamo scelto tre profili: il tabaccaio Andrea Gallo, il farmacista Giampaolo Ioele e il benzinaio Luca Catalano.

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ANDREA GALLO è un tabaccaio che, dall’altra parte del vetro, sta vivendo in prima persona lente e interminabili mattinate. «La cosa preoccupante è che c’è gente che cammina in strada senza mascherina e senza precauzioni, eccezion fatta per qualcuno. A prescindere, però, girano davvero poche persone – spiega -. Il mio tabacchino apre alle 8.30 e chiude alle 13. Nel pomeriggio lavoriamo per altre due ore, ma è una desolazione. Tutto è molto malinconico a causa del Coronavirus. I pochi clienti che entrano nei nostri locali lo fanno uno per volta, gli altri aspettano fuori. Con la limitazione della circolazione, al confine fra Rende e Cosenza, ci fa visita la gente del quartiere. Che categorie? Principalmente persone anziane, magari per comprare i quotidiani. Affrontare la quotidianità con l’intera nazione bloccata è davvero difficile. Noi eravamo abituati a lavorare molto, soprattutto la mattina presto. Fa molto strano veder ribaltata di colpo la routine con cui si convissuto per tanti anni. Se abbiamo paura? Certo, soprattutto quando si torna a casa…».

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GIAMPAOLO IOELE è un farmacista di Longobucco, paese silano lontano dal capoluogo e dedito ad ascoltarne ogni notizia relativa al Coronavirus. «Mi sento di essere in trincea in una guerra che tutti insieme dobbiamo vincere -spiega -. Confesso di avere paura ma mi faccio forza pensando che oggi più che mai devo mettere in gioco la mia professionalità. Ho lo stesso timore sia in farmacia che quando torno a casa perché, essendo esposto al pubblico, penso sempre a chi mi sta vicino. La nostra comunità è costituita per lo più di anziani che necessitano di terapia continuativa. Al momento, naturalmente, c’è richiesta di presidi quali mascherine e gel disinfettanti che, purtroppo, non riusciamo facilmente a reperire. Per quanto riguarda me e i miei collaboratori, ci siamo dotati di tutti i dispositivi previsti dal decreto e abbiamo riorganizzato gli spazi in modo da garantire le distanze di sicurezza . Tuttavia sto pensando di iniziare a lavorare a battenti chiusi. Longobucco è un paese fatto di gente semplice. I giovani si rendono conto della situazione e chiedono se c’è altro che si può fare per impedire l’arrivo del virus nella nostra comunità. Gli anziani forse increduli o forse perché riconoscono di essere un anello debole della catena in questo momento, chiedono quando potranno rivedere i propri figli e nipoti. La scorsa settimana abbiamo ricevuto richiesta di informazioni più tecniche su come e quando indossare la mascherina o sull’uso dell’amuchina o se la farmacia avrebbe sempre garantito il servizio».

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[nextpage title=”BENZINAIO” ]

LUCA CATALANO continua ad andare al lavoro: la sua attività è tra quelle ritenute essenziali in tempo di Coronavirus. Per chi è costretto a prendere l’autovettura per spostarsi, del resto, una sosta alla stazione di rifornimento è d’obbligo. «E’ un rischio, un rischio che si corre, ma noi lavoriamo per garantire un servizio alle persone. Certo, mi sentirei molto più al sicuro se i clienti prendessero tutte le precauzione che il governo ha chiesto, perché c’è comunque la possibilità che, senza guanti e mascherine, possano infettare chi lavora come me. Ci sono dei clienti che rispettano tutti i dettami, altri, invece, che non si interessano del nostro stato di salute. I numeri sono calati molto e noto anche una differenza di comportamento. Ogni tanto mi capita di scambiare a distanza due parole con persone che sono più ansiose riguardo a questa situazione, ma ora prevalgono coloro i quali scelgono un profilo positivo. Ci siamo fatti un po’ tutti un esame di coscienza. Capiamo la gravità della situazione, ma la vera quarantena la stiamo vivendo noi perché arrivano clienti nervosi, mortificati… Io cerco sempre di essere gentile, di mantenere il sorriso: sto prendendo a cuore la situazione».

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