La crisi scoppiata dopo l’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele all’Iran sta avendo un effetto immediato sulle tasche degli europei. Il primo segnale è arrivato dai mercati energetici: il prezzo del gas ha sfondato quota 60 euro/MWh, toccando i livelli più alti dal 2022, mentre il petrolio continua a correre, facendo intravedere nuovi aumenti alla pompa già nelle prossime ore.

Gli analisti parlano di un “mix perfetto” di fattori destabilizzanti: lo stretto di Hormuz, da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale, è di fatto bloccato; il più grande impianto di GNL del Qatar ha interrotto le esportazioni; le scorte europee sono in forte calo. Risultato: +41% ad Amsterdam, con il gas che vola a 63,49 euro/MWh, e tensioni immediate sui listini.

Carburanti verso nuovi record

Il rialzo del petrolio si traduce in una prospettiva molto concreta: benzina e diesel potrebbero aumentare già nel weekend, con rialzi stimati tra 10 e 20 centesimi al litro se la tensione nell’area del Golfo dovesse proseguire. Il governo italiano monitora l’elasticità del Brent, ma per ora il mercato prezza lo scenario peggiore: rotte energetiche instabili e rischio razionamenti.

Le Borse affondano: Milano la peggiore

A pagare subito il prezzo della crisi sono state le Borse europee. Milano perde oltre il 4,4%, il peggior risultato in Europa, seguita da Madrid (-3,2%), Francoforte (-2,8%) e Parigi (-2,2%).

In forte calo anche i future americani e le piazze asiatiche, da Tokyo (-3%) a Seul (-7,2%).

L’altro fronte caldo è quello delle riserve europee.

Secondo i dati GIE:

  • le scorte Ue sono scese al 30%, il livello più basso dal 2018
  • la Germania è al minimo storico: 20,8%
  • l’Italia è al 47,6%, ma comunque ai livelli più bassi degli ultimi anni

Un quadro che aumenta il rischio di nuovi rialzi ed espone l’Europa a un inverno energeticamente fragile.

Cripto in caduta

Neppure il mercato delle criptovalute è sfuggito alla tempesta: Bitcoin scende a 67.000 dollari (-3,5%), in rosso anche Binance, Dogecoin e Solana.