sabato,Luglio 20 2024

Stop ai tamponi fino a nuovo ordine, ecco la decisione di Belcastro

Il dg blocca lo screening dei tamponi. Scalzo: «C’è squilibrio fra il numero di tamponi effettuati e la capacità di analisi dei laboratori».

Stop ai tamponi fino a nuovo ordine, ecco la decisione di Belcastro

«Al momento siamo in emergenza, quindi fermiamo per ora gli screening, smaltiamo quelli che abbiamo fatto e riprendiamo subito dopo». Il commissario dell’Asp di Cosenza Giuseppe Zuccatelli, spiega così, sinteticamente, una comunicazione verbale del dg Antonio Belcastro che sta circolando da lunedì. Quindi per ora basta così, in attesa che i laboratori certificati elaborino i campioni accumulati.

Il dottor Scalzo, dirigente dell’Asp di Cosenza conferma: «Le attività di screening sono ferme perché c’è squilibrio fra il numero di tamponi effettuati e la capacità di analisi dei laboratori. La nota appena emanata dal Dipartimento è indirizzata a tutte le Asp. Quello che posso dire per rassicurare tutti è che le persone che sono tornate in Calabria sono state poste tutte in quarantena preventiva. Sui risultati dei test, i soggetti che risultano positivi vengono immediatamente avvertiti gli altri devono aspettare un po’ di più».

Tamponi da buttare? Il giallo della temperatura

Ma i tamponi “di rientro” dove sono finiti? Quanti sono? E soprattutto sono da buttare o no? Il caso, sollevato ieri dal deputato Sapia, che ha parlato di test congelati e abbandonati in un magazzino, ha fatto discutere. Zuccatelli assicura, anche oggi che scandalo non c’è. Ma sui numeri ieri si è ballato parecchio: 500, 400, 700, migliaia di tamponi ancora in sospeso. Quanti sono, davvero? «Duecentocinquanta ieri mattina – spiega Zuccatelli -. Quando sono andato di persona a fare la verifica, ne ho contati 250 conservati in frigoriferi a 4°C».

«I tamponi possono rimanere a quella temperatura costante per un massimo di 5 giorni, e noi siamo abbondantemente in anticipo su quella scadenza e ci stiamo concentrando su quei test. Per ordine del direttore del Dipartimento ora gli screening sono bloccati, non facciamo più tamponi nelle case private, in quelle protette, nelle Rsa, perché l’emergenza non è più quella ma un’altra, cioè testare i cittadini che rientrano dal nord». Ma ora il sistema è saltato anche sul fronte dei test di chi si è registrato sul sito della Regione per rientrare nella propria abitazione. 

Sulla conservazione dei tamponi il rapporto dell’Iss a pagina 5 è chiaro: «I campioni devono essere inviati immediatamente al laboratorio o in alternativa possono essere conservati in frigo (+4°C) per un tempo < 48 ore. Se il campione non può essere processato entro 48 ore va conservato a –80°C». «Nella pratica quotidiana si possono conservare fino a 5 giorni, è dimostrato scientificamente. L’Iss non è il Vangelo è un indicatore di sistema e in ogni caso noi non abbiamo mai fatto passare più di 48 ore» chiarisce Zuccatelli.

Reagenti, tutti ne parlano ma qualcuno li fa (in casa)

Ma uno dei nodi centrali della questione tamponi, quello che sembra l’ostacolo insormontabile, è rappresentato dai famosi reagenti. «Tutto il mondo sta cercando questi benedetti reagenti, parliamo di 7 miliardi e mezzo di persone, è normale che siamo tutti in affanno», dice il commissario. 

Per ovviare a questa carenza Veneto e Piemonte, hanno pensato di cavarsela da sé, producendo in casa propria i reagenti. «Parlare di reagenti fatti in casa è come parlare di vino fatto in casa – dice Zuccatelli – io preferisco quello d’annata». Sta di fatto però che non è tanto un vino da tavolo, quello prodotto in Veneto, perché a leggere le dichiarazioni sui reagenti autoprodotti, del virologo Crisanti, datate 17 aprile scorso «i risultati sono stati validati con l’Istituto Spallanzani di Roma».

Ad oggi il Veneto, parlando di tamponi, è la prima della classe, detiene il record di screening effettuati nel Paese. «Se il Veneto ha la formula per creare reagenti la mandino anche a noi – dice il commissario dell’Asp di Cosenza -. Comunque approfondirò la cosa».

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