Una panchina rossa, divenuta simbolo di lotta contro la violenza sulle donne, sarà collocata domenica 21 novembre, alle 16, sulla piazza Municipio di San Vincenzo La Costa. A farne richiesta è stata la Commissione della Biblioteca pubblica della Pro loco trovando subito grande attenzione da parte del Consiglio direttivo della stessa Pro loco, presieduta da Giovanni Terzo Pirri, che ne ha subito colto il valore culturale e sociale per l’intera comunità del Comune di San Vincenzo La Costa.

Al progetto hanno aderito l’Unpli provinciale di Cosenza ed il Cif cosentino (Centro italiano femminile) trovando nella Coldiretti Calabria e nella Bcc Mediocrati, unitamente alla ditta Carpenterie Ricchio, dei validi sostenitori che hanno dato il loro contributo finanziario per l’acquisto della panchina rossa, che verrà appunto inaugurata, con l’approvazione del sindaco, con la manifestazione organizzata per domenica.

Una cerimonia che vede la partecipazione e interventi di saluto da parte del presidente della Pro loco, Giovanni Terzo Pirri, del sindaco Gregorio Iannotta, nonché della direttrice della Biblioteca Concetta Serpe.

Terminata questa parte della cerimonia, seguirà la presentazione del libro “Sangue del mio sangue” di Fabrizia Rosetta Arcuri e Sergio Caruso, pubblicato da Falco M. Edizioni.

Ne parleranno gli autori del libro insieme alla presidente del Cif provinciale di Cosenza, Concetta Grosso; mentre a moderare l’incontro sarà la giornalista Marisa Fallico. Alcuni brani del libro saranno letti da Mariele Lo Bianco. In caso di pioggia il libro sarà presentato nella residenza Piro/Petrasso, in via Chiesa.

Il libro “Sangue del mio sangue” è la storia della più grande strage familiare avvenuta in Italia, la strage di Buonvicino, in Calabria. Scritto a quattro mani, fornisce due chiavi di lettura, quella dello psicanalista e criminologo Sergio Caruso e quella della testimone diretta e giornalista Fabrizia Rosetta Arcuri. Nel primo caso il testo ha l’intento di analizzare attraverso concetti scientifici ed etici la casistica di un fenomeno sempre più crescente definito “family mass murderer” e rappresenta anche un chiaro invito alla prevenzione. Nel secondo caso, vi è una sorta di autobiografia del dolore e dell’aspetto introspettivo delle cosiddette vittime secondarie, di cui nessuno parla o si ricorda.

Il libro rappresenta anche una battaglia aperta nei confronti delle istituzioni e dello Stato su quest’ultimo aspetto: i due superstiti non hanno ricevuto nessun tipo di risarcimento. Dopo 25 anni è la prima volta che si parla della strage e a farlo è anche uno dei due superstiti con una testimonianza diretta, Marco Benvenuto, che allora aveva 3 anni.