venerdì,Maggio 20 2022

Massimo Ferrero va ai domiciliari. Ma il Riesame conferma le accuse

Gli avvocati del patron della Sampdoria, indagato dalla procura di Paola per bancarotta fraudolenta, avevano chiesto la revoca della misura cautelare in carcere

Massimo Ferrero va ai domiciliari. Ma il Riesame conferma le accuse

Il tribunale del Riesame di Catanzaro ha sciolto la riserva sull’istanza di scarcerazione presentata dagli avvocati di Massimo Ferrero, accusato di bancarotta fraudolenta documentale, a seguito dell’inchiesta avviata dalla procura di Paola e condotta dalla Guardia di Finanza di Cosenza.

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Massimo Ferrero ai domiciliari: confermati i gravi indizi di colpevolezza

I giudici del Tdl di Catanzaro hanno concesso i domiciliari al patron della Sampdoria, Massimo Ferrero, confermando però le accuse contestate dai magistrati coordinati dal procuratore capo di Paola, Pierpaolo Bruni. Regge dunque l’ordinanza cautelare relativamente ai gravi indizi di colpevolezza, ma secondo il Riesame non sussistono le esigenze cautelari per una permanenza in carcere. «Grande soddisfazione per il lavoro svolto finora, che ha fatto si che Ferrero possa trascorrere le feste di Natale a casa, con la sua famiglia», il commento dei legali Luca Ponti e Pina Tenga.

Tuttavia, i giudici del Riesame hanno aggiunto la misura interdittiva del divieto temporaneo di esercitare attività d’impresa e di uffici direttivi, delle persone giuridiche delle imprese per la durata di 12 mesi.

Inchiesta su Massimo Ferrero, le altre posizioni

Per Roberto Coppolone, Aniello Del Gatto, Giovanni Fanelli, invece, i giudici hanno confermato il quadro relativo ai gravi indizi e la misura interdittiva del divieto temporaneo di esercitare attività d’impresa e di uffici direttivi, delle persone giuridiche delle imprese per la durata di 12 mesi, revocando ai tre indagati i domiciliari.

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È bene rimarcare come l’indagine in questione sia ancora in una fase preliminare. Pertanto, quelle riportate sono le accuse mosse dalla Procura e le persone indagate sono da ritenersi innocenti fino ad eventuale sentenza di condanna passata in giudicato, così come previsto dall’articolo 27 della Costituzione. Allo stato, dunque, gli indagati sono da ritenersi non colpevoli.

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