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‘Ndrangheta e politica a Castrolibero, Adolfo Foggetti conferma le accuse contro Greco e Figliuzzi. E Fabio Bruni prende la parola in aula…

Il pentito ha deposto sui presunti rapporti illeciti tra il clan Bruni e l'allora sindaco e vice del comune alle porte di Cosenza. Nel mezzo un colpo di scena...

‘Ndrangheta e politica a Castrolibero, Adolfo Foggetti conferma le accuse contro Greco e Figliuzzi. E Fabio Bruni prende la parola in aula…

L’ultima udienza del processo sui presunti rapporti tra ‘ndrangheta e politica a Castrolibero ha fatto registrare un colpo di scena. Tra i testimoni citati nella seduta processuale dalla pubblica accusa c’era Fabio Bruni, fratello di Michele e Luca, della dinastia dei “Bella bella”, condannato in via definitiva per associazione mafiosa e altri reati contestati nell’operazione “Telesis”.

Anche in assenza del difensore di fiducia, Fabio Bruni, rappresentato da un legale d’ufficio, ha inteso rispondere alle domande del pubblico ministero Pierpaolo Bruni, dando la sua versione dei fatti. Ad onor di cronaca ricordiamo che Fabio Bruni è stato assolto da tutti i reati contestati nel presente procedimento, ma la Dda di Catanzaro ha fatto appello per lui e per le altre posizioni. Bruni, in tal senso, è stato sentito come imputato di reato connesso.

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«Sono stato condannato quale presunto componente del clan che farebbe capo alla mia famiglia, ma non era la realtà delle cose. Giuseppe Prosperoso? Sì, lo conosco, siamo in rapporti di amicizia, in quanto io vendevo auto e lui acquistava macchine usate, è un amico normale». Poi la domanda su Orlandino Greco: «Lo conosco solo di nome. Non l’ho mai conosciuto personalmente, conoscevo al contrario il vice sindaco perché da lui avevo comprato alcuni cani». E infine: «Non mi sono mai recato al Comune di Castrolibero. Voglio ribadire che io non conosco queste persone, mi sono trovato coinvolto in questo processo senza sapere il perché. Le cose che mi contestano fanno riferimento ai miei periodi di carcerazione». Il presidente Ciarcia a quel punto chiede ulteriori spiegazioni: «Sono stato in carcere dal 2001 al 2006, sono uscito nel mese di agosto e arrestato a giugno 2010. Da quel momento non sono più uscito».

‘Ndrangheta e politica a Castrolibero, Adolfo Foggetti conferma le accuse

L’udienza del 17 novembre è cominciata in realtà con la deposizione di Adolfo Foggetti, collaboratore di giustizia, ex “reggente” del clan “Rango-zingari” nella città di Paola. La testimonianza è stata interrotta per un problema tecnico ed è ripresa dopo l’intervento di Fabio Bruni. «Il papà di Michele Bruni stava con mia zia, quindi con lui eravamo parenti e per questo motivo mi sono messo a disposizione come tanti altri, formando un clan. C’erano, tra gli altri, Carlo Lamanna, Daniele Lamanna, Giovanni Abruzzese, Umile Miceli e altri miei parenti. Sono stato battezzato in carcere dopo aver commesso reati di sangue, quale l’omicidio di Francesco Marincolo, il tentato omicidio di Adriano Moretti e il delitto di Luca Bruni, per il quale ho subito una condanna passata in giudicato». Fatta questa premessa, il pm Pierpaolo Bruni è entrato nel merito delle contestazioni mosse dall’ufficio di procura a Orlandino Greco e Aldo Figliuzzi.

«Aldo Figliuzzi quello di Andreotta? Sì, lo conoscevo grazie a Michele Bruni e Umile Miceli, vendeva animali. Umile Miceli e io gli portavamo la cocaina, all’epoca mi dicevano che fosse vicesindaco di Castrolibero. Marco Foggetti? E’ mio cugino, aveva un ruolo nell’organizzazione della droga ed è stato battezzato insieme a Mario Esposito detto “Boccolotto”. Sono uscito dal carcere nel 2010 grazia all’indulto e Michele Bruni, che in quel momento era libero ma sottoposto a sorveglianza speciale, mi disse che aveva rapporti con i politici dì Castrolibero. Alcuni erano stati assunti, non andavano neanche a lavorare ma venivano pagati ugualmente dal Comune. Questo perché avevano aiutato i politici nella raccolta dei voti in cambio di posti di lavoro».

Il pubblico ministero, sul punto, ha evidenziato che Foggetti, difeso dall’avvocato Michele Gigliotti, in un verbale del 2015, non ricordava i nomi. «Ho fatto confusione dottore, resta chiaro che confermo quello che ho detto nel 2015». E si parla quindi della cooperativa “Orizzonte Verde”. «Ogni fine mese venivano pagati come se avessero lavorato, poi nel periodo 2012-2013 sono venuti da me Mariano Zinno e Aldo Figliuzzi perché si era candidata la figlia di Zinno e mi sono reso disponibile. I due uomini mi hanno portato 2mila euro più spese per attaccare i manifesti elettorali e con me c’erano anche Daniele Lamanna e Alessandro Esposito che, da quello che so, era stato agganciato da Greco, il quale gli disse che se avessimo fatto campagna elettorale per lui, la somma sarebbe stata più alta e quindi procacciammo più voti per Greco che per Zinno».

Le parole di Foggetti sono state contestate dall’avvocato Pasquale Naccarato, il quale ha fatto notare che questi fatti non sono presenti nei capi d’imputazione di Figliuzzi, suo assistito, ma il presidente del collegio giudicante Carmen Ciarcia ha ammesso la domanda. Poi ancora l’accusa ha inteso chiarire un concetto espresso da Foggetti. «Figliuzzi e Zinno chiesero a me i voti, perché il vicesindaco mi conosceva e sapeva che ero operativo nel clan, il quale era in grado di procacciare i voti. Mi furono consegnati 2mila euro da Figliuzzi e Zinno a bordo di una 500 blu elettrica nei pressi del bar Phoenix». E ancora: «Figliuzzi conosceva Maurizio Rango perché glielo abbiamo presentato noi. Rango aveva impartito delle disposizioni sui voti, noi dovevamo dare i voti alla figlia di Zinno ma poi Greco aveva offerto più soldi».

Foggetti ha comunque specificato di non aver mai incontrato Orlandino Greco, il tramite era Alessandro Esposito, fratello di Mario. E ha chiarito che «quando uno chiede i voti ad Esposito è come se li chiedesse a me, è sottinteso che la cosca operava in tal senso». I 5mila euro che avrebbe dato Orlandino Greco al clan “Rango-zingari” sarebbero finiti «nella bacinella». E ha aggiunto che «sono stati procacciati i voti perché a Castrolibero ci conoscono benissimo. Ci riconoscevano nel senso che eravamo ‘ndranghetisti e comandavamo noi. Non ci sono serviti modi aggressivi, nessuno si opponeva alle nostre richieste». E poi «Rango mi disse che con Figliuzzi era tutto apposto, non ho chiesto nulla quando, perché quando ci dicono che è tutto apposto, noi ‘ndranghetisti non facciamo altre domande».

Il turno delle difese

L’avvocato Pasquale Naccarato ha chiesto ad Adolfo Foggetti quando conobbe Aldo Figliuzzi. «Nel 2003 ad Andreotta, c’era un negozio di animali. Il negozio non ricordo di chi era, lo incontravo lì. Poi dal 2005 al 2010 sono stato in carcere». Poi è toccato all’avvocato Enzo Belvedere: «Chi erano i candidati a sindaco in quella campagna elettorale?» ha domandato il co-difensore di Orlandino Greco. E Foggetti ha risposto così: «Noi chiedevamo i voti per Greco, perché lui aveva offerto più soldi. Non ricordo né ci interessava sapere se vi fossero altri candidati».

Infine, i quesiti posti dall’avvocato Franco Sammarco, circa i riferimenti degli amici di Foggetti, nel periodo in cui il pentito era in carcere, ovvero se fosse stato a conoscenza che Figliuzzi e Zinno erano nella stessa coalizione. «Non so se erano candidati insieme, noi prima avevamo preso impegni con Figliuzzi, ma non l’ho mantenuto, giusto pochi voti, e abbiamo scelto Greco perché offriva più soldi» ha ribadito il collaboratore di giustizia. «Come si chiama la figlia di Zinno? Non me lo ricordo» ha replicato.

Ultimo passaggio del pm Pierpaolo Bruni: «Nel processo “Telesis” è stato assolto? Sì, sono stato assolto dalla associazione perché non c’erano le prove per poterlo dimostrare». Nella prossima udienza sarà sentito Ernesto Foggetti, la cui testimonianza era attesa per la seduta odierna, ma ha inviato una giustificazione.

Revocata l’ammenda, infine, a Marco Foggetti (difeso dall’avvocato Giorgia Medaglia), altro testimone, il quale si è avvalso della facoltà di non rispondere, in quanto imputato di reato connesso. La sua posizione pende in appello, rito abbreviato.

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