venerdì,Marzo 1 2024

Il pentito Barone: «Rango voleva uccidere Foggetti: temeva che si pentisse»

Il collaboratore di giustizia dice di sapere poche cose sul delitto di Luca Bruni, ma accenna al fatto che il boss degli "zingari" voleva ammazzare il suo "braccio destro"

Il pentito Barone: «Rango voleva uccidere Foggetti: temeva che si pentisse»

Si dice che a Cosenza ci siano più «pentiti che cristiani». La storia criminale conta infatti decine di collaboratori di giustizia che dal 1980 in poi hanno aiutato la Dda di Catanzaro a ricostruire omicidi, estorsioni e traffici di droga. Di recente la nostra testata ha tratto i profili di dieci pentiti, dagli storici ai nuovi. E alcuni, sentendo gli ultimi collaboratori, sono vivi per miracolo, solo perché hanno deciso di “saltare il fosso”. Nel caso in esame parliamo di Adolfo Foggetti, ex “reggente” del clan degli “zingari” nel Tirreno cosentino e “braccio destro” di Maurizio Rango, il boss che a un certo punto voleva ammazzare il “Biondo“. Lo disse proprio Foggetti ai pm antimafia dell’epoca Vincenzo Luberto e Pierpaolo Bruni. Lo ribadisce oggi Ivan Barone.

Le poche cose che sa Barone dell’omicidio Bruni

Come abbiamo visto nei servizi precedenti, Ivan Barone si pone come uno degli uomini di fiducia di Maurizio Rango, condannato all’ergastolo per “Nuova Famiglia” e per l’omicidio di Luca Bruni, attualmente sottoposto al 41 bis in un carcere di massima sicurezza. Barone ha dichiarato di aver fatto parte della cosca “Rango-zingari“, scioltasi dopo il blitz del 2015, quello denominato “Doomsday“, per diversi anni, trasferendosi poi nel gruppo degli “Abbruzzese Banana“, dove si occupava di estorsioni, droga e pagamento degli “stipendi” alle famiglie dei carcerati.

Ai magistrati della Dda di Catanzaro ha riferito anche del presunto piano omicidiario nei confronti di Adolfo Foggetti: «Con riferimento ai fatti di sangue commessi nel periodo in cui era attivo il gruppo di Maurizio Rango, posso dire soltanto poche circostanze sull’omicidio di Luca Bruni». Si tratta di «un fatto di cui non hanno mai parlato in mia presenza anche nel timore di attività intercettiva».

Il piano per eliminare Adolfo Foggetti

«Tuttavia, Maurizio Rango mi aveva riferito – spiega Barone – che era stata decisa l’eliminazione di Adolfo Foggetti per il timore che si pentisse, come poi effettivamente è avvenuto. Dell’omicidio, inoltre, mi è capitato di parlarne anche con Marco Abbruzzese “lo struzzo”, ai quali io stesso rappresentavo che Adolfo Foggetti, dopo la sua collaborazione con la giustizia, aveva fatto il suo nome tra i soggetti coinvolti nell’omicidio. A questo mio discorso Marco Abbruzzese mi zittiva, in più occasioni, mimando anche il segno del silenzio ogni volta che si riprendeva l’argomento, così manifestandomi la sua reale preoccupazione sul fatto di potere essere in concreto accusato di tale omicidio ed in particolare dell’occultamento di cadavere. Ricordo che quando fu commesso l’omicidio Marco Abbruzzese era ristretto ai domiciliari».

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