Ottomila cosentini che prendono posto al San Vito per vedere giocare il Catanzaro. Con le orecchie incollate alla radiolina per seguire le sorti dei Lupi impegnati in trasferta. Una scena che oggi potrebbe risultare surreale, ma che fino a qualche tempo fa non era poi così anomala. Negli anni Sessanta e Settanta, infatti, capitava spesso che la squadra giallorossa prendesse in prestito lo stadio della città dei bruzi a causa dell’indisponibilità momentanea del proprio campo.

Nulla di strano, dicevamo, dato che tra le due tifoserie i rapporti non erano ancora tesi. L’astio e l’antipatia reciproca, quelli sarebbero maturati solo dopo il famigerato derby della stagione 1984/85. Due anni prima rispetto a quella data fatidica, però, le Aquile si apprestano a disputare quella che per gli annali è a tutt’oggi la loro ultima stagione di serie A. E con il “Militare” squalificato per un turno, la scelta cade come al solito su Cosenza. Il 20 marzo del 1983, dunque, il Catanzaro affronta il Cagliari in quella che era la ventiquattresima giornata del massimo campionato. Da quella partita sono trascorsi quarant’anni esatti: l’ultima volta in cui le due città cugine hanno respirato in modo congiunto il profumo della serie A.

I giallorossi si presentano a quell’appuntamento in condizioni più che disastrate. Della squadra che ha brillato nei precedenti campionati, è rimasta solo l’ombra. Alle cessioni di pezzi pregiati come Celestini, Borghi, Sabato e Mauro, infatti, non hanno  fatto seguito l’acquisto di calciatori in grado di sostituirli con profitto. Il bomber Bivi non ha ripetuto l’annata eccezionale della stagione precedente e, con queste premesse, la classifica si mostra per quello che è: ultimo posto con soli tredici punti e retrocessione ormai assicurata.

Sulla panchina delle Aquile siede l’allenatore in seconda Leotta, subentrato a Bruno mentre quella dei sardi è occupata da Gustavo Giagnoni. Il primo tempo si chiude sullo zero a zero, ma già al quarto minuto della ripresa, un fallo di mano di Bacchin propizia un rigore per il Cagliari trasformato da Piras. Nella successiva mezzora un Catanzaro ormai rassegnato non riesce a costruire neanche un’azione da gol e a un quarto d’ora dalla fine viene castigato per la seconda volta da un’autorete di Venturini. L’ultimo scorcio di partita è pura accademia, sotto a un improvviso diluvio che si abbatte su Cosenza. Prima della fine, c’è tempo per un lampo di Luigi De Agostini, numero 11 giallorosso destinato ai fasti della Juventus e della Nazionale, che con una botta secca da metà area affonda il portiere Malizia. Finirà così: 2 a 1 per la squadra ospite, un successo che non servirà al Cagliari per evitare la serie B.

Sugli spalti, intanto, il pubblico sonnecchia. Pochi tifosi al seguito sono arrivati da Catanzaro, ragion per cui la platea è composta quasi interamente da curiosi cosentini. La partita si disputa in un silenzio irreale, dal momento che l’interesse degli spettatori è tutto rivolto a Empoli, dove è di scena il Cosenza allenato da Lino De Petrillo. Stagione semibalorda anche per i Lupi, all’epoca impegnati in serie C1. Grandi aspettative alla vigilia e poi la falsa partenza, seguita dall’esonero dell’allenatore Mujesan come premessa a un altro campionato anonimo. Come avveniva spesso in quegli anni, l’obiettivo di partenza – la promozione in B – finiva per essere rimpiazzato da quello di una qualificazione alla Coppa Italia dei big, privilegio accordato alle prime sei in classifica. All’epoca, ci si consolava così.

Non sarà l’acquazzone marzolino l’unico risvolto “pazzo” di quella giornata.  Mentre Catanzaro e Cagliari si trascinano stancamente da un’area all’altra, un boato scuote improvvisamente il San Vito. La radio, infatti, comunica che il Cosenza è passato in vantaggio a Empoli con un gol dell’ala destra Giovanbattista Orlando. Anche i ventidue in campo sembrano sorpresi per quell’esplosione incontrollata di gioia. Per un attimo il gioco si ferma e alcuni di loro guardano verso le tribune quasi increduli e con aria dubitativa. Hanno ragione loro. Il radiocronista si è sbagliato. Orlando ha colpito solo l’esterno della rete e quello non è affatto gol. Alla fine il Cosenza perderà per 2 a 0. Brutta giornata, sotto tutti i punti di vista. Ma com’era verde allora l’erba del San Vito…