domenica,Maggio 19 2024

‘Ndrangheta a Cosenza, i dieci pentiti che hanno fatto la storia

Da Antonio De Rose a Vincenzo Dedato passando per Franco Pino: ecco i profili dei collaboratori di giustizia più rappresentativi, sia nel bene che nel male

‘Ndrangheta a Cosenza, i dieci pentiti che hanno fatto la storia

Con il pentimento di Ivan Barone si ingrossano ulteriormente le schiere già folte dei collaboratori di giustizia cosentini. Un elenco che a partire dal 1993 ha superato abbondantemente le cento unità, a conferma dell’antico adagio di Vincenzo Curato, secondo il quale «A Cosenza ci sono più pentiti che cristiani». Di seguito leggerete i profili di dieci collaboratori, tutti con trascorsi nei clan della città capoluogo e scelti non in ragione del contributo investigativo da loro offerto fin qui alle Procure calabresi, ma in base alla loro potenziale rappresentatività, sia nel bene che nel male. Ognuno di loro ha una storia speciale da raccontare. Ecco quelli che abbiamo selezionato.

1. Antonio De Rose – L’uomo del blitz (1986)

È il primo a saltare il fosso a febbraio del 1986, in un’epoca in cui manca ancora una legge sui pentiti. Affiliato al clan Pino-Sena, vede i suoi amici Michele Lorenzo, Marcello Gigliotti e Francesco Lenti, uccisi in rapida successione da fuoco amico e teme di essere il prossimo a cadere. Si pente perché mosso da questa paura e, un mese dopo, le sue confessioni innescano il primo e storico maxiblitz (195 arresti) contro le cosche cosentine. Agli investigatori, De Rose svela gli organigrammi delle due cosche cittadine e racconta – con diverse imprecisioni – i particolari di decine di omicidi di cui si sono rese responsabili. L’inchiesta si risolve in un’archiviazione collettiva che in seguito ispirerà teorie complottiste secondo a cui tale epilogo concorsero i soliti poteri forti, animati dalla volontà di far passare Cosenza «come un’isola felice», una città in cui «non esiste la mafia». Molto più semplicemente, le dichiarazioni del protopentito erano insufficienti per imbastire un processo poiché isolate e prive di riscontri. In seguito, l’ex boss Franco Pino introdurrà il sospetto che carabinieri ci fossero andati giù duro con lui, a suon di botte, teleguidando le sue confessioni.

Antonio De Rose e Roberto Pagano

2) Roberto Pagano – Fratelli nella notte (1993)

Se De Rose è il primo fuori concorso, a lui va certamente il primato sia in termini di tempo che di influenza. Roberto Pagano, infatti, sarà il neutrone in grado di scindere l’atomo. Figlio di bidelli, famiglia onesta e laboriosa ma con una croce da portare, anzi due: lui e suo fratello Francesco, folgorati entrambi sulla via oscura di Mariano Muglia. Gli anni Ottanta sono appena cominciati: Roberto sta con il gruppo Perna e fin da giovane si dedica alle rapine e allo spaccio. Francesco, invece, va con Pino e diventa uno dei sicari più freddi e spietati in circolazione. In città infuria la guerra di mafia e, seppur posizionati su fronti contrapposti, i due fratelli sopravvivono coprendosi le spalle a vicenda. I problemi cominciano quando scoppia la pace. Roberto cade in disgrazia, lo accusano di un omicidio scabroso e poi di essere tossicodipendente, dunque inaffidabile. Il compito di ucciderlo è affidato a suo fratello, che però si ribella. E per questo pagherà con la vita. Roberto Pagano, però, riesce a sfuggire alla morte. Avvia la sua collaborazione con la giustizia nel 1993, imitato poco dopo dai fratelli Notargiacomo. Grazie alle loro confessioni vede la luce l’inchiesta “Garden” con relativa catena di pentimenti. La bomba atomica è scoppiata, ma il bottone l’ha schiacciato lui. (clicca avanti per proseguire nella lettura)