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Ivan Barone e l’omicidio di Giuseppe Ruffolo: «Il mandante è Porcaro»

Anche grazie alle dichiarazioni del pentito la Dda di Catanzaro ha contestato per la seconda volta al presunto boss degli "italiani" il delitto di sangue avvenuto nel 2011

Ivan Barone e l’omicidio di Giuseppe Ruffolo: «Il mandante è Porcaro»

Per entrare nel programma di protezione ogni aspirante collaboratore deve raccontare almeno un fatto di sangue. Che lo abbia commesso direttamente o che il narrato sia de relato poco importa. Rimane una prerogativa senza la quale difficilmente i magistrati accettano di sedersi al tavolo degli interrogatori. Questo è successo anche con Ivan Barone, del quale Cosenza Channel, ha raccontato tanto e tanto altro racconterà nei prossimi giorni.

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I primi due servizi sono stati incentrati sulle motivazioni che lo hanno portato “a saltare il fosso” – tra estorsioni e tentati omicidi – e su chi aveva assunto il controllo del clan degli “zingari” dopo gli arresti della Dda di Catanzaro nel 2019. Era il periodo dell’inchiesta “Testa di Serpente“. Oggi invece parliamo della maxi-inchiesta contro la ‘ndrangheta cosentina, con 245 indagati e oltre 300 capi d’imputazione. Tra questi c’è anche l’omicidio di Giuseppe Ruffolo. E da qui partiamo per riprendere le dichiarazioni di Ivan Barone nel suo lungo percorso che ha fatto con la giustizia, riempendo decine di verbali.

L’omicidio di Giuseppe Ruffolo

Le novità sull’omicidio di Giuseppe Ruffolo sono state ampiamente anticipate dalla nostra testata, nel giorno in cui la Dda di Catanzaro ha iniziato a notificare l’avviso di conclusioni delle indagini preliminari agli indagati. Il penultimo capo d’accusa è quello contro Roberto Porcaro. Del processo sul delitto di Giuseppe Ruffolo, ammazzato nel settembre del 2011 nei pressi di Città2000, sappiamo quasi tutto. Ad oggi la verità processuale ha consentito di accertare che Massimiliano D’Elia ha premuto il grilletto contro la vittima. Lo hanno giudicato colpevole sia la Corte d’Assise di Cosenza che la Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro. Ma ancora non è chiaro è il movente.

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Per la Corte d’Assise di Cosenza Ruffolo sarebbe stato eliminato per fare un favore alla ‘ndrangheta, in quanto non versava nella “bacinella comune” i proventi illeciti della presunta attività usuraria. Tesi tuttavia smentita dai giudici di secondo grado che hanno escluso l’aggravante dell’agevolazione mafiosa, ritenendo che non vi fossero prove sufficienti per inquadrare l’omicidio in un contesto di criminalità organizzata.

Prima che iniziasse il processo di primo grado, la Dda di Catanzaro aveva messo in stand-by le posizioni di Roberto Porcaro e Antonio Illuminato. Il primo era stato addirittura arrestato in esecuzione dell’ordinanza cautelare, ribaltata dal Riesame solo per Porcaro. La situazione ha preso una piega diversa quando a Catanzaro giunge voce della volontà di collaborare con la giustizia di Danilo Turboli. Così viene ripescata l’annotazione di servizio della polizia che il giorno dell’omicidio aveva segnalato la sua “presenza anomala” sul luogo del delitto. Turboli all’epoca era minorenne ma già conosciuto alle forze dell’ordine.

Avendo già appreso il racconto di Ivan Barone, la Dda di Catanzaro ha avuto “vita facile” nel rinnovare le accuse contro Porcaro per l’omicidio Ruffolo visto che a novembre è stata ufficializzata la collaborazione di Turboli. L’altra faccia della medaglia è rappresentata dal fatto che la posizione di D’Elia si appresta ad essere discussa dalla Cassazione. Da questa sentenza capiremo tante cose.

Omicidio di Giuseppe Ruffolo, le confessioni di Ivan Barone

«Intendo precisare» dichiara Ivan Barone «alcune circostanze in merito all’omicidio Ruffolo. In particolare sono a conoscenza del fatto che a commettere l’omicidio è stato Massimiliano D’Elia su mandato di Roberto Porcaro. Questi fatti mi venivano riferiti da Luigi Abbruzzese nell’anno 2017-2018» periodo nel quale, secondo il collaboratore, lo stesso co-indagato e altri membri dei “Banana“, ad esclusione di Marco Abbruzzese, avrebbero voluto ucciderlo perché temevano che potesse pentirsi. «Secondo quanto riferitomi da Luigi Abbruzzese – aggiunge Ivan Barone – il movente dell’omicidio risiedeva nel fatto che Ruffolo svolgesse attività di usura senza l’autorizzazione dell’organizzazione».

«Trasferitemi da Cosenza»

Nel giorno in cui parla dell’omicidio Ruffolo e di tante altre cose, Ivan Barone chiarisce una cosa: «Vorrei continuare l’interrogatorio in un altro momento potendo in seguito focalizzare l’attenzione e la memoria su altre circostanze delle quali posso riferire, poiché è un momento particolarmente delicato». E conclude: «Intendo anche rappresentare il mio attuale timore sia per quanto riguarda la mia permanenza presso il carcere di Cosenza dove agevolmente si può diffondere la notizia della mia collaborazione». Come da prassi, Ivan Barone dopo il 6 settembre 2022 è stato spostato in un carcere dov’è presente la sezione dedicata ai collaboratori.

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