Dalla sardella ai tonni, Montesanto attacca le regole UE: così si colpisce la pesca artigianale e si distruggono comunità
Tutti gli articoli di Ambiente
PHOTO
Il problema, forse, non è la pesca del novellame in Calabria. La questione vera, rilanciata nei giorni scorsi dal clamore mediatico attorno a quanto accaduto nel porto di Cirò Marina, riguarda piuttosto regole calate dall’alto su mari che non sono uguali, applicate senza tener conto degli equilibri reali e delle conseguenze sociali. È su questo terreno che si innesta la presa di posizione di Lenin Montesanto, presidente dell’associazione Otto Torri sullo Jonio.
Nel confermare solidarietà ai pescatori delle marinerie calabresi, Montesanto denuncia una contraddizione di fondo: istituzioni comunitarie che predicano tutela ambientale ma praticano disinformazione, imponendo vincoli severi alla piccola pesca artigianale mediterranea mentre tollerano pratiche ben più invasive altrove. Il riferimento è, tra l’altro, alla mattanza rituale delle balene a Grindadráp, nelle Isole Faroe, che convivrebbe senza scandalo con il rigore burocratico esercitato nel Sud Europa.
Montesanto ricorda di essere stato, già nel 2018, tra i primi a parlare apertamente di sperimentazione sulla pesca della sardella, quando era fiduciario di Slow Food Italia per la Condotta Pollino–Sibaritide–Arberia. Una posizione che, all’epoca, aprì una frattura profonda con l’organizzazione nazionale, culminata in un comunicato ufficiale di presa di distanza del 19 luglio 2018 e, pochi mesi dopo, nello scioglimento della più grande e attiva condotta calabrese.
Secondo Montesanto, quella vicenda segnò la fine di un’esperienza diffusa di sensibilizzazione sulla sovranità alimentare, mai più replicata in regione. Una sovranità che, ribadisce, non può ridursi a marchi, nicchie o osterie per pochi, ma deve tradursi in educazione alimentare, comunicazione diffusa e attenzione alle emergenze sanitarie e sociali, a partire dal dilagare del cibo spazzatura nelle scuole e nella ristorazione.
Il presidente di Otto Torri torna poi sui risultati della sperimentazione sulla pesca del novellame, appena conclusa. I dati dovranno ora essere trasmessi dal Ministero alle istituzioni comunitarie, aprendo forse alla previsione di quote analoghe a quelle già in vigore per il tonno. Ma è proprio il meccanismo delle quote a dover essere ripensato. «Il Mediterraneo ha oggi un surplus di pesce», sostiene Montesanto, frutto di una catena alimentare alterata da politiche miopi.
Il blocco della pesca del novellame, spiega, avrebbe prodotto una sovrabbondanza di pesce azzurro, che a sua volta ha favorito l’aumento dei tonni, grandi predatori pelagici oggi vincolati da quote rigide. Il risultato è un mare ricco che nessuno può toccare, mentre le comunità costiere vengono strangolate.
Per rendere l’idea, Montesanto utilizza un paragone efficace: come l’emergenza cinghiali sulla terraferma, anche nel Mediterraneo si assiste a uno squilibrio, questa volta legato ai tonni. Un fenomeno noto, ma spesso ignorato, forse perché i modelli europei non contemplano una lettura così complessa degli ecosistemi.
A questo si aggiunge un altro paradosso: pescatori nordafricani o giapponesi che operano nel Mare Nostrum, catturando tonni in quantità industriale, mentre i pescatori locali restano fermi. Senza contare, denuncia Montesanto, la diffusione di prodotti ittici di importazione, spesso cinesi, che finiscono nella ristorazione come falsi prodotti tipici, complice una diffusa oicofobia culturale.
Le politiche di transizione ambientale, avverte, non funzionano quando vengono applicate in modo uniforme. Il Mediterraneo non è il Mar Baltico, non è il Mare del Nord. È un ecosistema antropizzato, millenario, che vive di un equilibrio delicato tra uomo e mare. Applicare le stesse regole ovunque significa generare frustrazione e conflitti nei territori periferici.
Sul piano dei fatti, Montesanto condanna senza esitazioni quanto accaduto nel porto di Cirò Marina: la violenza non è mai giustificabile. Ma invita anche a raccontare le cause profonde della rabbia, chiedendo alla redazione di Striscia la Notizia di andare oltre l’episodio e indagare le responsabilità strutturali delle politiche europee, dagli effetti economici a quelli sanitari.
Infine, la distinzione netta tra pesca artigianale e pratiche realmente distruttive. Il vero nemico resta la pesca a strascico, non quella a circuizione. Da qui l’invito a estendere su scala mediterranea il modello dei dissuasori adottato sulla Secca di Amendolara, capace di tutelare realmente i fondali e l’ecosistema.
Se l’Europa continuerà a colpire chi non distrugge e a tollerare chi devasta, conclude Montesanto, il Mediterraneo non morirà per colpa dei piccoli pescatori, ma per l’inefficacia di regole pensate troppo lontano dai luoghi che dovrebbero proteggere.

