Si è chiusa con un ridimensionamento delle richieste cautelari avanzate dalla Procura di Cosenza la prima valutazione del gip sull’inchiesta che ipotizza un presunto sistema di corruzione e agevolazioni illecite in ambito penitenziario, con al centro l’agente della polizia penitenziaria Massimiliano Follo (in servizio presso la casa circondariale di Cosenza) e, a vario titolo, familiari di detenuti e soggetti già ristretti. Al termine degli interrogatori preventivi, svoltisi nelle scorse settimane, il giudice per le indagini preliminari Francesca De Vuono ha infatti disposto una serie di misure meno afflittive rispetto a quelle sollecitate dal pubblico ministero.

Nel provvedimento emesso dal Tribunale di Cosenza, sezione Gip-Gup, il giudice ha applicato a Massimiliano Follo la misura degli arresti domiciliari. La stessa misura dei domiciliari, sempre con divieto di comunicazione con l’esterno, è stata disposta anche per Emanuela Pezzi, Daniela Mira Rostas, Idolo Iuele, Rosario Paolo Furno e Chiara Debora Maria Falcone.

Per Vincenzo Fasano il gip ha invece applicato la misura cautelare dell’obbligo di dimora nel comune di residenza, mentre per Alex Magnone è stato disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

L’indagine ruota attorno a una presunta rete di rapporti illeciti tra un appartenente alla polizia penitenziaria, detenuti e loro familiari, in relazione alla introduzione illegale di beni e alla gestione di comunicazioni non consentite all’interno del carcere in cambio di regalie. Tra i reati contestati, a seguito dell’inchiesta condotta dalla Squadra Mobile di Cosenza, c’è anche l’ipotesi di ricettazione.

Il passaggio più rilevante, sul piano giudiziario, riguarda però proprio il raffronto tra la richiesta della Procura e la decisione finale del gip. Il pubblico ministero Nicoletta Fruncillo, aveva infatti chiesto l’applicazione della custodia cautelare in carcere nei confronti di Follo, Pezzi, Rostas, Iuele, Furno e Falcone. Per Fasano era stata sollecitata la misura degli arresti domiciliari, mentre per Magnone era stata richiesta la misura dell’obbligo di presentazione alla pg.

Il giudice ha scelto una linea diversa, escludendo il carcere per tutti i sei indagati per i quali era stata formulata la richiesta più grave e disponendo, al loro posto, i domiciliari. Anche per Fasano la decisione è stata più lieve rispetto all’impostazione dell’accusa, con il passaggio dai domiciliari richiesti all’obbligo di dimora. È rimasta invece sostanzialmente in linea con la richiesta del pubblico ministero la misura applicata a Magnone.

Nel medesimo procedimento risultano inoltre indicati come indagati anche altri tre soggetti, tutti già detenuti per altra causa al momento della redazione dell’ordinanza. 

Nel collegio difensivo figurano, tra gli altri, gli avvocati Antonio Quintieri, Maurizio Nucci, Fabio Parise, Rossana Cribari, Guido Siciliano e Marco Caraffa.