Le indagini sul gruppo criminale sono partite dalla denuncia di una madre coraggio. Il gruppo calabrese si è trasferito a Porto Potenza negli anni 90. I ruoli nella gang che spaccia e il tentato assalto a un bancomat a Recanati con quattro pugliesi
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La vicenda che ha portato allo smantellamento del presunto sodalizio dedito allo spaccio di cocaina tra Potenza Picena e Civitanova parte da lontano e ha un legame anche con la Calabria. Il presunto capo dell’organizzazione, il 41enne Cataldo Cicciù, è infatti figlio di una famiglia originaria di Cariati, arrivata a Porto Potenza negli anni 90, e proprio uno dei familiari – secondo quanto riporta il sito Cronache Maceratesi – è stato arrestato durante le perquisizioni dopo essere stato trovato in possesso di un revolver con matricola abrasa e cinque proiettili. Cataldo è finito in carcere insieme ad altre otto persone, mentre il decimo arresto è scattato proprio per la detenzione della pistola con matricola abrasa.
L’operazione “Potentia” è nata da un’indagine della Compagnia dei carabinieri di Civitanova e ha visto l’impiego dei comandi provinciali di Macerata con il supporto di Ancona, Fermo, Cosenza e del Quinto Nucleo elicotteri di Pescara. L’inchiesta, coordinata dalla Dda di Ancona, è partita dalla denuncia di una madre coraggiosa, il cui figlio era caduto nella spirale della dipendenza e aveva accumulato un debito con gli spacciatori. Secondo gli investigatori, sarebbe stato lo stesso Cicciù a contattarla per il recupero della somma.
Dalla denuncia sono scattate le indagini che hanno portato all’individuazione del gruppo, che avrebbe gestito lo spaccio di cocaina in particolare tra Potenza Picena e Civitanova. Tra i clienti figuravano sia cittadini comuni sia professionisti insospettabili, tra cui un avvocato. Nel corso delle attività investigative sono stati identificati quattro canali di approvvigionamento della droga, riconducibili a persone di origine albanese, nordafricana e a un pregiudicato legato alla criminalità organizzata campana.
Il tentato assalto al bancomat con i pugliesi
Nel corso dell’inchiesta si sono verificati cinque arresti in flagranza; è stata accertata la disponibilità di armi da parte del sodalizio e sono stati sequestrati 300 grammi di cocaina e due chili di hashish e marijuana, con circa 200 cessioni contestate. È stato inoltre sventato un tentativo di furto a un bancomat di Recanati, che sarebbe dovuto essere fatto esplodere con dell’esplosivo, pianificato da alcuni indagati con la complicità di quattro persone di origine pugliese.
Cicciù si interessava dei problemi legali dei membri della banda
Le misure cautelari hanno riguardato nove persone, tutte residenti a Potenza Picena. Tra gli arrestati ci sono anche il fratello di Cataldo, Domenico Cicciù, 36 anni, e la moglie di Cataldo, Cristina Montali, 41 anni, titolare di una tabaccheria e ritenuta dagli inquirenti il collettore dei proventi dello spaccio. Altri quattro soggetti avrebbero avuto ruoli di organizzazione ed esecuzione dell’attività di spaccio, mentre gli ultimi due sarebbero stati incaricati della custodia dello stupefacente e del rifornimento degli spacciatori.
Dalle indagini è emerso che Cataldo Cicciù si occupava anche delle questioni legali legate alle attività criminali, interfacciandosi con il difensore e curando il pagamento delle parcelle. Nel corso delle perquisizioni sono state trovate altre armi, tra cui una Beretta 98 calibro 9×21 con matricola abrasa, sei caricatori e oltre 50 proiettili, oltre ad altre munizioni.
Gli altri arrestati sono Pierluigi Tetta, 41 anni, nato a Foggia; Angelo Bufalo, 49 anni, nato a Lucera; Mario Zoila, 40 anni, nato a Lucera; Romeo Bakalli, 45 anni, albanese; Salvatore Vicino, 55 anni, di Gravina di Puglia; Massimiliano Isidori, 56 anni, di Macerata.


